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Dentro e fuori le celle di detenzione, gli attivisti per Eric Garner fanno rete

Arresti durante una delle proteste a New York. Foto: Carolina Kroon

Arresti durante una delle proteste a New York. Foto: Carolina Kroon

Durante la protesta di massa di mercoledì scorso contro la decisione del Gran Giurì sul caso Eric Garner, l'NYPD ha arrestato centinaia di manifestanti. Una notte passata in attesa del loro rilascio, con i volontari del supporto legale e un gruppo di attivisti ebrei, diventa occasione di confronto e scambio (Read in English)

 

Molti hanno detto che le azioni in risposta alla mancata incriminazione di Daniel Pantaleo, il poliziotto che ha ucciso Eric Garner, siano avvenute in maniera del tutto spontanea. Al contrario. Anche se molti manifestanti hanno appreso delle azioni attraverso i social media o il passaparola, numerosi gruppi di attivisti stavano pianificando da tempo, sotto lo slogan This Stops Today. Il gruppo ha lanciato un appello all'azione ad altre 76 organizzazioni

Le associazioni hanno compilato un elenco di cinque richieste che stanno in questi giorni presentando all'opinione pubblica. Nonostante molti detrattori sostengano che il movimento sia illegittimo in quanto privo di leadership e di obiettivi chiari, le loro richieste sono liberamente accessibili al pubblico. 

Il 4 dicembre, la seconda di due lunghe notti di proteste a New York, ho contattato un gruppo di supporto ai prigionieri che lavora con la National Lawyers Guild. Uno dei membri mi ha detto che le persone arrestate durante le manifestazioni vengono generalmente rilasciate dal posto di polizia Police Plaza (dove l'NYPD porta di solito i grandi gruppi di manifestanti), tre le 5 e le 7 ore dopo l'arresto. Mi hanno chiesto di trovarmi lì all'1.00 di notte. 

Quando sono arrivato ho trovato circa una dozzina di persone, molti assidui del movimento, alcuni del gruppo Jews for Racial and Economic Justice e qualche volontario alla sua prima esperienza. I volontari sono stati addestrati a rispondere alle richieste di informazioni che gli arrestati avrebbero potuto avere al momento del rilascio. C'era anche del cibo, acqua, guanti e sigarette per dare conforto a chi era stato in cella.

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Volontari in attesa del rilascio dei manifestati arrestati, a Police Plaza. Foto: Alexander Rubinstein

Nonostante il freddo pungente delle prime ore della mattina del 5 dicembre, la cultura di supporto ai detenuti si è mostrata fondata su professionalità e lavoro di gruppo. Di fronte al posto di polizia, dall'altro lato della strada, l'Alibaba Market lasciava entrare i volontari e gli arrestati in cerca di un luogo caldo dove sedersi, senza chiedere loro di consumare. Anche durante le marce, questo sentimento di sostegno echeggiava in tutta la città, che fossero i tassisti di colore che mostravano il proprio supporto facendo il gesto delle mani in alto o suonando il clacson, o che fossero i tanti negozi che hanno fatto da rifugio per i manifestanti, come la libreria femminista Blue Stockings, nel Lower East Side. 

Quando i manifestanti arrestati sono usciti da Police Plaza, sono stati accolti da applausi e abbracci. Dopo essersi assicurati che nessuno era stato ferito e che tutti i loro bisogni fossero stati soddisfatti, i membri del gruppo di supporto hanno chiesto agli arrestati di compilare un modulo dell'NLG, in modo che i loro avvocati possano rintracciarli e aiutarli con la pratica legale in vista dell'apparizione in tribunale. Generalmente il tribunale raggruppa tutti gli arrestati e i manifestanti in un numero limitato di date  e così, spesso, gli ordini di apparizione per le vittime degli arresti di massa, più che il solito viaggio straziante attraverso un sistema burocratico che ha diverse migliaia di buone ragioni finanziarie per rovinarti la vita, diventano una rimpatria.

Ho parlato con un membro del team di supporto ai prigionieri che era in grado di darmi dei numeri sulle azioni del 3 dicembre. Secondo lui, 83 persone sarebbero state arrestate. Di queste, tra le 45 e le 50 hanno ricevuto ordini di apparizione per turbamento dell'ordine pubblico, che è un'infrazione, non un reato. Anche se meno di 10 persone saranno chiamate in giudizio, tutti sono stati rilasciati senza cauzione.

