Cerca

Primo PianoPrimo Piano

L’amianto: indistruttibile di nome e di fatto

Una nuova rubrica su La VOCE per parlare di salute e ambiente. La prima puntata la dedichiamo all'amianto, killer silenzioso di migliaia di lavoratori. Ma nessuno paga. Di recente la prescrizione dei reati nel processo Eternit ha provocato indignazione ed evidenziato l'inadeguatezza del sistema giuridico

Terramedica, la voce di un medico su salute e ambiente

Terramedica nasce dall’esigenza dei lettori di apprendere, conoscere ed essere sempre aggiornati sulle ultime novità della scienza e sui suoi più recenti progressi. Da parte mia la sfida sarà quella di trasmettere in modo semplice e alla portata di tutti concetti medici complessi che ci condurranno nel mondo misterioso e affascinante dei meccanismi posti alla base della ricerca biomedica. Insieme, cercheremo di esaminare le cause, gli effetti di patologie a larga diffusione sociale per prevenirle, ma anche per conviverci meglio perché conoscere è giù un po’ curare.

 



 

E cominciamo da una vecchia storia…

Vorrei dedicare l’inizio di questa nostra rubrica alle vittime dell’amianto, a quei migliaia di lavoratori che non ci sono più ed alle loro famiglie. 

Negli anni settanta in pochi conoscevano la pericolosità di quel minerale e anche chi sapeva taceva per paura di perdere il posto di lavoro.

Dal 1989 ad oggi molte cose sono cambiate e, tanto grazie anche alle lotte dei lavoratori dell’Officina FS di Santa Maria La Bruna che, in quegli anni, occuparono l’impianto nel tentativo di tutelare la loro salute e di quanti erano esposti a quel temibile inquinamento.

La lotta durò 45 giorni ma lasciò un segno decisivo nella storia della fuoriuscita dell’Italia “dall’epoca dell’amianto” perché finalmente il Consiglio di Fabbrica assunse la consapevolezza che l’impianto, in cui si coibentavano le vetture delle Ferrovie dello Stato (anche con 800 kgr. di amianto per vagone) erano un luogo di morte.

In quei giorni di cambiamento parecchi lavoratori si rivolsero ad un nucleo di esperti di medicina del lavoro guidati dal prof. Maltoni e da mio padre Giovan Giacomo Giordano, allora direttore dell’Istituto Tumori di Napoli, che fornirono la prova che anche solo l’inalazione di una fibra di amianto era in grado di generare il mesothelioma. Furono giorni complicati e di divisione tra le stesse sigle sindacali.

Da allora molti passi sono stati compiuti. La scienza ha dimostrato l’esistenza di un nesso di causalità tra l’inalazione dell’amianto e l’insorgenza del mesothelioma (un tumore che ha una latenza di circa 20/30 anni), il Parlamento italiano ha reso obbligatorie una serie di protezioni per quanti ne sono a contatto e ha riconosciuto i benefici previdenziali e gli indennizzi. Ma ancora molto resta da fare.

In migliaia sono morti e continuano a morire tutti i giorni senza che nessuno paghi. L’amianto continua ad uccidere silenziosamente senza che nessuno veda trionfare la giustizia.

E’ storia recente che nell’ambito del processo Eternit, il miliardario svizzero Stephan Schmidhaeny accusato per le morti collegate all’amianto e per disastro ambientale doloso, nonché d’inosservanza volontaria delle norme sulla sicurezza e già condannato nei gradi precedenti, ha visto prescritto i reati dalla Cassazione con conseguente annullamento della condanna della Corte di Appello a 18 anni e di tutti gli indennizzi per le famiglie delle vittime. L’indignazione, la mobilitazione delle famiglie che aspettavano è stata grande e evidente è apparsa l’inadeguatezza della fattispecie di disastro ambientale rispetto ad una malattia che ha una latenza di circa venti anni prima di manifestarsi.

Mai come in questo caso si auspicano nuove leggi e pene più severe per chi insulta l’ambiente.

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter