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Il 2014 su Google. Viaggio tra i come, i perché e i quesiti esistenziali di italiani e americani

Le parole più cercate in rete raccontano molto di questo 2014 e di italiani e americani mettono in luce aspetti curiosi e non tutti lusinghieri. Se nel Bel Paese ci si interroga su parassiti e morti televisive, gli americani vogliono imparare a baciare

 

Come ogni anno il motore di ricerca Google ha pubblicato la lista, organizzata per categorie e per nazioni, delle parole più cercate. Nel mondo dell’onniscienza a portata di un click, o meglio di un touch, dove la curiosità dura giusto il tempo di estrarre lo smartphone dalla tasca, uno sguardo a quali risposte l'umanità digitale ha cercato in rete racconta tanto di questo 2014.

Al primo posto nella classifica globale, così come in quella di molte nazioni, c’è Robin Williams. L’11 agosto l’attore, togliendosi la vita, ha scioccato il mondo che lo ricorda in ruoli divertenti e di ispirazione come la tata Mrs. Doubtfire, l’insegnate ne L’attimo fuggente e nella sua interpretazione del medico Patch Adams. Forse proprio questo contrasto tra i ruoli recitati e la tormentata personalità dell’attore ha catturato l’interesse dei cyberutenti, sempre inclini a sovrapporre il personaggio pubblico con la persona.

Continuando a scorrere la classifica mondiale troviamo la World Cup, l’Ebola e Malaysia Airlines rispettivamente in seconda, terza e quarta posizione. C’era da aspettarselo. La popolarità del calcio resta indiscussa anche a confronto con le Olimpiadi invernali di Sochi, che occupano invece la decima posizione. 

Probabilmente qualcuno avrebbe scommesso su un buon piazzamento dell’ISIS, che invece delude con un ottavo posto. Bene per ridimensionare per l'ego smisurato di Abu Bakr al-Baghdadi, il capo del gruppo terroristico autoproclamatosi califfo, male per la capacità di osservazione di un Occidente che magari sarebbe meglio si informasse di più e meglio sulla nuova minaccia islamica. 

Gavettoni globali

Ice Bucket ChallengeAl numero cinque troviamo invece la pratica virale della scorsa estate: L’Ice Bucket Challenge. La moda – praticamente impossibile non saperlo – consisteva nel lanciarsi in testa secchiate di acqua gelata, nel nominare altre persone invitandole a fare altrettanto e soprattuto nell’incentivare le donazioni a favore della ricerca sulla ASL, la sclerosi laterale amiotrofica. Moltissime le celebrities che per narcisismo, o per impegno sociale o per entrambi, hanno prestato la propria immagine alla causa. Solo negli USA 1.2 milioni di video di docce gelate sono stati condivisi su Facebook e l'hashtag #icebucketchallenge è stato twittato 2.2 milioni di volte. Nonostante sia stato dimostrato che solo una piccola percentuale dei partecipanti ha effettivamente staccato un assegno ai ricercatori, il fenomeno può comunque considerarsi un successo sotto vari punti di vista. Intanto perché 100 milioni di dollari sono stati donati all’Asl Association, la principale organizzazione no-profit americana che si occupa di raccogliere fondi per la ricerca sulla Asl, contro i 19.4 milioni del 2013. Ne avrà anche beneficiato la pelle dei partecipanti perché, si sa, l’acqua fredda tonifica. E poi i video delle secchiate in testa hanno regalato piccole soddisfazioni a chi un bel gavettone a certa gente glielo avrebbe tirato da tempo. 

Pepa e i parassiti

RisultatiMa è passando in rassegna la lista delle ricerche più frequenti nei singoli paesi che si trovano i risultati più interessanti. Ad esempio analizzando la sezione italiana dei “Perché?” sembra che gli abitanti della penisola si domandino il motivo della presenza di piccoli insetti infestanti nelle loro case e sui loro scalpi. In prima posizione troviamo un “perché vengono le blatte?” e in sesta il classico “perché vengono i pidocchi?”. L’approccio al problema è dei migliori e fa onore alla tradizione aristotelica: invece di ricercare un modo per liberarsi di questi ospiti indesiderati, ci si interroga sulla ragione della loro visita. Capito l’errore, non lo si ripeterà. 

