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Se i figli generano povertà l’ultima speranza diventa il Papa

Verranno ricevuti in settemila, tra gentori e figli, in Vaticano. Sono una delegazione di famiglie extra-large che non trovano supporto nello Stato che li strozza con le tasse e li affligge con politici ridicoli e a cui non resta che rivolgersi agli sconfitti di Porta Pia

 

Verranno ricevuti domenica 28 dicembre 2014, dal Papa in Vaticano; quindi, non in luoghi i quali rappresentano le istituzioni dell’Italia repubblicana nata dalla Resistenza, di un’Italia che oggigiorno ci appare in tutta la sua scellerataggine, nel suo egoismo, nella sua miopia, nell’adulazione verso i ricchi e potenti, nell’indifferenza verso i poveri, verso gli emarginati, i licenziati, i lavoratori “in esubero”, i giovani che sbandierano diplomi e lauree e a loro “questa” Italia gaglioffa replica che quei “pezzi di carta” non sono di nessun valore.

Da Papa Francesco – secondo fonti di stampa –  verranno ricevuti  in settemila fra genitori e figlioli, se abbiamo capito bene, noi che si dura fatica a scorrere articoli di giornale scritti con l’aria del “as a matter of fact”, vergati secondo la presunzione che il lettore “già sa”; articoli in molti dei quali manca l’antefatto, manca il riepilogo, indispensabili per fornire al lettore comodità e completezza d’informazione. Nell’Italia che ad alcuni piace da morire, e perciò ci si domanda se abbiano mai conosciuto l’Italia nella quale noi nascemmo e crescemmo, è morto anche il giornalismo italiano, morto nella forma come nella sostanza.

Torniamo ai settemila che domani riceveranno udienza presso gli “sconfitti” di Porta Pia e non, appunto, fra i discendenti dei vincitori di Porta Pia. Sono la “delegazione” delle cosiddette “famiglie extralarge”, quelle con più di tre figlioli ciascuna. “Oggi i figli generano povertà”: così, venerdì scorso, s’è espressa una mamma, mamma di quattro rampolli, nel breve incontro con una cronista del quotidiano La Repubblica

Care lettrici, cari lettori, avrete di sicuro prestato attenzione a quelle cinque parole, cinque, sole parole, ma grosse e pesanti come macigni: duro, durissimo, eloquente atto d’accusa contro una classe politica imbelle, intenta a conservare agevolazioni e privilegi, sprofondata nelle discettazioni, nelle disquisizioni fini a se stesse; amante, “voluttuosissima”, della campagna elettorale “permanente”, del gioco partitico, dell’intrallazzo correntizio, del sondaggio incessante, martellante: del talk-show da cui nulla di originale, fiero, dignitoso, nasce; amante, cieca, della sua stessa mediocrità, della sua stessa ineleganza, della sua stessa arretratezza: che senso ha possedere dai 2 ai 3 o 4 telefonetti cellulari “ultima generazione” se al Parlamento non si presentano disegni di legge coi quali si dimostri di lottare in nome della giustizia sociale e degli interessi supremi del Paese? Che senso ha sfoggiare luminosi, anzi, rutilanti “telefonini” sottoposti a impiego massiccio, se nel Terzo Millennio dell’Era Cristiana non si conosce l’inglese, non si conosce il tedesco e lasciamo perdere il francese? Se sprovvisti quindi di accompagnatore o accompagnatrice versati nelle lingue, non ci si azzarda a prendere da soli un jet e a sbarcare a Heathrow o a Charles De Gaulle? Se al di fuori del perimetro della propria bottega mercantil-politica, si appare goffi, impacciati: pesci fuor d’acqua?? Detto in parole povere, all’antica, con l’immediatezza richiesta dalla circostanza, l’Italia d’oggi è nelle mani di questa genia; della genia alla quale nulla importa del destino non solo dei cittadini, ma delle generazioni che verranno.

In “questa” Italia, ecco, “i figli creano povertà”. Non è forse impressionante? Non è scandaloso? Non è spaventoso? Non è drammaticamente significativo che torme di nostri connazionali domani si rechino dal Papa e al Papa che vive a San Pietro e non al Qurinale, facciano presente che i governi italiani ignorano, senza giustificazioni, le loro necessità, anche quelle più essenziali; le loro delusioni, le loro ansie, le loro angosce. E le umiliazioni patite “anche” a opera di potenti i quali alle 9 di mattina circolano in abito da sera (!), sgambettano come burattini o procedono a un passo cadenzato costruito, artefatto, quindi ridicolo; dispongono di automobili gigantesche e perciò grottesche; nutrono amore incondizionato, cieca fiducia per la “deregulation”, per la delocalizzazione; per il contratto a tempo determinato.

Niente di tutto questo sarebbe un tempo accaduto. Anzi, i pater familias con moglie e tre, quattro, cinque, se non sei o sette, figli a carico, dallo Stato avrebbero ricevuto, con regolarità, con puntualità, l’indispensabile assegno familiare, il congruo sussidio con cui sfamare tutte quelle bocche poiché il solo salario, sebbene non proprio modesto, non avrebbe certo potuto far fronte alle esigenze di famiglie talmente numerose. Non ci sarebbe certo stato bisogno di rivolgersi a Pio XII o a Pio XI… Lo Stato Italiano garantiva il sostentamento necessario a famiglie che, altrimenti,  sarebbero rimaste stritolate dalle privazioni, dagli stenti, dalle rinunce, dalle malattie causate dalla miseria. Lo Stato Italiano si faceva carico di chi con le sole proprie forze non ce l’avrebbe umanamente potuta fare. Uno Stato, un Governo dimentichi dei non abbienti, non sono uno Stato, un Governo: sono l’antitesi di Stato e Governo.

La spesa pubblica non metteva per nulla in ginocchio lo Stato. La spesa pubblica non creava i deficit da raccapriccio che si registrano oramai da trent’anni, se non di più, e non si vede come se ne possa uscire, con questi personaggi che “fanno politica”, con questi “eroi”, “questi spiriti nobili al servizio del cittadino”…

Le tasse… Le tasse di allora, e come quelle dell’Italia uscita dalla guerra e ricostruitasi in modo egregio, non strangolavano nessuno: non t’arrivavano cartelle esattoriali “da infarto”, o “da svenimento”. Avevi bisogno, nel 1936 come nel 1956, di far sentire le tue ragioni: ebbene, trovavi nell’apparato statale chi t’ascoltava, chi ti veniva incontro, e nel saldo ti agevolava e ti ci agevolava nella gioia di rendersi utile a un cittadino, un cittadino come lui stesso. La Nazione ti era amica. Non certo nemica.

Oggi, invece, ecco che per moltitudini di italiani, è il Papa, guida sprituale dei cattolici e guida dello Stato Vaticano, a rappresentare l’ultima speranza. L’ultima speranza per gli eredi dei conquistatori del 1870…

A questo punto è voluta arrivare l’Italia…

 

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