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Obama il samurai

Foto: Stinque.com

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Nel recente confronto tra Barack Obama e il contingente repubblicano alla Camera e al Senato sull'immigrazione, il presidente ha utilizzato una tattica da arti marziali per mettere alle corde l'opposizione. E tuttavia questa sfida mette in evidenza anche le difficoltá intrinseche nel problema immigrazione in America e nel mondo

Il Jujitsu é un'arte marziale giapponese che si basa sulla capacitá dei suoi adepti di ritorcere la forza, l'energia e le armi dei propri avversari contro essi stessi.

Il discorso di giovedi scorso con il quale il presidente americano Barack Obama ha annunciato la sua decisione di proteggere dal pericolo di espulsione circa cinque milioni di immigrati clandestini si puó considerare un atto di Jujitsu politico.

Con questa iniziativa, che si basa sui poteri esecutivi presidenziali di impostare l'azione amministrativa delle varie agenzie federali, in un colpo solo Obama ha aggirato l'ostruzionismo repubblicano al Congresso, ha riavvicinato al Partito Democratico l'elettorato latino restato a casa alle ultime elezioni di medio termine e ha stabilito almeno un punto fermo nella vaghezza e nell'indeterminatezza che caratterizzano la politica americana sull'immigrazione.

Nei giorni immediatamente seguenti al discorso, l'opposizione repubblicana (che si appresta a diventare partito di maggioranza a gennaio 2015) ha urlato al "colpo di stato", al carattere "imperiale" e all'inevitabile deriva "dittatoriale" di quest'amministrazione. Ma il presidente ha puntualmente smussato l'iperbole retorica dei suoi avversari invitandoli in effetti a "nullificare" la sua decisione facendo quello che, teoricamente, il Congresso viene eletto per fare: presentare un disegno di legge.

"A quei membri del Congresso che mettono in dubbio l'autoritá o la legalitá della mia decisione la mia risposta é semplice: presentatemi una legge – ha dichiarato Obama aggiungendo – Io ho tutta l'intenzione di collaborare con entrambi i partiti per arrivare ad una soluzione legislativa piú permanente che renda la mia iniziativa di oggi completamente superflua".

Il presidente non poteva essere piú chiaro: se ció che faccio non vi piace, mettetevi d'accordo su una alternativa di legge vera e propria che delinei chiari parametri operativi.

Quello posto dal presidente é un invito retorico perché, in realtá, Obama sa perfettamente che i conservatori non hanno alcuna intenzione di muovere un dito in questo senso. Non solo non hanno intenzione di agire ma, anche se l'avessero, non hanno la piú pallida idea di cosa fare perché il Partito Repubblicano dell'era Obama é fortemente influenzato dalla corrente ultraconservatrice del Tea Party che non fá mistero dei suoi sentimenti xenofobi e razzisti rispetto alle minoranze etniche.

Ma dal momento che alcune di queste minoranze, come quella latina e ispanica, si apprestano a diventare la maggioranza nel futuro demografico dell'America, dimostrare loro la propria aperta ostilitá equivale ad un suicidio politico nel medio e lungo periodo. I moderati del GOP comprendono questo dilemma ed é per questo che la mossa del presidente costituisce un colpo di genio perché alimenta le fiamme del disaccordo all'interno del Partito Repubblicano aizzando una corrente contro l'altra e forzando i nativisti a scoprire le proprie carte con possibli azioni di ritorsione politica che li qualificherebbero per ció che sono.

Quello di criticare il presidente, di osteggiare ogni sua proposta di compromesso e di portare l'attivitá legislativa alla paralisi per poi scaricare la colpa di questa inazione sullo stesso Obama é stata la strategia che la Destra ha utilizzato nei confronti dell'amministrazione sin dal giorno della sua inaugurazione. Ora, esercitando i suoi poteri esecutivi, Obama non solo ha privato l'opposizione della sua arma preferita ma gliel'ha rivolta contro.

Ma in cosa consiste questo esercizio di potere esecutivo? Che cosa ha fatto il presidente in effetti?

In mancanza del varo di una vera e propria legge sull'immigrazione che per oltre un anno e mezzo i repubblicani alla Camera hanno rifiutato caparbiamente di mettere ai voti, Obama ha incaricato le agenzie del governo federale di non applicare le leggi in materia di immigrazione per alcune specifiche categorie di persone: coloro che sono in America da almeno cinque anni e che hanno mantenuto una condotta esmplare; i genitori illegali di bambini nati sul suolo statunitense e che pertanto hanno diritto alla cittadinanza, e gli immigrati "ad alta qualificazione", vale a dire dotati di istruzione superiore in settori specifici come l'ingegneria, le discipline scientifiche e matematiche.

Ma, a questo punto, verrebbe da chiedersi: se il presidente in carica puó decidere di non applicare la legge in materia di immigrazione, seppur attraverso misure amministrative, non potrebbe teoricamente fare altrettanto anche con le leggi che regolano altri aspetti della vita sociale come la riscossione delle imposte o l'assistenza sanitaria? La risposta é si, ma ció che rende l'iniziativa unilaterale di Obama possibile non é tanto che egli intenda sostituirsi al Congresso quanto piuttosto il fatto che il Congresso si rifiuta di legiferare su questo particolare problema lasciando, di fatto, un vuoto legislativo che il presidente ha deciso di colmare.

E da dove viene questa riluttanza a legiferare? Per comprendere perché quello dell'immigrazione é un problema "speciale" bisogna prima di tutto capire che il Partito Repubblicano asseconda gli interessi economici dell'industria e dell'imprenditoria in generale. Quella clandestina costituisce una enorme riserva di manodopera a basso costo per la quale esiste una fortissima domanda. Inoltre, poiché questi illegali non hanno diritto ai serivizi sociali, gli americani non pagano direttamente tasse per sostenerli (alcuni costi sociali esistono nell'ambito dell'istruzione e della sanitá). Dal momento poi che fanno lavori che gli altri rifiutano di fare, non costituiscono veramente una minaccia all'integritá salariale della maggior parte dei lavoratori, malgrado il nativismo di destra tenti di propagandare questa fandonia ad ogni occasione. Non potendo votare, non hanno alcuna opportunitá di influire sullo status-quo e, infine, se piantano grane, possono essere arrestati e rispediti oltre confine.

Insomma, una situazione "ideale".

L'enorme iposcrisia di questa situazione di fatto, é suggellata dal fatto che, se da una parte i conservatori vogliono blindare e militarizzare i confini per evitare l'arrivo di altri clandestini, dall'altra i fondi che hanno stanziato al governo sono sufficienti per il rimpatrio di meno di mezzo milione di persone. Un'inezia in una popolazione di "serie B" composta da ben undici milioni di illegali.

L'iniziativa di Obama quindi non é altro che il risultato di uno status-quo che il Congresso é felicissimo di preservare. Anzi che, di fatto, costringe il presidente a preservare negando all'esecutivo i fondi per una piú aggressiva campagna di rimpatri forzati.

Quello dell'immigrazione tuttavia, é un problema "speciale anche per un altro, piú profondo motivo strutturale.

Quello che esiste al momento infatti, é quasi un sistema di "caste" in cui gli illegali, in funzione della loro situazione, accettano lavori piú umili e meno pagati. Nel momento in cui essi dovessero ricevere una legalizzazione di sorta, presumibilmente inizieranno a cercare lavori migliori e piú remunerativi, lasciando, di fatto, lo spazio sul gradino piú basso della scala sociale a nuove orde di diseredati pronti a prendere il loro posto.

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