La maggior parte è accusata degli articoli 5 e 6, rispettivamente "intralcio al traffico veicolare o pedonale" e "assembramento in luogo pubblico e rifiuto di rispettare l'ordine della polizia a disperdersi". Si pensa che altri 20 potrebbero dover sostenere accuse più serie, ma la NLG non è stata in grado di entrare in contatto con queste persone. Non sono riuscito a ottenere i numeri delle azioni del 4 dicembre, ma la polizia sostiene di aver arrestato 223 persone.

Un altro componente del gruppo di supporto ai detenuti mi ha parlato delle lotte legali di alcuni attivisti, casi che la NLG e altri gruppi stanno seguendo da vicino, tra cui quello di Noche Diaz che sta attualmente affrontando 11 accuse da parte della polizia di New York per i cinque arresti maturati da ottobre 2011. Diaz è un noto attivista, e tutti i suoi arresti sono avvenuti per aver filmato e contestato azioni di polizia illegittime. Lo stesso membro dell'NLG mi ha raccontato anche del caso di Diego Ibanez, che avrebbe gettato sangue finto sul capo della polizia di New York, Bill Bratton, durante una recente manifestazione. Le accuse di cui Ibanez dovrà rispondere, tra cui aggressione di secondo grado, classificata come crimine violento, potrebbero portare a una  condanna a 14 e più anni in carcere.

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Il gruppo Jews for Racial and Economic Justice durante una delle marce a New York. Foto: Carolina Kroon

Del team di supporto ai prigionieri fanno parte anche diversi membri del gruppo Jews for Racial and Economic Justice. Il loro quartier generale è a Midtown, ma contano associati in tutta New York. Tra le loro attività ci sono lezioni, che stanno diventando comuni in un numero crescente di gruppi di attivisti negli Stati Uniti, per educare i cittadini a sorvegliare le azioni della polizia, organizzate in collaborazione con altri gruppi della Communities United for Police Reform, che si sta attivando nel tentativo di mettere fine a pratiche discriminatorie all'interno della polizia e per riformare la polizia di New York. La campagna si chiama Know Your Responsibilities (Conosci le tue responsabilità), in contrasto con il più comune Know your Rights (Conosci i tuoi diritti). Il progetto promuove l'ideale di “vicinato radicale” mettendo in discussione l'idea che il windows policing (espressione usata per definire la tendenza della polizia a prendere di mira i reati minori) e i controlli discriminatori ci rendano più sicuri.

La campagna vuole anche mettere in evidenzia un trattamento ingiusto da parte della polizia nei confronti delle minoranze. “A New York siamo tutti vicini di casa e dobbiamo capire che l'interesse del nostro vicino è il nostro interesse e cercare di promuovere tale responsabilità. Il nostro programma Know Your Responsibilities insegna a registrare le azioni di polizia, al fine di proteggere i cittadini” mi ha detto Robin, un componente del gruppo.

JFREJ fa parte di un gruppo più ampio di associazioni che hanno organizzato le azioni #ThisStopsToday. Secondo Leo, un componente del gruppo “La voce progressista ebraica è importante in questo movimento. Gli ebrei progressisti di New York sono sempre stati una voce trainante nell'attivismo. Ogni volta che qualcuno viene discriminato sulla base della razza per noi c'è una ragione per agire”. JFREJ ha più di .1000 membri paganti, di cui tra i 300 e i 400 sono scesi in piazza il 4 dicembre. Avevano appena tenuto la loro cerimonia annuale di raccolta fondi nell'Upper West Side e l'hanno conclusa scendendo in strada per unirsi alle proteste. Del gruppo, 27 sono stati arrestati.

Nel corso delle notte, ho avuto modo di trascorrere diverse ore parlando con i volontari di supporto ai detenuti e con molti degli arrestati. Una giovane donna era arrivata in città condividendo l'auto con il suo fidanzato e un loro amico medico, per poi prendere la metro e andare ad unirsi alle proteste. Quando l'ho incontrata aspettava a Police Plaza che il suo fidanzato fosse rilasciato. Mi ha descritto la situazione dell'arresto del fidanzato: stavano marciando con un gruppo di circa 100 persone, secondo le sue stime, e si erano appena separati da un gruppo più grande. Lei, due amici, e il suo fidanzato stavano seguendo quel gruppo di 100 su 54th Street, tra Eighth e Ninth Avenue. Su Ninth Avenue il gruppo è stato bloccato dalla polizia, ma loro erano rimasti un po' indietro, circa mezzo isolato. Tuttavia, quando altre forze di polizia si sono riversate su Ninth Avenue, hanno arrestato il suo ragazzo senza alcun preavviso. E solo lui. “Penso sia a causa del suo modo di vestire” mi ha detto la ragazza. “Certo, quando ti prendono di mira devono arrestarti a tutti i costi. Diventi un esempio” concorda un ragazzo di colore, anche lui arrestato. 

