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New York si sveglia con la paura dell’Ebola. Ecco le voci dal Bellevue Hospital

Bellevue Hospital di New York

Bellevue Hospital di New York

New York affronta il primo caso di Ebola e il Bellevue Hospital, in cui è ricoverato il medico affetto dal virus Craig Spencer, è diventato un set cinematografico. Tv e giornali attendono novità sulla crisi e qui vi proponiamo la testimonianza del Dr. Irwin Redlener, che stamane ha visto il malato

 

Il giorno dopo il primo caso di Ebola, New York si è svegliata con l'ansia. L'idea che il virus non sia più così lontano è diventata una certezza. Il Bellevue Hospital in cui è stato messo in isolamento Craig Spencer, il medico di Medici senza frontiere che ha contratto il virus in Guinea, si è trasformato in poche ore in un set cinematografico. In questi momenti televisioni e giornali da tutto il mondo cercano di dare delle risposte ai timori della popolazione.

Craig Spencer del West Harlem, medico di pronto soccorso al New York-Presbyterian Hospital della Columbia University Medical Center, venerdì 17 ottobre era appena tornato dalla Guinea, in Africa occidentale, dove era andato per curare i pazienti affetti dall'Ebola. L'uomo è stato messo in isolamento dove aver avuto, giovedì mattina, febbre alta e sintomi di disturbi gastrointestinali.

La settimana scorsa, nei giorni immediatamente successivi al suo ritorno dalla missione in Africa, il medico affetto da Ebola non avrebbe preso nessuna precauzione. Nei giorni precedenti il suo ricovero Spencer avrebbe preso la metropolitana (Linee A, L, 1) e lo Uber taxi, e mercoledì sarebbe stato n un locale di Williamsburg. Avrebbe passato la serata a giocare a bowling con gli amici al The Gutter, locale subito chiuso e che sarà ispezionato dalle autorità sanitarie per precauzione.

Nonostante ciò i funzionari hanno spiegato che non ci sono le prove che qualcun altro abbia contratto il virus. Per il momento l'attenzione resta puntata anche sulle persone che sono entrate a stretto contatto con lui, al suo rientro dall'Africa: la sua fidanzata e altre tre amici, che ora sono stati messi in quarantena.

Dopo gli interventi rassicuranti di ieri e di oggi del governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo e del Sindaco Bill de Blasio, a parlare all'uscita del Bellevue Hospital è stato il Direttore del National Center for Disaster Preparedness dell'Earth Institute della Columbia University, Irwin Redlener. L'esperto ha visitato questa mattina il medico di Medici senza Frontiere affetto da Ebola e la struttura che lo accoglie. La VOCE lo ha raggiunto appena è uscito dall'ospedale.

“Il problema – ha detto – sta nel rapporto tra quello che noi sappiamo di questa malattia e le ansie che sta provocando nella popolazione. È particolarmente complicato trovare un equilibrio tra i due”.

La città di New York è pronta a affrontare un virus che ha già mietuto così tante vittime in Africa occidentale? Secondo le istituzioni locali la città è preparata a affrontare un potenziale caso di Ebola. Lo ha ribadito anche oggi Bill de Blasio nella seconda conferenza stampa sull'Ebola. “Abbiamo il migliore sistema sanitario pubblico, non solo della nazione ma del mondo – ha detto il Sindaco di New York – Siamo perfettamente pronti a affrontare l'Ebola”. Anche il Direttore del centro pensa di sì, ma non nasconde che dei punti di debolezza ci sono. “L'assurdita è che è stato chiesto agli ospedali di preparsi a formare il personale a questo tipo di emergenze quando contemporamente gli venivano tolti i fondi – ha spiegato – È un fatto che negli ultimi dieci anni è stato tagliato il 50% dei fondi per gli ospedali destinati a questo tipo di emergenze e il 30% per il Center for Diasese Control and Prevention”. L'appello di Redlener è rivolto alla Casa Bianca e al Congresso: “devono finanziare questo tipo di strutture”.

