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L’epidemia romana dei vigili urbani e il “sistema” del privilegio

Alberto Sordi nel film Il vigile (1960), per la regia di Luigi Zampa

Alberto Sordi nel film Il vigile (1960), per la regia di Luigi Zampa

Oltre l'80% dei vigili urbani della città di Roma, nella notte di Capodanno, erano "assenti giustificati". Si ha l’impressione che certi fenomeni, non solo siano tollerati, ma, di fatto, siano incoraggiati: perchè implicano un apparato pachidermico che così autogiustifica la sua esistenza e il suo mantenimento

 

Nella notte di Capodanno, com’è noto, su 900 vigili urbani previsti in servizio nella città di Roma, ne erano disponibili solo 165. Tutti gli altri erano assenti giustificati. Malattia, donazione del sangue. L’episodio, in realtà, non è episodico. Non in queste proporzioni (l’83% circa), ma di queste defezioni-“carte a posto”, negli enti locali di tutt’Italia se ne danno non infrequentemente. Si ha l’impressione che il fenomeno, nonchè essere ampiamente ammesso, sia, di fatto, persino incoraggiato. Ma come, direte? Ecco come.

Appena rilevato il dato, il Vice-sindaco di Roma, Luigi Neri, ha annunciato l’avvio di un indagine interna (e uno). Ma già oggi era intervenuto, s’intende, anche il Comandante dei vigili, Raffaele Clemente, (e due), lasciando che si sapesse di un suo incontro con il Procuratore della Repubblica Aggiunto, Maria Monteleone, con cui si sarebbe convenuto una sorta di stand-by dell’azione penale, da sciogliere definitivamente solo all’esito degli accertamenti amministrativi comunali (e tre). Comunali: perchè, saputo del fattaccio, anche il Ministro Marianna Madia, ha tuonato via Twitter, seppure con prosa da telegramma d’antàn: “Ispettorato Ministero Funzione Pubblica subito attivato per accertamenti violazioni e sollecito azioni disciplinari” (e quattro). Stop. E invece no. Perchè, a parte il fatto che l’ineffabile “sollecito azioni disciplinari” parrebbe alludere ad una ulteriore istanza decisionale (che sarebbe la quinta), anche il Presidente del Consiglio ha voluto precisare, ancora via Twitter: “Ecco perchè nel 2015 cambiamo le regole del pubblico impiego”, annunciando l’intervento del Parlamento e di una riforma necessariamente legislativa (e cinque; ma, come detto, potrebbe essere pure sei). 

E il bello (o il brutto) è che ciascuno di questi Soggetti pubblici, isolatamente considerato, non solo ha titolo per intervenire, ma pure l’obbligo (per il Parlamento, l’obbligo è genericamente politico). E’ la magia dei “profili giuridici”. Per cui su uno stesso fatto l’estro istituzionale può accatastare un caleidoscopio di figure, tutte materiate di uffici, personale addetto e “sfera di competenza”, senza che nessuno risulti mai di troppo. E non va sottaciuto che, quanto meno per le certificazioni mediche, è sempre possibile che l’autorità sanitaria locale avvii, a sua volta, accertamenti sui medici, che si presume siano stati di manica larga nel riconoscere malattie fulminanti: con l’aggiunta, dunque, di un altro “soggetto verificatore” (e sei/sette). E la Corte dei Conti, no? Infatti c’è il “danno erariale” che, in ipotesi, potrebbe essere stato arrecato all’Ente: e quindi c’è pure il suo diritto ad essere tenuto indenne dalla perdita economica, per il mancato servizio da inadempimento del dipendente (e sette/otto). 

Che dite, non è un delirio? Non basterebbe e avanzerebbe l’Ente Locale? 

Giacchè, se si volesse agire seriamente, si dovrebbe agire semplicemente. Una multa, anche di 200 euro, pagata cash e subito, non sarebbe rimedio inefficace, visto che si rivolgerebbe, per lo più, a titolari di stipendi normali. Sarebbe grottescamente sproporzionato, viceversa, perseguire obiettivi teoricamente massimali (la destituzione, la sanzione penale), che, vista la posta in gioco, giustificherebbero un’estenuante lotta all’ultimo comma fra singolo impiegato ed Ente: quando, ripeto, un energico scappellotto, ma vibrato all’istante, conseguirebbe in sicuro effetto-memoria. Invece, un simile, pachidermico, apparato, pronto a mettersi indifferentemente in moto (e ad arenarsi) per una specie di marinatura scolastica come per ammanchi multimiliardari, oltre che costare cifre indicibili, messo alle strette fra decapitare e perdonare, il più delle volte, finirà col chiudere un occhio: e magari entrambi. 

Solo che la via della semplificazione è impervia: semplificare, inevitabilmente, significherebbe mandare un buon numero di persone a casa, o comunque invitarle a trovarsi un lavoro vero. Preferibilmente non a carico della fiscalità generale. Ma in questa depandance dell’Unione Sovietica che fu, chiamata pubblico impiego italiano, un Apparatcik, di ogni ordine e grado, specie se impugna la bandiera del “controllo di legalità”, non si tocca manco morto. Ed anzi, più alto si solleva il polverone, più “l’imparzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione”, predicati dall’art. 97 della Costituzione, autogiustificano uno sterminato numero di addetti all’intervento. Poi la polvere si placa, magari dopo l’offerta di un qualche Capricchio Espiatorio, e tutti pronti per la prossima indignazione. Che è uno stipendio facile facile.

Ecco perchè dicevo all’inizio che simili fenomeni, a ben vedere, sono funzionali a quello che, un  tempo, qualcuno avrebbe chiamato “il sistema”. Il “sistema” non è necessariamente quello fantomatico della “trattativa”, o delle “bombe della Repubblica”, o dei collegamenti occulti con le multinazionali massoniche e plutocratiche, e così via. Il sistema è il privilegio, minuto, capillare e sindacalizzato, di non pagare, per un errore, anche solo un euro. E’ il privilegio di chiamare lavoro la rendita di posizione: minuta, capillare e sindacalizzata. 

 

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