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Susanna Camusso e il ceffone “gandhiano” alla politica senza più ideali

Susanna Camusso (Foto di Paolo Visone)

Susanna Camusso (Foto di Paolo Visone)

Il 25 ottobre sapremo se gli italiani saranno ancora un popolo con la coscienza di sé e con a cuore il bene collettivo. L'occasione arriva grazie allo sciopero generale voluto e organizzato da Susanna Camusso, sindacalista battagliera che non accetta di consegnare l'Italia alla massificazione commerciale senza più punti di riferimento ideali

 

Il 25 ottobre 2014 sapremo chi siamo noi italiani. Sapremo se siamo un popolo ancora capace d’intendere e di volere o se, invece, siamo genti senza coscienza di sé, privi del senso del bene supremo collettivo, perfino indifferenti, o tristemente rassegnati, alla mancanza di un vero e proprio futuro per i nostri figli, per i nostri nipoti. 

Domani avrà luogo lo sciopero nazionale ideato e organizzato dalla Cgil sotto la guida del segretario nazionale Susanna Camusso, classe 1955, donna battagliera che nelle file del sindacalismo nostrano ha riportato un po’ di sano, fresco vento antico…

Arriva così, in pieno 2014, uno sciopero nazionale piuttosto ambizioso, fortemente sentito dai sindacalisti che in esso credono, non fingono di crederci. Arriva in un’epoca in cui in Italia dilaga un conformismo senza precedenti nella nostra Storia, in cui la gran parte della gioventù non ha ideali, non ha punti di riferimento, magari neanche ne vuole, risulta appesantita da una ignoranza di base che sgomenta e di cui sono responsabili la scuola, i mezzi d’informazione, specie la tv; l’editoria stessa. E’ l’Italia dei supermercati, dei centri commerciali, l’Italia di quanto di più dozzinale possa esistere, l’Italia oramai consegnata a una massificazione che Pierpaolo Pasolini e pochi altri avevano previsto già nella prima metà degli anni Sessanta.

E’ l’Italia che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi dice ogni santo giorno di voler cambiare e farne nei prossimi cinque o dieci anni il Paese-guida d’Europa. Ma tanta risolutezza stona… Stona nella voce di un uomo il quale di dà la netta sensazione di parlarsi addosso; dà l’impressione d’essere innamorato di se stesso, lui così fiero di sè; sì, così deciso; così tenace, lui che dubbi non ha. Dubbi a loro volta ne ebbero Disraeli, Bismarck, Crispi: possibile che  non ne abbia lui…? Possibile che non si renda conto di quanto sia sconcertante giocare con l’Italia, con la nazione italiana, con gli Italiani; abbattere un impianto sociale la cui costruzione costò tempo, fatica; anche sangue? Possibile che la guida di questo Paese si trovi nelle mani di un uomo il cui “peso specifico” è assolutamente irrisorio; nelle mani di una persona che a noi appare insomma così leggera, superficiale; assai poco istruita?? Possibile? 

Dal 1900 in poi l’Italia seppe dare grandi lezioni di sindacalismo: si parte da Corridoni per arrivare a Di Vittorio. Seppe darle non perché Corridoni, Di Vittorio e altri del loro calibro fossero tutti quanti dei Montaigne rinchiusi in torri d’avorio: seppe fornire insegnamenti sia di ordine politico, sociale e morale, poiché una intera società si muoveva, appunto, intorno ai grandi del sindacalismo nazionale sia del sindacalismo di sinistra e di centro.

Può Susanna Camusso scuotere quel che resta del sindacalismo italiano? Può essere lei il personaggio in grado di far scoccare nella legalità la scintilla di cui ha bisogno l’Italia posta sotto sequestro da politici e politicanti di carriera e da neoliberisti per i quali non conta affatto l’interesse nazionale; conta solo il loro interesse, contano solo i loro ricavi, contano solo le loro manovre, quelle che poi provocano sfracelli ovunque vengano dirette? Basti citare l’esempio dell’Ambiente aggredito, violentato, stravolto: Genova 2011 e 2014…! Lo scempio.

Comunque vada, lo sciopero generale di oggi di per sé è già un bel successo. E’ un bel successo aver avuto il coraggio di dichiararlo: un gran coraggio davvero, in un’Italia amorfa, inerte, disillusa: e certo non del tutto per sua colpa. Susanna Camusso e i suoi fedelissimi rischiano grosso in queste ore. C’è, eccome, il pericolo che l’agitazione nazionale finisca in un fiasco, nel più grosso fiasco nella Storia del nostro sindacalismo. E’ davvero così lontano il 19 novembre 1969, quando, su questioni che andavano dalla casa alle retribuzioni in fabbrica, l’Italia intera si fermò, in quasi ogni negozio le saracinesche vennero abbassate. A Firenze furono chiusi tutti i cinema, compresi l’”Odeon”, il “Gambrinus”, l’”Excelsior”, l’”Edison”, il “Supercinema”: i cinema di prestigio, quelli chic.

Oggi, la situazione in Italia è assai peggiore rispetto a quella manifestatasi nel 1969. A Susanna Camusso il compito di farlo penetrare nella testa degli Italiani. A lei l’onore e l’onere di riportare in piazza gli Italiani entro i limiti necessariamente posti dalla Giustizia; e assestare quindi un ceffone grandiosamente simbolico a chi da oltre vent’anni fa della politica un esercizio del tutto personale. Ma un ceffone talmente simbolico, questo, da far male davvero. Uno schiaffone “gandhiano”…

 

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