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Il New York Times: “Non c’è angolo dell’Italia immune dalla mafia”

Anche il quotidiano principale di New York, in un accurato servizio della corrispondente dall'Italia Elisabetta Povoledo, informa l'opinione pubblica mondiale dell'inchiesta a Roma su appalti, politica e mafia. La corruzione capillare di funzionari pubblici vista come tra le cause principali del perchè il debito pubblico italiano sia fra i più alti in Europa

Un lungo articolo sul New York Times ricostruisce l’inchiesta su intreccio politica, affari, criminalità che scuote Roma. «L'inchiesta [Mafia Capitale] evidenzia che virtualmente non c'è un angolo d'Italia immune dalla penetrazione della criminalità». Il principale quotidiano di New York ricorda che «persino in un Paese in cui la corruzione è data per scontata nella vita quotidiana le rivelazioni hanno scioccato i cittadini».

La vicenda – continua il NYT – «solleva una serie di domande sull'abilità dell'Italia di fare riforme e di soddisfare le richieste di responsabilità di bilancio avanzate dai suoi partner dell'eurozona». La giornalista del NYT, Elisabetta Povoledo  ricostruisce tutti i punti dell'inchiesta: dall'uso dell'emergenza immigrati per fare soldi, all'infiltrazione all'interno del comune. 
La corruzione così capillare di funzionari pubblici è un esempio – si legge nell prima pagina dell’edizione internazionale del quotidiano – di come il debito pubblico italiano sia fra i più alti in Europa.

Il New York Times ricorda anche come la criminalità organizzata «pur essendo generalmente associata alle regioni del sud dell'Italia, abbia da anni migrato al Nord (follow the money, direbbero gli americani), come diverse inchieste hanno mostrato». «La parte incredibile di questa storia è che hanno trasformato una emergenza nazionale in un business», scrive il New York Times.

Persino per un Paese in cui la corruzione è data per scontata nella vita quotidiana – osserva il quotidiano statunitense – le rivelazioni hanno sbalordito i cittadini. L'autrice dell'articolo non sembra avere dubbi: "La diffusa e incontrollata corruzione di fondi pubblici rivelata dall'inchiesta è un esempio della situazione che ha portato il debito pubblico dell'Italia a uno dei livelli più alti in Italia".

Nel testo si ricorda anche che poco dopo le elezioni comunali del 2013 (Marino era stato eletto a marzo), il boss Massimo Carminati dava ai suoi "collaboratori" della banda istruzioni su come trattare con i neoeletti rappresentanti in Campidoglio: "Dite loro che abbiamo fatto questo e quello… e chiedete quali sono i loro progetti – diceva intercettato nel giugno 2013 – Chiedete: che te serve? Che posso fa pe te?".

Un servizio completo.  Qui il link dell'articolo.

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