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Si stava meglio quando si stava peggio: il rimpianto della DC

Si presentano come il cambiamento, ma in realtà non sono più legati alla poltrona dei vecchi politici della DC. Ritratto della politica italiana nella fase del "rinnovamento Renzi". Quando si dice "cambiare tutto per non cambiare niente"

E’ d’una noia mortale la politica italiana. Nulla cambia nella politica di casa nostra. Neppure Beppe Grillo ha recato i mutamenti che fino a non molti mesi fa dichiarava di voler realizzare. Oggi, ancor più d’una volta, ci s’imbatte nelle stesse facce, s’odono le stesse voci, s’assiste allo sciorinamento della solita fiera della vanità, fiera cui rifuggivano personaggi politici che da ragazzi noi combattevamo “con la bava alla bocca”, ma che oggi riprenderemmo di corsa: Segni, Fanfani, Colombo, Bonomi, Zoli, Medici, Bucciarelli Ducci. Martino, altri ancora.

Tv e giornali assicurano fin troppo spazio a rappresentanti d’un sistema che non funziona, che non può funzionare, chiuso com’è, per sua volontà, in un groviglio di equivoci, connivenze, intese più o meno dichiarate, il più delle volte taciute. Troppo spazio, eccome, a un establishment che avalla di tutto, e qui facciamo solo pochi esempi: dal dilagare della grande distribuzione alimentare a lavori “pubblici” che sconquassano l’Ambiente, a un’iniziativa privata che non conosce regole. Ma al Sistema sta bene così. Per il Sistema tutto questo è “progresso”. Tutto questo è “lavoro”. Tutto questo “crea opportunità”…

Fino a prova contraria, tre soli uomini politici italiani si sono in questi ultimi anni ritirati a vita privata: i comunisti Salvi e Angius, il missino Staiti di Cuddia, tre campioni di stile, signori i quali hanno fornito un esempio che nessuno ci sembra aver voluto raccogliere. Si sta “troppo” bene al Parlamento. Vi si è ossequiati. Vi si è vezzeggiati, lusingati. Vi si ricavano agevolazioni. Vi si ottiene “lustro”. Ci si sente “importanti”. 

I politici italiani… La politica è “cosa loro”. Poco ci manca che reclamino il “diritto divino” a esercitarla. Anche chi ci vi arriva un po’ tardi, un poco avanti con l’età, anche chi non è cresciuto in sezioni di partito, viene subito sedotto dal fasto, dalla pompa, dalla buffissima “grandeur” di questo apparato verso il quale fiducia non riponiamo. L’abbiamo persa parecchio tempo fa, oltre vent’anni fa, non appena assistemmo all’ascesa della Lega Nord, non appena notammo arrivi e mutamenti sospetti, non appena ci toccò il ruolo di testimoni della frantumazione e quindi della sparizione della SIP, sacrificata senza ritegno alla “causa” delle privatizzazioni, delle liberalizzazioni: il fenomeno affaristico che sta assassinando l’Italia.

Sì, care lettrici e lettori, è “cosa loro”. Non la mollano. Non se ne schiodano. Più resistenti ancora dei difensori di Alamo, Bastogne, El Alamein. Più tenaci ancora dei Galli che ad Alesia dettero filo da torcere a Cesare e alle legioni di Cesare!

Si prenda come recente esempio Federica Mogherini, una “alla mano”, ma che “alla mano” proprio non sembra. La signora Mogherini giorni fa, nell’annunciare le proprie dimissioni dalla carica di Ministro degli Esteri per assumere quella di alto rappresentante della politica estera della Ue, ha tenuto a farci sapere che il suo non è “un addio”, bensì, un “arrivederci”. Insomma, si va e si viene come in un albergo… Si lascia un incarico per assumerne un altro, ma nel frattempo ci premuriamo (come mammà o paparino ci hanno a suo tempo insegnato) di lasciare aperta alle nostre spalle la porta dalla quale siamo appena usciti. Non è “un addio”, ma “un arrivederci”. In tutto questo c’è il sapore “ubriacante” del privilegio. Del privilegio anti-democratico, amorale, asociale. Insopportabilmente individualistico.

Ma si capisce, è sempre “cosa loro”. E’ la solita dimostrazione di sussiego, albagìa, sicumera.

Non ci daranno mai scampo.

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