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Pavida Italia, i tuoi marò rischiano di marcire in India

Nel giorno della Festa della Reubblica, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno gridato il loro disappunto e la loro sofferenza per la situazione che li vede ancora prigionieri delle autorità indiane, disturbando la quiete dei politici italiani

Italia vile. Italia pavida. Italia rinunciataria. Nazione “bottegaia”. Non ci si facciano illusioni: Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò rinchiusi da oltre due anni in un carcere indiano, rischiano di non tornare più in patria. Rischiano di marcire in India fino alla fine dei loro giorni.

Lunedì, nella ricorrenza dell’anniversario della nascita della Repubblica Italiana, hanno comunicato con organi di stampa, con emittenti varie, si sono incontrati con una delegazione di parlamentari della Repubblica Italiana; e, per la prima volta in 26 mesi, hanno confessato di “soffrire, soffrire parecchio”; hanno sottolineato che per aver ubbidito agli ordini, alla consegna, ecco dov’è che si ritrovano: in prigionia. Hanno una certa libertà di muoversi, ma sempre di cattività si tratta, anche se i militari indiani su di loro non infieriscono. Questo è già qualcosa.

Girone e Latorre dalle autorità indiane sono accusati d’aver ucciso due pescatori indiani avvicinatisi al mercantile su cui si trovavano appunto di stanza i nostri due soldati. Ma non è nemmeno chiaro che siano stati loro stessi a far fuoco, e questo è il punto centrale dell’amara questione. E’ invece assodato che i fatti si svolsero in acque internazionali e quindi non in acque indiane, come sostiene invece, forse in malafede, il Governo di Nuova Delhi preoccupato di tener buoni i comunisti indiani, comunisti ancora fieramente anti-imperialisti. Non solo: cominciamo perfino a dubitare che i due pescatori fossero in realtà pescatori. L’India ci dimostri che lo erano. Sì, ce lo dimostri. Abbiamo sete di verità, di giustizia. Questo dramma dura da fin troppo tempo e su di esso riscontriamo addirittura l’avallo delle Nazioni Unite le quali, secondo il punto di vista di "Furore", non fanno che provocare guai e disastri fino da quando vennero istituite sulle ceneri della faziosa, pretestuosa Società delle Nazioni inventata dal Presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson all’indomani della Grande Guerra.

Di tutto succede nell’Oceano Indiano, nell’Oceano Pacifico. Da anni vi spadroneggia una pirateria che fa sul serio; una pirateria assai scaltra, assai spietata, capace di applicare strategie, tattiche di prim’ordine. Spesso non c’è tempo… Spesso si deve pensare e agire non nel giro di minuti, bensì di secondi, di frazioni di secondo. In pochi, pochissimi istanti si decide della “tua” vita o della tua sopravvivenza. Così è.

La cruda verità è che all’Italia il destino dei due marò non sta per nulla a cuore. Per l’Italia la loro sorte è un piccolo mal di testa, nulla di più; è un impaccio, un fastidio. Tre Governi italiani non sono riusciti a risolvere una vicenda che ci nausea, ci sconcerta. Che umilia la Nazione italiana. Non vi sono riusciti poiché non ne avevano la volontà. Ma si sa: questo è un “establishment” che per sua natura punta sul facile, punta sul “brillante”. Non ha la caratura morale, umana, politica d’intraprendere azioni a fondo. Si preoccupa d’apparire “civile”, disposta al “dialogo”, “solidale” col Terzo Mondo, “aperta” a ogni istanza che indichi la fratellanza fra i popoli, le genti. Giusto, questo, giustissimo, ma che ciò non sia dettato dalla mistificazione, dalla doppiezza, o dalla scelta di esseri umani, magari innocenti, da sacrificare in nome, appunto, d’una giustizia che giustizia non è: ne è l’esatto contrario. Kafkiano, tutto questo? E’ molto più che kafkiano. E’ staliniano. E’ franchista. “Argentino”.

Abbiamo ormai una certa conoscenza di impostazioni di pensiero nostrane… I due marò? Teste calde… Tipacci… Bravacci! Militaristi! E nulla di più facile che portino con sé effigi di Mussolini, del Duce fondatore e capo del Fascismo… Nulla di più facile che detestino ogni individuo dalla pelle scura. Sissignori, nei palazzi “che contano” i nostri due marò rappresentano una grossa seccatura. Distolgono dal cocktail, sciupano un po’ la vacanza…

Eppure, noi seguitiamo a cercare il “dialogo”. Nella circostanza lo cerchiamo proprio con chi non lo vuole: l’India non intende dialogare, salvo intrattenere con noi relazioni commerciali. Ci sfiora il sospetto che Nuova Delhi abbia già deciso: mai e poi mai i due soldati italiani rivedranno il loro Paese, le loro famiglie. Non è atroce, tutto questo? Non è scandaloso, tutto questo? Non è iniquo, tutto questo?

Noi cerchiamo un’intesa “soddisfacente” con uno Stato che si è reso colpevole di duplice sequestro di persona e che per questo non è stato ancora chiamato a giudizio, e mai verrà chiamato a giudizio. Ma certo, l’India capisce di godere dell’impunità assoluta: all’ingiustizia aggiunge quindi il piacere di fustigatrice d’un Paese occidentale.

Pensate voi se quello che gli indiani ci hanno fatto, l’avessero fatto alla Gran Bretagna, agli Stati Uniti, alla stessa Francia… Non vi si sarebbero neppure azzardati. Del resto a Nuova Delhi ben sanno chi siamo: siamo i verbosi, i dialettici… Siamo gli slombati. Ecco chi siamo. Ci condiziona ancora, in modo puerile, scoraggiante, un Governo crollato sessantanove anni fa, sessantanove!

Mario Monti non è andato a Nuova Delhi. Enrico Letta non è andato a Nuova Delhi. Matteo Renzi andrà a Nuova Delhi? Non ci pensa nemmeno. Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sono soli con se stessi. Abbandonati a se stessi dall’Italia frivola, superficiale, “mondana”.

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