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Parigi val bene una reazione contro il radicalismo islamico e in difesa dei musulmani moderati

La folla a Parigi domenica

La folla a Parigi domenica

L’integralista islamico non ragiona come noi. Non segue i nostri “tempi”. Guarda parecchio avanti: il suo scopo non è quello d’essere lui stesso a riportare sugli “infedeli” la vittoria decisiva: gli basta sperare che al trionfo ci arrivi un suo erede, non importa se fra 10 o 100 anni

Oltre un milione di persone in piazza a Parigi domenica 11 gennaio, lungo gli Champs Elysée, a Boulevard Saint-Michel, in Rue Rivoli, nella mestosa Place de la Republique, per dimostrare, in luoghi suggestivi, saldamente legati alla Storia della Francia, alla Storia del “faro dell’Umanità”; il raccapriccio e lo sdegno in esse suscitati dal terrorismo islamico con la strage di mercoledì scorso al Charlie Hebdo. Manifestazioni anche a Marsiglia, a Lilla, Bordeaux, a Saint-Etienne in altre città della Francia, dall’Ile-de-France all’Aquitania, dalla Piccardia alla Provenza, alla Camargue. Giusto così, riprovazione e dolore vanno mostrati.

Detto questo, non siamo più d’accordo… Non possiamo essere d’accordo. E’ ormai da tempo immemorabile in Occidente, e in particolare in Italia, che la criminalità di ogni matrice viene “combattuta” con sfilate, esibizione di striscioni, fiaccolate, tutte cerimonie assai spettacolari, perfino bagnate dalle lacrime, lacrime sincere. Ma qui si ferma la protesta. Qui la protesta s’esaurisce. Un elevato numero di occidentali – un elevato numero di italiani – crede di fare in modo egregio la propria parte, appunto, con la protesta; in parecchi casi la coscienza la ci si mette a posto così… Si è data prova di “solidarietà” verso le vittime e le famiglie delle vittime; si è sfoderata una “militanza” degna di elogio. Ci si è esposti! Si, questo è vero: scendere così numerosi in piazza in circostanze come quella parigina, vuole “anche” dire rischiare sul serio la pelle: può sempre essere in agguato il terrorista arabo, che prova sommo gusto quando annienta vite “cristiane”; può sempre incombere la vile cellula islamica fornita di armi efficientissime, provvista d’ esplosivo.

Ma sapete come reagiscono gli assassini dell’estremismo islamico alla vista di europei, di cristiani i quali in pubblico dànno prova di così enorme mestizia, di così enorme tristezza? Sapete in che modo i terroristi giudicano i dimostranti come quelli che oggi marciano nelle vie di Parigi? Li considerano vinti. Li considerano deboli. Li vedono come imbelli pronti, appunto, al pianto; incapaci di una reazione collettiva, incapaci di pretendere dai loro governi una risposta corale attraverso la quale si cambia registro, si cambi un registro ormai in uso dalla fine dell’”Algerie Française” nel 1962. Lo si cambi con l’applicazione di nuove regole: nuove sul piano dell’immigrazione, sul piano del controllo territoriale, come quello che, giustamente, da noi eseguivano un tempo i Carabinieri; nuove  nell’àmbito legislativo, nella definizione di obiettivi da colpire e da colpire non solo con precisione, ma soprattutto con rapidità; nuove nel quadro della Scuola e dell’intero apparato sociale della nazione.

Tutto questo lo dovremmo “anche” all’agente arabo ammazzato a sangue freddo mercoledì scorso da uno dei fratelli Kurachi. Vanno infatti difesi anche loro, i musulmani d’animo specchiato, i musulmani rispettosi della Legge del Paese che li ospita o del Paese in cui essi stessi sono nati e cresciuti. Ma, ahimè, s’allarga la macchia dei nordafricani e medio-orientali che, pur nati in Francia o in Inghilterra, nessun dovere avverto verso Francia e Inghilterra. Anzi: ne cercano, e volte ne ottengono, l’umiliazione; e sempre in modo tristemente spettacolare.

Care lettrici, cari lettori, ma ce le siamo dimenticate le invasioni arabe del primo Medio Evo? Ci siamo dimenticati la Battaglia di Poitiers, del 732 d.C., senza la cui vittoria cristiana, in territorio franco, la Storia non solo in Francia, ma in tutta l’Europa Occidentale sarebbe cambiata? Ci siamo scordati l’altra vittoria cristiana nell’assedio di Vienna posto dai Turchi e terminato, appunto, nel 1683 col successo europeo? E siamo anche dimentichi di Lepanto 1571? Sono forse fumetti le scorrerie musulmane sulle nostre coste, scorrerie finite solo nel Sei-Settecento? E non sono forse mai avvenuti i massacri di Otranto, Positano, Sperlonga…? Chi di voi ha difatti mai visto l’Ossario di Otranto? Vale la pena sobbarcarsi 18-20 ore d’aereo andata e ritorno per posare lo sguardo su uno dei più impressionanti, eloquenti quadri della Storia.

Facciamo chiarezza anche sul rapporto fra Sicilia da una parte e musulmani e svevi dall’altra. Gli Arabi, come in Spagna, realizzarono  in Sicilia opere architettoniche, idrauliche, paesaggistiche di rara bellezza; ma lasciarono agli autoctoni solo i lavori più umili, più faticosi, estenuanti.  Al contrario, Federico II di Svevia volle servirsi soprattutto di menti siciliane. Ci vide giusto. Fu davvero un grande.

Non si creda, no, che gli attentati islamici altro non siano che serie di raffiche “sporadiche”, e che nulla, in fondo, sia destinato a turbare la nostra vita di europei, cristiani, italiani, francesi, inglesi. L’integralista islamico non ragiona come noi. Non segue i nostri “tempi”. Guarda parecchio avanti: il suo scopo non è quello d’essere lui stesso a riportare sugli “infedeli” la vittoria decisiva: gli basta sperare che al trionfo ci arrivi un suo erede, non importa se fra 10 o 100 anni. Sì, così ragiona il fondamentalista. Il dramma è che in Occidente, questo non lo si vuol capire.

 

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