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Avanti tutta, verso la giungla delle privatizzazioni

Enel, Ferrovie, Poste: dicono che le privatizzazioni porteranno lavoro e modernità, ma, sbriciolato lo Stato Sociale, sarà guerra civile. Prevarrà il più scaltro, spunteranno quelli senza scrupoli, i carrieristi pronti a compiacere il padrone

È scoraggiante. È drammatico: la fiera partorita dall’innaturale connubio fra classe politica e affarismo, non è satolla, i suoi appetiti appaiono sfrenati, perfino volgari nelle manifestazioni dei supponenti individui i quali oggi hanno nelle proprie mani il potere economico-politico.

La notizia ufficiale risale a giovedì scorso, ne abbiamo trovato traccia sul quotidiano La Repubblica; riguarda le privatizzazioni, le privatizzazioni che hanno già messo in ginocchio l’Italia e che nei prossimi mesi entreranno nella fase cruciale. Ma nessuno, almeno a quanto ci risulta, solleva il problema. Nessuno che avanzi dubbi. Nessuno che alzi la voce. Non ce l’abbiamo una “Cassandra” tipo Ugo La Malfa, il ben noto esponente repubblicano, lo rammentate? Annunciava, cupo e macerato, una sventura finanziaria dopo l’altra e qualche malanno l’Italia degli Anni Sessanta lo contraeva, ma oggi faremmo carte false per riavere uno di quei ‘malanni’!

Secondo quanto riferitoci, si comincerà col privatizzare il 5 per cento dell’Enel, e questo dovrebbe avvenire nelle prossime settimane. Si passerà poi al 40 per cento delle Ferrovie dello Stato mentre nella primavera del 2015 sarà la volta delle Poste Italiane e qui la percentuale non ci è nota. Questo vuol dire che in un futuro non poi tanto lontano, il 5 per cento dell’Enel diventerà un 50 per cento, se non un 51; il 40 per cento delle Ferrovie toccherà verosimilmente quota 60-70 e le Poste subiranno analoga, se non peggior sorte.

Hanno tuttora la faccia tosta di venirci a dire che le privatizzazioni creano lavoro, forniscono quindi opportunità, fanno girare l’economia, rendono il Paese “al passo coi tempi”, sono indice, espressione, di “modernità” e di “giustizia sociale”.

Ma ciò è falso. Qui si commette un abominio morale e sociale in cui si riflette lo scadimento dell’Italia da Nazione sovrana e in linea con Francia, Gran Bretagna, Germania, a un”’espressione geografica” (come diceva due secoli fa l’austriaco Principe di Metternich) gremita di affaristi senza scrupoli, di politici esperti nell’”arte” della ‘navigazione’, di cittadini i quali più non sanno, o mai hanno saputo, quali siano i loro veri, sacrosanti interessi e diritti. Cittadini molti dei quali sono stati già fiaccati, svuotati d’ogni senso del decoro: quelli che in autobus o al caffè ti dicono di ritenersi fortunati se uno straccio di lavoro ancora ce l’hanno. Ma vengono sottopagati, vengono perciò sfruttati, anche ingannati, illusi. Impiccati al terribile contratto “a tempo determinato”.

Le privatizzazioni servono soltanto alle consorterie di affaristi e neo-affaristi o affaristi riclicati; e ai loro amici che “fanno politica” e svolgono quindi un’”alta missione”. Agli affaristi servono “anche” per piazzare in posti ben retribuiti amanti, mogli, figlie e figlioli, una genìa niente affatto disposta a sgobbare, ma solo a lucrare, a lucrare senza sforzo alcuno. Per chi non ha santi in paradiso, lavorare con questa gente sarà un’ansia quotidiana, un martirio.

In un Paese come il nostro, oltretutto, avranno sempre più peso le antipatie, le simpatie personali: da questo può dipendere il destino d’un impiegato, d’un dipendente, insomma, anche d’un dirigente. Sbriciolato lo Stato Sociale, sarà (in vari ambienti lo è già) ‘guerra civile’: prevarrà il più scaltro, prevarrà la più scaltra; la spunteranno quelli senza scrupoli, i “carrieristi”, le “carrieriste”; avranno buon gioco i delatori, vale a dire le spie le quali si proclamano tuttavia amiche, “grandi amiche” dei colleghi, delle colleghe che stanno per avviare al “patibolo”… Si estenderà, si radicalizzerà un servilismo senza precedenti nella nostra Storia: di tutto si farà per compiacere il padrone. Il direttore, il capoufficio. Lui tifa Juve?? Anche noi allora tifiamo Juve! Lui è anglofobo?? Ma anche noi siamo sempre stati anglofobi, sempre fieri nemici del “popolo dai cinque pasti al giorno”! Il capo adora i “cine-panettone”? Anche noi andiamo matti per questo “sublime” esempio di commedia all’italiana! Il capo diffida dei meridionali “pigri”, “incostanti”, “mèndaci”?? Anche noi abbiamo in uggia, per non dir altro, napoletani e siciliani, calabresi e pugliesi; mai potuti sopportare…!!

Invece d’indicare le virtù umane, le virtù italiane stesse (se qualcosa di esse rimane), ci dedicheremo con raccapricciante voluttà alla manovra sorda, strisciante, di ora in ora, di giorno in giorno sempre più insidiosa. Negheremo un aiuto al collega o al “sottoposto” che d’un aiuto hanno molto umanamente bisogno. Praticheremo la diffamazione. Arriveremo, forse, a fabbricare “prove” a carico dell’elemento da liquidare, dell’elemento privo di “fede aziendale”. Pulire, sì, l’azienda dai pessimisti, dagli scettici, dai dubbiosi, da chi eccepisce, da chi obietta; e magari eccepire e obiettare è salutare, serve agli interessi della compagnia e dei suoi prestatori d’opera. È utile al miglioramento della produttività; è strumento di sano progresso. Ma questo non lo può capire, mai lo potrà capire, il padrone ottuso, il padrone guastato da iper-attivismo e dalla malsana “ambizione” di fare l’”americano” o il “giapponese”, ora perfino il “cinese”. Mai lo potranno capire dirigenti proni al cospetto appunto del padrone da adulare, lusingare, elogiare…

Privatizzare. Privatizzare senza risparmio. Via così, barra a dritta, avanti tutta! Presto saremo tutti ricchi, tutti agiati; conosceremo finalmente la prosperità!

 

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