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Bomba o non bomba, ma quando lo prendono a Matteo?

E' sempre più confusa la narrazione delle gesta del boss di Castelvetrano Messina Denaro, latitante dal 1993, e considerato il capo della mafia in Sicilia. Prima ci dicono che starebbe preparando un attentato contro il magistrato della Dda Teresa Principato,  poi altre fonti ci dicono che una volta fermò un progetto di strage contro un giudice, perché controproducente per Cosa Nostra...

Ma insomma, come funziona? Messina Denaro prepara un attentato contro Teresa Principato. Anzi, no, una volta Messina Denaro si è opposto all'attentato contro un magistrato… E' sempre più confusa la narrazione delle gesta presunte o no del boss Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993, e considerato il capo di Cosa nostra. Prima ci dicono che secondo una fonte starebbe preparando un attentato contro il magistrato della Dda Teresa Principato, che attualmente coordina il pool interno alla Procura che indaga sulla sua latitanza, adesso però altre fonti, ci dicono che poi tanto sanguinario il boss non è. Anzi, una volta fermò un progetto di strage contro un giudice. 

Il boss Matteo Messina Denaro, infatti,  si oppose al progetto delle “famiglie” palermitane di attentato a un noto magistrato in servizio nel capoluogo siciliano. A rivelare il particolare sono i giudici del tribunale di Marsala che hanno depositato  le motivazioni della sentenza con cui, a novembre scorso, hanno condannato oltre al latitante di Castelvetrano, il cognato Vincenzo Panicola e altri 11 tra ”affiliati” a Cosa Nostra, anche con ruoli di spicco e favoreggiatori. Si tratta del processo Golem 2. Dei tredici imputati, otto sono stati condannati a 79 anni complessivi di reclusione, mentre cinque sono stati assolti

Informato dell’intenzione dei clan palermitani, il capomafia trapanese “si era espresso con sfavore – si legge nella sentenza – affermando che l’esperienza del passato aveva dimostrato che attentati e azioni eclatanti fossero controproducenti per l’associazione”.

Il ritratto del boss fatto dal collegio smentisce le indiscrezioni, raccontate da alcuni confidenti, sul piano di morte che Messina Denaro avrebbe progettato ai danni di magistrati palermitani. Nella sentenza i giudici descrivono il boss come il capo della mafia trapanese e palermitana.

Proprio qualche giorno fa era invece giunta da Palermo un'altra notizia, con un attentato che potrebbe avvenire tra maggio e ottobre secondo fonte ritenuta attendibile che ha raccontato agli investigatori della Dia l’intenzione del boss mafioso  di eliminare Teresa Principato: “Ha ormai deciso di colpire”.

Ma c’è di più.  Dentro il Palazzo di giustizia si nasconderebbe una talpa del superlatitante, che terrebbe quest’ultimo aggiornato sui movimenti di magistrati e investigatori.

Intanto, negli ultimi giorni sono aumentati i controlli delle forze dell’ordine intorno al palazzo di giustizia e i dispositivi di protezione attorno a Principato. Secondo la fonte, infatti,“probabilmente, approfitteranno di un cantiere aperto lungo una delle strade attorno al tribunale”.

Le dichiarazioni del confidente collimerebbero con un primo allarme giunto a gennaio, in cui un uomo aveva svelato che Messina Denaro era in cerca di tritolo per uccidere il procuratore aggiunto.

Inoltre, il dipendente infedele riuscirebbe a muoversi liberamente tra le stanze del palazzo, recapitando messaggi della mafia, come le lettere di minacce indirizzate ai pm Maurizio Agnello e Laura Vaccaro.

L’allerta è scattata anche nei confronti dei sostituti del pool, Paolo Guido e Carlo Marzella, alle prese col nuovo processo contro il clan del boss. Oltre al superlatitante, è caccia alla talpa di palazzo.

Ma insomma, Messina Denaro, se sono vere entrambe le notizie, sembra non avere le idee molto chiare sulla strategia da seguire. Certo è che più aumenta la latitanza, più aumenta lo scandalo di uno Stato che non riesce a prendere un latitante così di peso. 

 

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