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Anche io sono italo argentina ma quel “gattopardismo” per Bergoglio mi ha riaperto ferite e fatto provare vergogna

Dora Salas, cittadina di Buenos Aires che ha subito la galera e le torture negli anni della dittatura dei generali, dopo aver letto sulla VOCE un articolo su Papa Francesco scritto da una giovane studentessa sua concittadina, ci scrive fornendo una reazione drammaticamente diversa 

Caro Direttore,

Ho letto con attenzione su La VOCE l'articolo della studentessa Mora Matassi intitolato "Che orgoglio quando penso che Papa Francesco è italo argentino come me!". Per questo le scrivo. 

Riciclare il denaro è un crimine, ma riciclare la gente non è meno grave. Tuttavia è un'operazione comune nella politica e nel seno della Chiesa cattolica. Cosí, le persone “cambiano” quando cambiano posto, e il “cambiamento” è maggiore se entra in campo il potere e i media si occupano di riscrivere la storia.

Bergoglio

Jorge Mario Bergoglio quando era arci vescovo di Buenos Aires

Cambio de piel (Cambio di pelle), intitolò il giornalista argentino Horacio Verbitsky un articolo sul papa Francesco, l’ex arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio. Noi, italoargentini che da anni chiediamo Verità, Memoria e Giustizia per i nostri cari scomparsi sotto l’ultima dittatura militare (1976-83), tra le ferite e la vergogna, abbiamo una parola chiave: Gattopardismo.  

Verbitsky, autore di Il Volo, tra altri libri sul regime che fece scomparire oltre 30.000 persone e almeno mille italiane, poi gettate vive nel fiume o nel mare dagli aerei della Marina,  è uno studioso del rapporto tra la chiesa e il potere nel suo paese. E non era quella la prima volta che puntava il dito contro Bergoglio.

L'accusa era dura e si collegava alla "scomparsa" di due preti che dipendevano dal principale gesuita, Orlando Yorio e Francisco Jalics. Il Vaticano ha negato e descritto come "di sinistra anticlericale" il giornalista e il giornale, mentre Jalics, sopravvissuto e anziano, disse dalla Germania, dove vive in ritiro spirituale, che si è "riconciliato" con il papa . Yorio è morto, ma i fratelli non si sono riconciliati con Bergoglio.

I due gesuiti, molti anni prima della "fumata bianca" del 2013, si erano rivolti contro il loro superiore durante gli anni di piombo.

Ma le accuse sono venute alla luce nel 1986, quando un italiano argentino, cattolico e padre di un giovane "desaparecida", Emilio Mignone, scrisse un libro rivelatore, Chiesa e dittatura. Mignone disse che la Marina aveva interpretato le "manifestazioni critiche del loro gesuita provinciale, Jorge Bergoglio, come autorizzazione a procedere" contro Jalics e Yorio. Un pastore che, senza “odore di pecora”, consegnò le sue al nemico.

Ora si dice che il Papa "arrivato dalla fine del Mondo", aiutó alcune persone perseguitate dalla dittatura. Forse. Ma gli aiuti individuali non erano il gesto giusto ai tempi del regime. Anche alcuni imprenditori vicini ai militari aiutarono a uscire gente dai campi di concentramento, come accade nel caso del regista italiano Marco Bechis, salvato da un amico di suo padre.

Ciò che era necessario era una presa di posizione forte e concreta, non le poche parole di condoglianza e vicinanza spirituale strappate dai familiari delle vittime all'ora santo Karol Wojtyla nel novembre del '79, dopo un digiuno a Roma nella parrocchia della Trasfigurazione. E fu proprio Giovanni Paolo II a nominare Bergoglio arcivescovo della potente diocesi di Buenos Aires. Ed è vero, il papa polacco e Bergoglio si somigliano: i due sono populisti e conservatori al tempo stesso.

Anche il poeta argentino Juan Gelman, morto quattro mesi fa in Messico e che visse in esilio a Roma fino ai primi anni '80, fu duro con Bergoglio sottolineando la sua doppia faccia. Gelman cercava una nipote nata durante il rapimento dei suoi figli e nella sua disperazione bussò moltissime porte. Una fu quella di Bergoglio. L’arcivescovo disse  che non poteva fare niente. Poi dichiarò alla Giustizia argentina che aveva parlato con lo scrittore, che aveva fatto alcune domande ai militari e che dopo aveva informato il poeta. "La prima cosa è vera, sulla seconda non so niente, e la terza è falsa”, disse Gelman.

I media italiani hanno parlato chiaramente di queste fatti. Nel 2011,  L’Espresso scrisse sulle Bugie del Cardinale, un articolo firmato da Franco Pantarelli, che sottolinea i "buchi" di una dichiarazione giudiziaria di Bergoglio. L’arcivescovo affermò di “non avere mai sentito nominare” un posto nel delta, 40 chilometri a nord di Buenos Aires, proprietà dell’ Arcivescovato e dove sono stati sequestrati alcuni “desaparecidos”.

L'altro "buco" si riferisce ai "furti di bambini, una pratica dei militari che quando sequestravano una donna incinta aspettavano che partorisse prima di ucciderla, cosicché il piccolo finisse nel giro delle adozioni clandestine”.

Bergoglio disse di ignorare questi delitti, ma “ci sono documenti che lo mostrano perfettamente al corrente dei furti di neonati mentre essi avvenivano”, afferma Pantarelli nell'articolo de l'Espresso e ricorda il caso della famiglia italiana De La Quadra, che cercava e cerca una bambina.

E non dite che la Chiesa non poteva muoversi contro le dittature latinoamericane: l’arcivescovo di Sao Paulo, Brasile, Pablo E. Arns e la “Vicaría de la Solidaridad” cilena hanno agito con coraggio sotto i regimi militari.

Mi posso sentire orgogliosa quando qualcuno mi domanda se “sono contenta” di avere un papa italo argentino come me?

 

Dora*Dora Salas, nata a Buenos Aires, di origine calabrese, è stata imprigionata ("desaparecida") insieme al suo compagno durante la dittatura militare in Argentina. Liberata dal campo di concentramento cominciò subito la lotta in difesa dei Diritti Umani e fu nuovamente minacciata dal regime. Decise di cercare una vita più serena in Italia, dove trovò lavoro nella agenzia di stampa IPS di Roma. Dopo una decina di anni ritornò a Buenos Aires, lavorando all'Università di Scienze Sociali e all'agenzia Ansa, senza smettere mai di cercare giustizia per i 30 mila scomparsi e assassinati dai generali, tra i quali il suo compagno. 

 

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