Cerca

Primo PianoPrimo Piano

Mare nostrum, petrolio delle multinazionali. Renzi apre alle trivelle nel Mediterraneo

Una vista di Pantelleria dal mare

Una vista di Pantelleria dal mare

Prima Monti e poi Renzi, per cercare di rianimare la piatta economia italiana, hanno rimosso i limiti e i controlli per le multinazionali golose del poco petrolio nel Mediterraneo. L’obiettivo è 24 milioni di barili l’anno, investimenti per 15 miliardi di euro, 25 mila nuovi posti di lavoro. Ma il turismo che fine fa?

 

Non c’è pace per il Mediterraneo. Il pericolo delle trivelle al largo delle coste siciliane e di Pantelleria e Lampedusa sembrava scongiurato, dopo che, due anni fa, erano state condotte alcune battaglie di movimenti ambientalisti, associazioni e partiti politici di entrambi gli schieramenti per limitare il permesso di ricerca e poi di estrazione di petrolio nel Mare Nostrum.

E invece, prima Monti e poi Renzi, con i diversi decreti per cercare di rianimare la piatta economia italiana, non hanno pensato di meglio che rimuovere i limiti e i controlli per le multinazionali golose del poco petrolio nel nostro mare.

Adesso l’allarme è reale. Tant’è che il Sindaco di Pantelleria, Salvatore Gabriele, non si dà pace: la sua isola conduce una battaglia per la promozione dell’agricoltura “eroica” basata sulla coltivazione della vite e sulla produzione del passito. Ed ecco all’orizzonte stagliarsi minacciosa l’ombra di piattaforme petrolifere. “No alle trivelle – sintetizza lui – piuttosto preferisco riempire il mare di passito”.

Nell’ultimo decreto del Governo Renzi, lo Sblocca Italia, c’è una norma che sblocca…le trivelle. In pratica toglie alle Regioni il potere di veto sui permessi di ricerca e sulla trivellazione di pozzi di petrolio e metano. L’esecutivo vuole così tagliare i tempi burocratici, aumentare la capacità estrattiva e sbloccare investimenti. L’obiettivo è legato alla SEN, la Strategia Energetica Nazionale, che prevede, da qui al 2020, il raddoppio dell’estrazione di idrocarburi nel nostro Paese, fino a 24 milioni di barili l’anno. Secondo fonti governative, in questo modo si creano “investimenti per 15 miliardi di euro, 25 mila nuovi posti di lavoro, risparmi sul conto energetico nazionale per 5 miliardi l’anno”. Un miliardo, inoltre, deriva dagli introiti fiscali collegati. Numeri importanti, che però non tengono conto del rischio ambientale per il nostra mare e le coste siciliane del Sud Italia, già compromesse da anni di incuria, speculazione edilizia, inquinamento. Può la classe politica da un lato decantare la Sicilia come “isola in una mare di luce” e puntare sul turismo, e dall’altro lato consentire le trivellazioni, definendo lo sfruttamento degli idrocarburi “un’importanza strategica” per il Paese?

“La Basilicata e la Sicilia sono meglio del Texas” risponde Matteo Renzi con uno dei suoi soliti slogan. Ma a parte che non è vero – dati alla mano – che coerenza c’è in questa visione del Paese con quella di promozione del turismo nel Sud Italia?  Per Renzi “il Mar Mediterraneo è pieno di oro nero, e non si può raddoppiare la percentuale del petrolio e del gas, nè dare lavoro a 40.000 persone perchè si ha paura delle reazioni di tre quattro comitatini”. I soliti gufi.

La vicenda non riguarda solo la Sicilia e la Basilicata. Abruzzo e Puglia sono tra le Regioni più esposte. Singolare è che mentre gli altri governi regionali hanno già fatto sentire la loro voce, pochi protestano in Sicilia, a parte il Sindaco di Pantelleria, Gabriele. Anzi, anche in questo caso l’atteggiamento del governo guidato dal democratico Rosario Crocetta è titubante. A parole si è per la tutela dell’ambiente, ma nei fatti, per fare un esempio recente, uno degli ultimi atti è del 4 Giugno 2014: un accordo con l’associazione delle compagnie petrolifere, Assomineraria “per il rilancio degli investimenti in Sicilia per l’utilizzo razionale di gas e petrolio, nel rispetto dell’ambiente”.

Parole equivoche.  Solo in Sicilia sono previsti investimenti per 2,4 miliardi e 7.000 posti di lavoro. Ma una seria politica di rilancio del comparto turistico isolano (infrastrutture, musei, tutela dell’ambiente, restauro dei monumenti e dei siti) non potrebbe comportare più posti di lavoro?  Questi i progetti previsti in Sicilia: sviluppo di giacimenti nel Canale di Sicilia (progetti off-shore Ibleo e Vega B) e a terra (progetto on-shore Irminio); potenziamento della produzione on-shore in siti esistenti (5 campi); permessi di attività di ricerca nei campi Scicli e Case La Rocca a Ragusa (Irminio), Petralia Soprana e Biancavilla (EniMed), Contrada Giardinello, al confine fra Ragusa e Catania (EniMed-Irminio- Edison), più altre due istanze per il conferimento del permesso esclusivo di idrocarburi liquidi e gassosi nel Canale di Sicilia, al largo della costa del sud-est.

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter