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Congratulazioni per il compleanno della VOCE e qualche appunto su quegli articoli

Per il compleanno de La VOCE di New York il Direttore Stefano Vaccara brinda con l'Ambasciatore d'Italia all'ONU Sebastiano Cardi (Foto: Silvia Forni)

Per il compleanno de La VOCE di New York il Direttore Stefano Vaccara brinda con l'Ambasciatore d'Italia all'ONU Sebastiano Cardi (Foto: Silvia Forni)

Vi meritate il successo ma ho qualche critica su alcuni articoli, come quello su Berlusconi, Obama e gli emigranti in Italia. Questi nuovi migranti forse non perderanno mai la cittadinanza del loro paese, a noi vecchi migranti l'Italia ce l'ha tolta. Siamo nati in Italia ma non siamo italiani. Perché non c'è nessun paladino del bene propenso a fare qualcosa per correggere questa ingiustizia?

 

Caro direttore,
Congratulazioni per la vostra festa sul primo anno de La Voce di New York. Dal numero delle varie personalità che vi hanno onorato con la loro presenza si può dedurre che è stato un meritato successo. Vi auguro che questo sia soltanto l'inizio di quel lungo percorso che vi porterà a raggiungere il traguardo che vi siete prefisso. 

Se mi permettete vorrei fare alcune riflessioni su degli articoli che sono stati pubblicati nell'ultimo mese su la Voce. Vorrei cominciare con Luigi che criticava Berlusconi per una sua dichiarazione sui campi di concentramento tedeschi. Io penso che  anche se la reputazione di Berlusconi è ormai sotto zero la sua dichiarazione è in parte vera. Per molti Tedeschi si dovette arrivare agli anni ottanta per sapere di quegli orrendi delitti perpetrati dai loro antenati. La Germania ancora oggi non ha ritenuto necessario ricompensare in qualche modo i famigliari di quelle povere vittime dell'odio nazista.

Continuo col professore Manlio Graziano che nel suo articolo "L'ombrello di Obama che fa' acqua da tutte le parti" dice delle cose assolutamente non vere. Può darsi che la credibilità degli Stati Uniti sia ai minimi storici dalla Seconda guerra mondiale, ma dire che il Presidente Obama si è recato nell'oriente per recuperare il terreno perduto è assolutamente falso. Sono gli altri che debbono recuperare perché, malgrado il vostro convincimento, gli Stati Uniti sono ancora la prima potenza economica e militare del mondo. La Cina è soltanto una meteora che prima o poi scomparirà dall'orizzonte economico mondiale. E poi è soltanto un affronto alle decine di migliaia di morti, siano essi civili o militare, dire che gli Stati Uniti hanno fatto le guerre in Afghanistan ed Iraq per "l'appeasement con l'Iran". Ma voi nella vostra organizzazione avete mai sentito parlare della strage terroristica dell'undici Settembre?. Forse in Iraq qualche errore c'è stato, ma dire che è stato commesso per favorire l' Iran è semplicemente falso e non degno della vostra reputazione. L'Iran è una nazione terroristica, semmai sarà combattuta dagli Stati Uniti,  mai e poi mai aiutata.

Vorrei finire con l'articolo del sig. Giulio Ambrosetti "Quei migranti umiliati e sfruttati dalle ipocrisie dell'Italia e Ue". Un articolo che non farebbe una grinza se l'autore avesse messo in evidenza che si tratta pur sempre di un'immigrazione illegale e che i veri colpevoli dei tanti disastri che si sono susseguiti nelle acque italiane non è l'Italia, bensì i governanti dei paesi di provenienza che si debbono assumere tutte le responsabilità. Colpevoli sono quegli sfruttatori che per fare guadagno su questa povera gente gli promettono cose che non potranno mai avere. L'Italia è una piccola nazione con problemi economici non indifferenti, accusarla di ipocrisia, di sfruttamento non è né giusto né corretto. Prendersi la responsabilità di accoglienza che tante nazioni piuù prosperose non vogliono prendersi è da ammirare non biasimare. Dargli un lavoro, anche se umile, anche se mal pagato, con i tempi che corrono, è da lodare non criticare. Il signor Ambrosetti si è mai chiesto come fummo trattati noi emigranti italiani, per lo più legali, nei vari paesi che ci diedero ospitalità? Ha mai studiato la storia dell'immigrazione italiana nelle desolate pianure dell'Argentina, nelle palude del Venezuela, nelle bruciante campagne dell'Australia, o nelle ghiacciate montagne del Canadà? O ancora delle umiliazioni e discriminazioni che molti di noi subimmo nella prima metà del secolo scorso proprio qui in America?

Ci dici che questi poveri esseri umani vengono dalla fame, posso garantirgli che tutti gli emigranti che lasciarono le loro case lo fecero per la fame. Per finire sappi che non soltanto i migranti di oggi sono stato abbandonati dai loro paesi, anche noi, forse più di loro, fummo abbandonati dal nostro paese. Questi nuovi migranti forse non perderanno mai la cittadinanza del loro paese, a noi vecchi migranti l'Italia ce l'ha tolta. Siamo nati in Italia ma non siamo italiani. Perché non c'è nessun paladino del bene propenso a fare qualcosa per correggere questa ingiustizia?

Donato D'Orazio
Brooklyn, NY.

 

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