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I due USA dei diritti gay: Sud e Ovest mai così divisi

di Filippo Brunamonti

Le conquiste politiche e le battaglie civili hanno frammentato gli Stati Uniti in feudi protetti e zone ancora in preda allo stigma e all'intolleranza. Lo rivela il New York Times, secondo cui schiere di filantropi e milionari si stanno adoperando per sovvenzionare opere e gruppi di solidarietà in territori più "chiusi" e tradizionalisti 

“Non possiamo consentire l’esistenza di due distinti tipi di gay americani”. Lo dice Tom Gill, filantropo del Colorado, al quotidiano New York Times. Gill parla a nome di un paese che ha combattuto e si impegna ancora per la legalizzazione dei matrimoni omosessuali nel mondo. Ora però il target si sposta, e uomini come lui si imbarcano in una missione più grande. Spianare il confine tra chi ha diritti e chi non ne ha.

È un dato di fatto la separazione tra America meridionale e occidentale, in termini di garanzie, sostegno civile e benefit professionali a cui hanno accesso, o non hanno accesso, gli omosessuali e le lesbiche presenti nei diversi stati. Milioni di loro non sono ancora tutelati né sui posti di lavoro né all'interno delle comunità che abitano. Lo sforzo di Gill è quello di spostare, entro i prossimi anni, un notevole carico di dollari (nel suo caso 25 milioni) e spazzar via la “frontiera finale” dei diritti dei gay: stati come Mississippi, Georgia, Arkansas e Texas, restano in balia del dominio repubblicano e di una percezione conservatrice della famiglia.

La preoccupazione negli Stati Uniti, ora, è che si stia creando un divisorio molto più netto e serrato tra stati in cui il movimento dei gay ha riscosso successo e ottenuto parità e quelli in cui invece questo è venuto a mancare o stenta a decollare. Esisterebbero dunque due atolli di gay, lesbiche, bisessuali o transgender d'America: uno accumulato principalmente sulle coste o nelle metropoli come New York, un altro a cavallo tra il meridione e le Rocky Mountains, isole-su-roccia meno felici dal punto di vista della libertà e della discriminazione.

Proprio per tutelare ogni omosessuale sul territorio e non far sentire certi gruppi isolati, si sta formando una corazzata intenta a dar sostegno a gay e lesbiche che vivono sotto il ricatto del dogma e vicinissimi alle chiese (spesso, uomini e donne di fede mostrano una pericolosa resistenza nell'accettazione della natura di un omosessuale). "Il Mississippi possiede il più alto numero di istituti religiosi della nazione" rivela Tony Perkins, presidente della Family Research Council, intervistato dal New York Times. "La gente ha forti convinzioni che provengono dalla fede. Non si tratta nemmeno di opinioni. È il loro modo di comprendere ed interpretare la verità religiosa. E non se ne distaccheranno facilmente solo perché è da considerarsi impopolare". Queste parole echeggiano ad una decade dalle lotte per il matrimonio di coppie dello stesso sesso. Oggi è legale in 17 stati e nel distretto di Columbia. Vediamo quale sarà la reazione quando filantropi come Gill si batteranno a suon di dollari per la parità, indipendentemente dall'indirizzo di genere e sessuale.

Tra i primi test compare quello di Houston: il prossimo mese, il sindaco Annise D. Parker cercherà di far approvare un'ordinanza che proibisce ad alcuni business e società di discriminare i cittadini in base all'identità, alla razza e al genere. D'altronde, come rende noto Parker, "la città non riconosce il matrimonio gay, e non vedo come questo possa cambiare… Ma se si parla di gente messa nelle condizioni di lavorare e pagare le tasse, allora è una discussione molto più semplice".

 

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