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De Blasio e Mogherini: passione per l’Italia (super partes) e una visione condivisa

Il ministro degli Esteri italiano e il sindaco di New York, dopo un colloquio alla City Hall, hanno incontrato la stampa italiana e hanno parlato dei punti in comune dei propri programmi, a cominciare dalla riduzione delle diseguaglianze economiche. Solidarietà e mutuo aiuto, non uno schieramento di parte, ha detto il primo cittadino

In occasione della visita a New York del ministro degli Esteri, Federica Mogherini, la City Hall ha ospitato un inusuale incontro con il sindaco de Blasio rivolto esclusivamente alla stampa italiana. Non soltanto per raccontare ai giornalisti i risultati del colloquio che si è tenuto nel primo pomeriggio di venerdì tra il ministro e il sindaco, ma anche per offrire un’occasione al primo cittadino di New York di presentarsi alla stampa del paese cui è legato da origini e affetto.

L’incontro nella Blue room del palazzo di città è stato aperto dal padrone di casa che ha esordito con un breve discorso in Italiano. “Le origini italiane rappresentano le fondamenta della mia identità. Mia nonna Anna arrivò dall’Italia negli Stati Uniti nei primi anni del ‘900 e aprì un negozio di vestiti a Midtown Manhattan. Voglio che New York sia altrettanto accogliente con i nuovi immigrati quanto lo fu con i miei nonni. Desidero lavorare con la mia amministrazione perché questa città continui a dare il benvenuto agli italiani e agli immigrati di tutto il mondo”, ha detto de Blasio.

Il sindaco ha poi proseguito in inglese spendendo parole di apprezzamento per il nuovo governo italiano e per il modo con cui sta affrontando le sfide del paese. “Ho un grande rispetto e mi sento orgoglioso per il lavoro che state facendo e per il simbolo che rappresentate di una nuova Italia. Ci sono dei comuni denominatori nelle sfide che l’Italia e New York hanno di fronte. Sfide che devono essere affrontate con coraggio – ha detto il primo cittadino – […] E sento un grande senso di ottimismo, un ottimismo che si basa sulla storia, perché c’è davvero tanto a cui attingere. Faremo tutto quello che è possibile per cercare di essere d’aiuto”.

De Blasio ha poi ricordato la naturale vicinanza all’Italia della città di New York, non soltanto perché tantissimi newyorchesi hanno origini italiane, ma anche perché c’è tanto di italiano in ogni aspetto della vita della città. “E poi non c’è posto che i newyorchesi amino visitare più che l’Italia, e non c’è posto che gli italiani amino visitare più che New York”. E sul turismo i parallelismi non si fermano qui, poiché New York ha solo di recente riconquistato la capacità di attirare visitatori, una capacità su cui l’Italia deve ancora lavorare. “Nonostante avessimo tutto da offrire – ha detto in seguito de Blasio rispondendo alle domande dei giornalisti – non eravamo stati abbastanza efficaci nel comunicare che visitare la città poteva essere così facile e piacevole”. Insomma una questione di capacità di marketing. Che New York possa fare da modello e da ispirazione per l’Italia? “Cercheremo di dare tutto l’aiuto possibile – ha detto il sindaco – e siamo disposti a condividere alcune strategie con l’Italia, dopo che i turisti saranno venuti a New York, naturalmente”.

Nel prendere la parola, il ministro Mogherini ha fatto notare che, nonostante de Blasio non sia il primo sindaco italo-americano di New York, è però forse quello che più di ogni altro ha posto l’accento su questo aspetto. Il primo cittadino di New York ha infatti un legame forte con l’Italia che, come ha lui stesso ricordato nell’incontro di venerdì, ha visitato per la prima volta a 14 anni per poi tornare più volte. E nella biografia del sindaco, l’italianità assume ancora più significato in quanto risultato (anche) di una precisa scelta, quella di assumere il cognome della famiglia materna preferendolo al cognome del padre, di antenati tedeschi. Più volte de Blasio ha ricordato la sua infanzia a contatto con la famiglia della madre, di origini campane.

Il ministro ha proseguito il suo intervento ribadendo i tanti punti in comune tra il programma del suo governo e quello della nuova amministrazione newyorchese, a cominciare dalla riduzione delle diseguaglianze economiche, cavallo di battaglia della campagna elettorale di de Blasio. “Condividiamo le stesse sfide e la stessa visione: contrastare la diseguaglianza e rendere più sostenibile l’impatto della crisi economica – ha detto Mogherini – Ed entrambi abbiamo l’esigenza di portare a termine i nostri impegni nei confronti dei cittadini. […] Riscontriamo una carenza di prospettive, di speranza e di fiducia nelle istituzioni da parte delle generazioni più giovani. Dobbiamo dimostrare invece che attraverso le istituzioni le cose possono essere cambiate”.

Alle parole del ministro, de Blasio ha aggiunto che i giovani hanno buone ragioni per essere frustrati, ma che è un buon primo passo iniziare a riconoscerlo e a dirlo apertamente. Il sindaco ha inoltre sottolineato che le diseguaglianze economiche e sociali non sono inevitabili e che rappresentano una “minaccia per la democrazia”. L’impegno a ridurle, quindi, è una necessità, non un’opzione. “In questa città e in questo paese abbiamo avuto una storia di dinamiche più eque e possiamo fare tanto per tornare a quella situazione. Certo, potremmo fare di più se avessimo un governo ugualmente impegnato in questa direzione. Il presidente ha fatto dei passi con la riforma sanitaria, ma il congresso si mette di traverso”.

Durante l’incontro con i giornalisti il sindaco di New York e il ministro degli Esteri hanno poi affrontato il tema dell’immigrazione su cui l’Italia in questi giorni è, per l’ennesima volta, tragicamente sotto i riflettori. Mentre il ministro ha detto che dovremmo ricordarci più spesso che l’Italia è stata terra di emigrazione, prima che di immigrazione, de Blasio ha sottolineato che l’immigrazione costituisce anche una ricchezza sociale, come il mix di culture di New York dimostra. Il sindaco è stato però cauto nell’esprimere disponibilità ad un aiuto concreto a risolvere questo come altri problemi dell’Italia. E quando gli abbiamo chiesto se avesse intenzione di emulare, con le dovute differenze, il suo predecessore Fiorello LaGuardia che, di fronte alle richieste di aiuto di De Gasperi nell’Italia del dopoguerra, mandò cibo dall’altra parte dell’Atlantico, de Blasio ha risposto che la sua vicinanza a questo governo non è da intendersi in maniera “partigiana o politica”. “Si tratta di mutuo supporto – ha detto – di solidarietà. Non importa quale sia il partito, si tratta dell’Italia”. E tuttavia, che de Blasio lo voglia o meno, da parte del governo italiano, oggi, mettersi al fianco del vincitore, dell’uomo politico del momento che ha avuto un’ascesa inaspettata che ha galvanizzato l’elettorato liberale non solo americano, è una buona carta da giocare. Soprattutto alla vigilia delle elezioni europee.

 

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