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Il triste Natale 2014 e il ricordo di quello nell’Italia del 1964

Il 25 dicembre 2014 ci si potrà riunire in sereno raccoglimento soltanto per festeggiare l’anniversario della nascita del Cristo nella stalla al freddo e al gelo di Betlemme. Soltanto per quella. L’Italia d’oggigiorno per gli italiani ancora depositari di virtù quali l’onestà, la rettitudine, la generosità, è un grave imbarazzo. Mezzo secolo fa, ben diversa era l'atmosfera natalizia a Firenze...

In quale stato d’animo noi italiani ci apprestiamo a celebrare il Natale di quest’anno, il Natale del 2014? A quelli come noi, agli italiani “qualsiasi” ai quali ben poco è rimasto sotto gli sperperi della famigerata Seconda Repubblica, in un Paese in mano a economisti, a sedicenti economisti, a politici di carriera, a neoliberisti, non resta che il ricordo dei “tempi andati”, non resta che riaffermare il massimo rispetto verso la figura di Gesù Cristo. Verso il Cristo nato dall’unione fra Giuseppe e Maria, qui, almeno secondo noi (ma ci potremmo anche sbagliare), lo Spirito Santo non c’entra per nulla, ammesso che esso esista.

A Gesù vogliono bene anche gli atei come noi. Ne riconosciamo la grandezza. Ne riconosciamo l’originalità di pensiero. Ne ammiriamo la generosità. Ci amareggia che la domenica mattina vadano alla Messa donne e uomini che si professano “cristiani”, si picchiano il petto nel rituale mea culpa, mandano a memoria, e senza smagliature, preghiere antiche, preghiere anche suggestive, perfino poetiche, sissignori; donne e uomini che, appena usciti di chiesa (è un classico), ricominciano col turpe esercizio del ladrocinio, della diffamazione, della sperequazione; legate e legati come sono, con “voluttà”, alla vasta, profonda corruzione che devasta il Paese, avvilisce il Paese, lo scredita, lo disonora. Ne fa ciarpame davanti al resto del mondo. “Mafia Capitale” fa venire i brividi: supera la più sfrenata immaginazione…

Il 25 dicembre 2014 ci si potrà riunire in sereno raccoglimento soltanto per festeggiare l’anniversario della nascita del Cristo nella stalla al freddo e al gelo di Betlemme. Soltanto per quella. L’Italia d’oggigiorno per gli italiani ancora depositari di virtù quali l’onestà, la rettitudine, la generosità, è un imbarazzo, un grave imbarazzo. E’ un’umiliazione. Anzi, è “la” umiliazione. Peggio dell’Otto Settembre! Peggio del 1992, dei fatti che a Milano dettero luogo al lancio di Mani Pulite. 

Che Natale sarà il Natale 2014 per i giovani di questo Paese? Per i giovani i cui diplomi all’atto pratico non hanno peso alcuno, per i giovani stretti nella morsa del contratto a tempo determinato, per i giovani sottopagati, sfruttati, tiranneggiati da novelli padroni delle ferriere; per i cinquantenni ritenuti “in esubero”, ritenuti in esubero dagli stessi personaggi responsabili di disastri o crisi economiche societarie che poi con mefistofelica scaltrezza riescono a volgere a loro favore; per i cinquantenni ai quali nessuno vorrà offrire uno straccio di lavoro… E c’è una famiglia da tirare avanti, figlioli da mandare a scuola, bollette da pagare, le bollette assai esose della luce elettrica e del riscaldamento invernale. E’ una barbarie sociale dinanzi alla quale non battono ciglio sedicenti difensori degli “umili”, dei lavoratori; la Camusso e qualche altro a parte, ma solo loro…

Sarà un Natale triste, forse più triste ancora degli ultimi Natali; salvo che per i “professionisti” del malaffare cronico, cementato, elefantiaco. Vogliamo metterlo con quello di mezzo secolo fa, con quello del 1964??

Natale 1964. La “congiuntura” che a ottobre e novembre avrebbe dovuto mettere in ginocchio l’Italia, è stata neutralizzata dalla Banca d’Italia e dal Governo Moro, governo quadripartito DC, PSI, PSDI, PRI, che ha autorizzato sensibili aumenti nel conio della Lira, moneta che da qualche anno risulta fra le più stabili al mondo, tanto da suscitare ammirazione a Londra, Bonn, Washington, New York.

Nel 1964 si continua a emigrare, ma il flusso corrisponde a un decimo di quello registratosi dieci o dodici anni prima. Si emigra negli Stati Uniti, in Canada, in Australia. Le sorti dell’operaio non specializzato sono tuttora precarie: l’operaio non specializzato è mal pagato e, forse, anche male impiegato. Il bracciantato è ancora un problema poiché nessuno ha la volontà di rilanciare una sana, avveduta politica rurale. L’ordine, impartito con scellerataggine dal Partito Comunista, è questo: via dalle campagne, tutti in città, in fabbrica, nella fabbrica fucina di emancipazione! Acquiescenti DC e PSI.