Appena rilasciato, un adolescente bianco mi ha raccontato: “Sono rimasto stupito dall'intelligenza delle persone che erano in cella con me. C'era gente della New York University e della Columbia. La conversazione era vera e molto d'aiuto”. Chi è stato arrestato per violazione degli articoli 5 e 6 probabilmente riceverà un ACD (Adjournment in Contemplation of Dismissal), che in pratica significa che, a patto che queste persone non vengano arrestate di nuovo nell'arco di sei mesi, tutte le accuse cadranno. Dopo aver ricevuto questa informazione, il ragazzo mi ha detto qual era la sua vera preoccupazione: “Non credo che i miei genitori mi lasceranno andare alla Millions March del 13 dicembre”. 

Non tutti però sono stati così fortunati. Quelli che avevano già ricevuto un'ingiunzione, quelli che sono stati arrestati sul Ponte di Manhattan e forse altri, sono stati portati a central booking (uno nomignolo usato dagli attivisti per il tribunale centrale dove chi è stato arrestato viene trattenuto in attesa di essere trasferito in carcere; n.d.t.) potrebbero dover sostenere accuse più gravi.

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Manifestanti gridano il numero della National Lawyers Guild durante le proteste. Foto via Twitter @KCaulderwood

I racconti da dentro le celle di detenzione delineano comunque uno scenario positivo. Tutti gli uomini sono stati messi in una grande cella, mentre le donne sono state raggruppate in celle più piccole, da 3 a 5 persone. Anche se le panchine erano scomode, le lampade al neon fastidiose e i bagni impossibili da usare se si sperava in un po' di privacy, gli arrestati hanno continuato a intonare slogan. L'energia e il morale erano alti e, quando arrivava un nuovo arrestato, tutti lo salutavano con entusiasmo, applausi e abbracci e gridavano alla polizia che la cella era una "Pig Free Zone".  A un centro punto uno dei detenuti, un commediante di professione, si è esibito  per i compagni di cella. Alcuni dei detenuti mi hanno anche raccontato un episodio in cui alcuni poliziotti si erano messi a mangiare della pizza proprio davanti alla finestra della cella, per prendersi gioco dei detenuti. “Ci siamo messi a intonare: No Justice No Pizza”, una variante di uno degli slogan più popolari di questa protesta, No Justice No Peace. Una persona ha raccontato di aver visto due poliziotti dormire nei loro uffici, un effetto collaterale degli straordinari.

Ho parlato ancora con un altro degli arrestati. Mi ha detto che è stato messo su un gruppo per creare delle linee di comunicazione tra gli attivisti arrestati e che hanno in programma di organizzarsi ulteriormente. Gli ho chiesto se pensava che gli arresti di massa siano uno strumento efficace di cui il movimento possa in qualche modo beneficiare. “No – ha detto – non sono una forma efficace di protesta, come invece l'azione diretta. [Gli arresti di massa] sono un appello a un sistema senza fondamento e legittimità. Cerchiamo di evitare di farci arrestare, ma a volte succede. Se vogliamo progredire, la nostra cultura deve diventare più militante e attiva. La gente dovrebbe cogliere i segnali che vengono da Ferguson”.

Quasi tutti gli arrestati che ho intervistato hanno confermato un forte senso di solidarietà nelle celle; c'erano dentro insieme e, spogliati della loro tecnologia e uniti contro l'NYPD, si sono ritrovati nel contesto di un movimento sociale che sta catturando l'attenzione del mondo. Se non per la rabbia e il risentimento che i manifestanti nutrono verso un sistema ingiusto, queste notti di azioni potrebbero essere viste come una sorta di vittoria. La gente è più unita che mai e sta finalmente avviando un dibattito che, da quando siamo entrati nella “società post-razziale”, è rimasto tabù in pubblico .

 

Nota dell'autore: Molte delle persone intervistate per questo articolo sono state arrestate e i loro avvocati hanno consigliato loro di non parlare del loro arresto fino alla data del processo. Pertanto, i loro nomi e altri fatti che potrebbero renderli identificabili sono stati omessi da questo articolo.



Traduzione dall'inglese di Maurita Cardone.

 

 

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