Apre invece interessanti interrogativi la seconda posizione della categoria dei perché degli italiani. La domanda che a quanto pare ha consumato il popolo italico nel corso del 2014 è di quelle che tengono svegli la notte: “Perché Pepa muore?”. Ora, io ammetto di mancare già da un po’ da casa e non sempre riesco a tenermi aggiornato con le ultime notizie dallo Stivale, quindi alla lettura di questa domanda ho subito pensato a qualcosa di serio, di tragico, ad un brutto incidente, eutanasia, testamento biologico. Invece no, con mia grande sorpresa ho scoperto che Pepa è una delle protagoniste della telenovela spagnola Il segreto. Morta, durante l'episodio 381, per un’emorragia da parto. Per questo genere di sceneggiati, uno si immagina un pubblico di riferimento composto da attempate signore che di solito non hanno dimestichezza con la rete. Ma le ricerche su Google non mentono e la domanda sulla morte di Pepa, con la sua formulazione esistenziale (da sempre l'umanità si interroga sul perché della morte), potrebbe rivelare che la terza età sta diventando tecnologicamente istruita. O che in Italia abbiamo un problema serio: saranno gli effetti collaterali della disoccupazione giovanile? Comunque tranquilli, il corpo non è mai stato trovato e quindi con tutta probabilità la nostra Pepa è viva e vegeta.

Sughi, politica e malocchio

Grandi soddisfazioni ce le regala anche la sezione “Come fare”. Il podio dell’edizione italiana non è niente di che: come fare barbecue, ciambelle, refill (credo sia qualcosa che abbia a che fare con la manicure). Un po’ più allarmante la posizione numero 6 occupata da “Come fare il sugo”. Con tutti i programmi di cucina che popolano i palinsesti della TV italiana almeno il sugo per la pasta bisognerebbe saperlo fare.

Interessante al numero otto il “Come fare politica”. I cittadini vorranno imparare sulla rete come diventare perfetti uomini di stato o trovare dei parametri per valutare i politici che già abbiamo? Ad occhio e croce la prima. Uno, perché per giudicare l’operato della nostra classe dirigente non servono competenze da analisti politici, il buon senso è più che sufficiente. Due, perché la brillante idea di ottenere una formazione da statista su internet, a giudicare dai risultati, sembra essere stata già messa in pratica. 

malocchioMolto più pragmatici gli americani che invece nella loro lista “How to” posizionano al terzo posto un “How to vote” (come votare). Se il sistema di croci e crocette sul simbolo, sul nome, sulla lista è complesso come il nostro, come biasimarli. Pratici sì, ma anche romantici. Alla quarta posizione un “How to kiss” ne è la riprova. Un “Come baciare” che fa pendant con l’italica quinta posizione: “Come fare il malocchio” che, se da una parte parla chiaro sulla sopravvivenza delle italiche superstizioni (e ci sarà anche qui lo zampino della crisi?), dall'altra è bello pensare che il ricorso al malocchio serva a eliminare indesiderati rivali d'amore più che a prendersi meschine rivincite su vicini di casa, colleghi o professori. 

L'invasione americana

Per concludere, l'immancabile cibo. Un argomento che sta a cuore a tutti durante il periodo natalizio e ancor di più agli italiani all’estero che non torneranno in patria per la grande abbuffata. Allarmanti alcune delle ricette più googolate dagli italiani. Tra i primi posti in classifica ci sono infatti tre classici americani: brownies, rainbow cake e bagles. Che l'Italia abbia deciso di arrendersi all'America anche in cucina e rinunciare all'ultimo baluardo di orgoglio nazionale? Di sicuro, stando a Google, la cucina italiana non è in cima agli interessi degli americani tra i cui risultati di ricerca nell'area “recipes”, per trovare una ricetta italiana, bisogna scendere fino alle settimana posizione, dove si incontra la lasagna. E che lasagna… Se le ricerche su Google ci dicono qualcosa di chi siamo e dove stiamo andando, finirà che il prossimo Natale sulle tavole degli italiani, al posto del capitone comparirà una montagna di pork chops.

 

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