Si manifesta nelle scuole l’embrione della protesta che si svilupperà inarrestabile fra il 1969 e il 1970. Protesta condivisibile per quel che riguarda l’opposizione allo strapotere di certo corpo insegnante, e per quel che riguarda la denuncia di una Scuola imborghesita, mummificata, lontana dalle grandi “vie di comunicazione”: Inghilterra, Francia, Scandinavia. Anche da noi si comincia a parlare di Marcuse, il filosofo marxista dell’Università di Berkeley il quale nei nostri atenei raggiunge in prestigio e popolarità Adorno, Asor Rosa, Saitta e Chabod, altri campioni del pensiero di sinistra. Sullo stesso solco un altro filosofo già noto in Italia, l’inglese alquanto “charming” Bertrand Russell, anch’egli marxista per via del complesso di colpa verso i poveri, i diseredati e i popoli del Terzo Mondo.

Dieci anni dopo la definitiva sconfitta della Francia in Indocina, umiliata nella battaglia di Dien Bien Phu, s’intensifica l’interesse degli italiani sulla crisi vietnamita apertasi l’anno prima con l’assassinio del capo del Governo di Saigon Ngo Dinh Diem: l’impegno americano nel Vietnam del Sud contrapposto al Vietnam del Nord, comunista, è già massiccio. Nel 1964, sul letto di morte, il Generale MacArthur, vincitore della titanica lotta contro il Giappone nella Seconda Guerra Mondiale, consiglia il Presidente Lyndon Johnson di ritirare le truppe americane dal Vietnam del Sud: “Non andate a cacciarvi in quel ginepraio”! Johnson non lo ascolterà.

Nel complesso l’Italia del 1964 è un Paese che “tira”, che brucia ancora varie tappe; sfoggia un’industria automobilistica di prim’ordine, le Ferrari, le Maserati, le Lamborghini spopolano non solo ‘in casa’, ma anche in Inghilterra, in Germania, in Brasile. Grandi aziende s’informano sui liceali, sugli universitari più brillanti: per loro, ultimati gli studi, c’è lavoro, lavoro ben remunerato all’Eni, alla Pirelli, all’Olivetti, all’Ignis. L’Eni: il colosso degli idrocarburi ha assorbito con stupefacente disinvoltura il terribile contraccolpo della morte di Enrico Mattei, avvenuta nel 1962. Anche l’Eni del dopo-Mattei crea lavoro, valorizza giovani, penetra in nuovi mercati, alle famiglie italiane assicura ottimo riscaldamento invernale a prezzi assai bassi; costruisce raffinerie, raffinerie in India, Siria, Arabia, Norvegia, Venezuela, Jugoslavia. Grossi ricavi, stipendi alti. Semplice. Giusto!

Natale 1964. Al teatro “La Pergola” di Firenze viene rappresentato il dramma di Luigi Pirandello “Vestire gli ignudi”, con uno strepitoso Enzo Tarascio. Nel Natale 1964 i consumi in gran parte del Paese non raggiungono le vette toccate fra il 1958 e il 1962, ma si attestano comunque su quote assai rispettabili, tanto che a Firenze la premiatissima pizzicheria “Calderai”, in pieno centro, ribassa di un poco i prezzi – e incrementa così gli affari!

Alle stelle le vendite di televisori, in Alt’Italia come nel Mezzogiorno, mentre la Rai di quell’epoca fa furore con “Giardino d’Inverno”, “Alta Tensione”, “Canzonissima” e con pregevoli sceneggiati quali “La cittadella”, “I miserabili”, “Il mulino del Po”, “Luisa di San Felice”, “I giacobini”. Nel 1964 il Cinema italiano seguita a ricevere una vasta attenzione internazionale grazie a Visconti, Rosi, Comencini, Monicelli, Bolognini, Petri, Ferreri, Risi, altri grossi registi ancora. Sulla scena intellettuale brillano gli astri di Pierpaolo Pasolini e Beppe Berto. Del tormentato, assai complesso Pasolini esce l’acclamato film “Il Vangelo secondo Matteo” mentre l’altrettanto tormentato, macerato Berto ‘sbanca’ con “Il male oscuro”.

Natale 1964. I Beatles anche sul nostro mercato passano di vittoria in vittoria, ma tengono ancora benissimo Gilbert Bècaud, Edith Piaf, Sergio Endrigo, Nunzio Gallo, Miranda Martino, Betty Curtis, Wilma De Angelis.

Natale 1964. Nel pomeriggio consueta festicciola da ballo in casa Wolf, in Via Repetti, Firenze, zona Mazzini-Masaccio. Fiorentine fra i sedici e i diciotto anni, formose, appariscenti, cotonate, che si vestono come le loro mamme: tailleur, calze con tanto di giarrettiera (nera…), scarpe dal tacco alto, l’aria fatale, un poco annoiata, è arduo intuire che cosa in realtà desiderino, hanno spesso da ridire, da lamentarsi, se non leggi Moravia sei “un idiota”… 

Chi non ha poi tanta voglia di ballare poiché il ballo è “fatuo”, è “borghese”, in casa Wolff disquisisce di Bertrand Russell, Brecht, Moravia, Beckett. Su posizioni ancora salde Steinbeck e Remarque.

C’era spazio per tutti nella Firenze del 1964, nell’Italia del 1964. Eccome se ce n’era.

Ma oggi? Oggi c’è forse spazio per chi non è provvisto di “senso pratico”, per chi “non sa” fare soldi, per chi non balza sul caravanserraglio delle “grandi opportunità”?!

Meno male che nel ’64 c’eravamo. Fummo fortunati assai.

 

 

 

 

 

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