Nulla da recriminare invece al Bellevue Hospital, che Redlener considera tra i migliori ospedali al mondo. “Questo è un ospedale di livello mondiale e non ho nessuna preoccupazione che possa essere fatto qualche errore”. Il pensiero va al caso di Dallas, in cui il primo contagio del virus sul suolo americano ha messo a nudo la debolezza del sistema sanitario. Un'infermiera è stata infatti contagiata, dopo aver prestato le cure a un paziente poi morto per Ebola. “Sono cose che possono capitare – ha detto – ma ora non è più ammesso”.

Il sistema sanitario, secondo Redlener, è pronto a affrontare l'Ebola, come lo è il medico che lo ha contratto. “Di solito da quando il malato comincia a star male, la malattia procede velocemente fino a uccidere. Questo tuttavia non è il caso di Spencer perchè è venuto subito in ospedale appena si è sentito male e sta ricevendo le cure necessarie. Non credo che rischi la vita e che si aggravi. – ha spiegato – Stamattina il medico aveva la stessa temperatura e i sintomi di ieri, ma non posso sapere se ci sarà bisogno dell'uso di medicine sperimentali”.

Oltre il caso, il primo a New York, ciò che preoccupa maggiormente la popolazione è il contagio. Anche su questo il Direttore del Center for Disaster Preparedness, è ottimista.

“Io non mi preccuperei se i miei familiari fossero andati in metropolitana con il medico infetto il giorno prima del ricovero. Bisogna controllare il proprio livello di ansia, va bene averla ma non troppa, e basta conoscere i fatti, in maniera da continuare con la vita di tutti i giorni”. E rivolgendosi ai giornalisti ha detto: “Se voi aveste l'Ebola in questo momento senza averne i sintomi, io non avrei nessun problema a stare qui con voi a parlare”. 

Anche il Sindaco di New York oggi ha mandato un messaggio positivo ai suoi cittadini.“I newyorkesi che non sono entrati in contatto con i liquidi corporei di una persona infetta semplicemente non sono a rischio”.

In questi casi le previsioni per il futuro sono difficili da fare, ma Redlener ci prova. “È inevitabile che vedremo apparire l'Ebola in molte delle maggiori città americane e anche nelle piccole città, perchè le persone girano e non sanno con chi entrano in contatto”. È impossibile evitare che le persone viaggino e arrivino anche dall'Africa. Il problema, secondo Redlener, deve essere risolto in Africa occidentale”.

Eppure, qualcuno pensa che non sia così inevitabile muoversi. Come il candidato repubblicano al Dodicesimo Distretto di New York per il Congresso Nick Di Orio che stamane ha approfittato dell'avvicinarsi delle elezioni a inizio novembre per soffiare sul vento dell'emergenza Ebola. Davanti al Bellevue Hospital ha attaccato la leadership della città e del suo distretto elettorale che, secondo lui, avrebbero dovuto mettere in quarantena i medici di ritorno dall'Africa. “Non è possibile – ha detto Di Orio – che a questo medico che stava curando malati di Ebola gli sia stato permesso, non solo di tornare in città, ma di andare a giocare in un posto pubblico”.

Per il candidato repubblicano "è una questione di leadership e anche l'attuale congresswoman del Dodicesimo Distretto Carolyn B. Maloney, deputata da vent'anni, non si è occupata di questo problema, quando a questi ospedali gli mancavano i fondi adeguati per prepararsi all'emergenza”. 

I governatori dello Stato di New York e del New Jersy hanno inoltre annunciato che tutte le persone, che dopo essere state in contatto con pazienti affetti da Ebola in Sierra Leone, Liberia e Guinea, entreranno negli Stati Uniti attraverso gli aeroporti saranno messe in quarantena nell'area della città di New York.

 

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