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Il bulletto Renzi alla prova della politica estera

L'insostenibile mancanza di stile di Renzi e l'assoluta indifferenza all’etichetta internazionale non danneggiano solo la sua immagine ma quella del Paese. Fa bene ad amarsi, ma non deve farsi prendere la mano da eccessi di autostima

Non può continuare con simili atteggiamenti sprezzati di ogni elementare regola di comportamento nei rapporti internazionali, specie ora che alla già rilevante carica di Presidente del consiglio italiano aggiunge quella di Presidente di turno della Comunità europea. Viene una stretta al cuore a vederlo con le gambe accavallate mentre è seduto davanti al presidente egiziano, o mentre strizza l’occhio e dà il cinque al viceministro Calenda appena alzatosi dopo aver firmato un importante accordo nella recente campagna d’Africa di metà luglio. Renzi deve assolutamente prendere, e in fretta, lezioni di bon ton e di etichetta da mettere in pratica negli incontri istituzionali a livello internazionale.

Il perseverare ridicolo e fanciullesco in atteggiamenti informali da bulletto di periferia non danneggiano solo la sua immagine, ma danneggiano le istituzioni che lui rappresenta. Qualcuno deve dirgli con determinazione che esiste una moneta sonante sulla quale si basano i rapporti tra uomini di stato e delle istituzioni; una moneta immateriale ma di fondamentale importanza, che è costituita dalla credibilità. Una moneta che Renzi sembra voler misconoscere con ostinazione, e so bene che altri glielo hanno già fatto notare, ma senza successo purtroppo, per cui tornare a gridarglielo in faccia suona come un atto dovuto per il “bene del Paese”.

Il nostro Presidente del consiglio vuole mettersi a tavola coi grandi della terra, ma si ostina a voler mangiare con le mani. Non si fa così, non è possibile farlo, pena il pagamento di un prezzo molto alto: la credibilità che in politica estera vale molto.

Pazienza quelle mani in tasca mentre affronta i senatori italiani, facendo così capire loro con immediatezza quanto contino per lui, visto anche che li vuole mandare tutti a casa. Ci possono stare nel copione che si è costruito. Ma sono assolutamente imperdonabili gli atteggiamenti da bar sport assunti mentre rappresenta il Paese in occasioni formali e solenni.

Vuole forse continuare con lo stile, l’impreparazione e la superficialità che hanno portato alla prima bocciatura della Mogherini? Par proprio di sì, visto che anche in questo specifico ha deciso di mostrare i muscoli a livello europeo, irritato forse dalle recrudescenze dell’attivismo di D’Alema e dei suoi scagnozzi nei voti segreti e palesi contro le riforme in discussione al Senato.

Renzi ha mostrato a più riprese di voler ribaltare in Italia i successi europei e in Europa quelli italiani. Ma per poterlo fare deve prima vincere, o meglio, deve imparare a vincere. Qualcuno gli insegni per cortesia come preparare bene le battaglie internazionali, e gli insegni soprattutto la buona educazione.

E posso ben rimbrottarlo su questo cruciale aspetto perché molto prima che lo dicesse apertamente (ma chissà quante volte lo aveva pensato in privato) nell’intervista a Repubblica del 4 agosto, avevo ripetutamente scritto che gli oppositori alle sue riforme miravano in realtà a far cadere il suo governo e quindi a mandare a casa lui. Ben consapevoli, da marpioni politici di lungo corso, del fatto che o lo eliminavano ora, o lui si sarebbe rafforzato a sufficienza per eliminare loro. E una elementare e basilare “legge” politica ben nota già a Machiavelli.

Credo infatti che la miscela riformatrice messa in piedi da Renzi possa dare una salutare scossa a questa nostra palude politica levantina e ipocritamente controriformista (nel senso della categoria storiografica che designa l’Italia di fine Cinquecento e del Seicento), ridare fiato a un’economia bloccata da imperituri rigurgiti di socialismo reale d’oltrecortina, e non solo minata da una crisi ogni giorno più dura e ferale.

Credo che Renzi possa dare nuova credibilità e ruolo internazionale al nostro Paese, ecco perché deve smetterla con questi atteggiamenti e gesti fuori misura e fuori luogo. Soprattutto ora che si sta profilando una sua vittoria clamorosa su più fronti.

Anche per questo deve smetterla di atteggiarsi da dio in terra. Il bravo vincitore non umilia gli avversari politici sconfitti perché sa che prima o poi dovrà fare i conti con loro, sa che potrebbe aver bisogno di loro. Questa è la politica: vincere (senza gridarlo) e non stravincere.

Erasmo da Rotterdam nel suo Elogio della follia (e non della pazzia come traduttori inadeguati hanno reso il titolo della sublime operetta) si lancia in una elogio dell’amore di sé, della “filautìa”. Se odi te stesso, come puoi amare qualcuno, come puoi pretendere di essere gradito e apprezzato dagli altri? “Se non ti sarà propizia Filautìa che a buon diritto tengo [io Follia] in conto di sorella”, non potrai fare niente di buono, né avere successo, e per di più starai male con te e con gli altri. Ironia raffinata e sottile di un grande umanista, ma quanta verità in queste espressioni che suonano come la quintessenza dell’intelligenza più pura e commovente.

Renzi fa bene ad amarsi, ma non deve farsi prendere la mano da eccessi di autostima, di “filautìa”. Dovrebbe forse andare a scuola da Erasmo.

 


*Enzo Baldini, professore di Scienze Politiche dell'Università di Torino, insegna Storia del pensiero politico e anche Laboratorio Internet per la ricerca storica. Ha lavorato su Internet fin dagli albori della rete, è stato tra i creatori dellaBiblioteca italiana telematica e poi del consorzio interuniversitario ICoN-Italian culture on the Net, del quale continua ad occuparsi. 

enzo.baldini@unito.it

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