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Roma Capitale e l’Italia inondata dal“mondo di mezzo”

di Elisabetta De Dominis

Nell'ambito dell'inchiesta su Mafia Capitale, sono indagati 76 italiani: hanno truffato Comune e Regione. Ma il sistema del "mondo di mezzo" non esiste solo a Roma, è una forma mentis. E si resta basiti davanti alle affermazioni di Marino e Alemanno. Viene il dubbio che stiano dove stanno proprio perché manovrabili

Una volta c'era la Mitteleuropa o “Europa di mezzo” e Lombardia, Veneto, Friuli e Venezia Giulia ne hanno fatto parte, trovandosi nell'impero austro-ungarico, straniero e tiranno. Un secolo fa ce ne siamo liberati. Le medesime regioni oggi sono in Italia e si trovano, volenti o nolenti, nel “mondo di mezzo”, che è tutt’altra cosa e non basterebbe una guerra per cambiarlo. Lo abita una nuova mafia italiana – composta da politici, burocrati, imprenditori-ex terroristi o ex-detenuti – che nella capitale gestiva gli appalti su rifiuti, campi nomadi e perfino la rimozione delle foglie. Sono stati arrestati 37 italiani e 76 italiani sono indagati: hanno truffato il Comune di Roma e la Regione Lazio, enti pubblici dello Stato italiano, e costretto rom ed immigrati nell’indigenza; quindi a rubare agli italiani.

Il sistema del mondo di mezzo purtroppo non è un sistema solo romano, si è visto cosa è successo a Milano per gli appalti dell’Expo e a Venezia per il Mose. Nei centri di potere amministrativo, anche dei piccoli paesi, perfino negli ospedali, si pilotano appalti di costruzioni o forniture e financo concorsi per l’assunzione di personale. Si sa. È una forma mentis: non appena si può, si cerca di ottenere un tornaconto, corrompendo o facendosi corrompere. Chi non è corruttibile in politica, viene emarginato perché rompe la catena di Sant’Antonio. Certamente a Roma il giro era economicamente ingente come hanno rilevato le intercettazioni telefoniche: “con zingari ed immigrati guadagniamo più che con la droga”.

“Nel mondo di mezzo – spiega in una telefonata Massimo Carminati, ex terrorista di estrema destra e capo presunto dell’associazione a delinquere Roma Capitale – ci stanno i vivi sopra e i morti sotto, e noi stiamo nel mezzo… un mondo in mezzo in cui tutti s’incontrano… anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno… e tutto si mischia”.

Gli italiani perbene sono quelli che stanno sotto, che sono schiacciati, morti perché non valgono, non servono. Quelli che stanno sopra pensano di dirigere il mondo ma, dovendosi servire per espletare “il lavoro sporco” dei delinquenti che stanno nel mondo di mezzo, sono alla loro mercè. Ecco che il mondo di mezzo si estende come un’inondazione. E non smetterà di piovere. Del resto anche la speculazione edilizia in Liguria ha avuto i suoi morti.

Più che il disgusto, la rabbia, la tristezza per la vita italiana invasa dal malaffare, si rimane basiti dalla stupidità delle affermazioni del sindaco di Roma Marino e dell’ex-sindaco Alemanno. Essi non sapevano. Non si sono accorti che nel loro Comune qualcuno delinqueva. Non si sono interrogati su come venivano assegnati gli appalti, tantomeno hanno controllato i documenti. Non hanno vigilato: non hanno fatto il loro lavoro. Forse questi personaggini politici sono stati candidati proprio per la loro limitatezza: erano manovrabili. Infatti Salvatore Buzzi, ex militante di estrema sinistra e a capo della Cooperativa 29 Giugno, che fa lavorare 1.200 carcerati, ha finanziato le campagne elettorali di entrambi. Quando uno ti finanzia, poi devi chiudere non uno ma due occhi. Giovedì sera Alemanno, ospite della trasmissione Virus su Rai 2, ha pure spiegato candidamente che aveva limitato l’assegnazione di lavori alla cooperativa di Buzzi perché era di sinistra e lui voleva fare lavorare imprese amiche, di destra. Al giornalista Nicola Porro che chiedeva ad Alemanno come poteva aver dato lavoro a uno che era stato condannato a 24 anni per aver ucciso una prostituta, Alemanno ha risposto che era una persona rispettata da tutti. Pecunia non olet, ma l’Italia marcisce. Non ne verremo fuori.

 

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