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State of the Union 2015: l’importanza del superfluo

Al discorso annuale di fronte alle Camere del Congresso americano il presidente Obama propone un'ambiziosa iniziativa economica che non ha alcuna possibilitá di diventare legge e che tuttavia svolge un ruolo politico fondamentale

In occasione del tradizionale discorso di gennaio sullo Stato dell'Unione, il presidente americano Barack Obama ha fatto sapere la sua intenzione di proporre un ambizioso programma di ridistribuzione economica che prevede, tra le altre cose, ingenti sgravi fiscali per il ceto medio e l'eliminazione totale della retta dei community colleges, gli istituti universitari biennali gestiti dai governi locali che rappresentano il primo gradino dell'istruzione superiore negli Stati Uniti.

In teoria, questa proposta dovrebbe ottenere il sostegno del Partito Repubblicano che, dall'inizio di quest'anno, controlla entrambe le camere del Congresso. Da anni infatti, il GOP ha fatto proprio degli sgravi fiscali il cardine della sua politica economica; una "panacea" da applicare in tutte le congiunture, sia in periodi di crescita che in quelli di contrazione.

Purtroppo però, come previsto dalla maggior parte del commentariato politico, la proposta di Obama non ha alcuna possibilità non solo di essere tramutata in legge ma neanche di essere messa ai voti dalla nuova maggioranza conservatrice perché il presidente intende finanziare questi sgravi fiscali sulle famiglie con un aumento delle tasse per i ricchi e per i grandi istituti bancari.

Un ingenuo osservatore esterno potrebbe far notare che una diminuzione delle imposte sul ceto medio finanziata con un aumento della pressione fiscale sui super-ricchi potrebbe rappresentare comunque un successo per un partito come quello repubblicano che ha fatto della lotta alle tasse il suo tradizionale cavallo di battaglia. La percentuale della popolazione che trarrebbe vantaggio da una legge del genere infatti, é di gran lunga più vasta rispetto all'esigua minoranza di milionari che sarebbero costretti a pagare di più. In termini macroeconomici totali inoltre, la differenza tra le imposte ridotte (per il ceto medio) e quelle aumentate (per i ricchi) é, nelle proiezioni della Casa Bianca, uguale a zero vale a dire che si tratterebbe solo di uno "spostamento" della pressione fiscale da un gruppo sociale all'altro ma che risulterebbe, al netto, fiscalmente neutrale. Non si creerebbero, in altre parole, né nuove tasse ne si cambierebbe la percentuale totale sugli imponibili.

Lo stesso "osservatore neutrale", dall'alto della sua inguaribile ingenuità, potrebbe anche notare che una ridistribuzione delle risorse di questo genere avverrebbe in un momento ideale dal momento che la disuguaglianza sociale in America ha acquistato proporzioni allarmanti al punto da compromettere la stessa solidità della ripresa economica che il paese sta attraversando.

Invece, i conservatori accoglieranno anche questa proposta presidenziale con lo stesso atteggiamento politico che hanno riservato a qualsiasi altra iniziativa proveniente dalla Casa Bianca negli ultimi sei anni: ostruzionismo totale.

La mia previsione personale, alla vigilia del discorso presidenziale, é che nei prossimi giorni i repubblicani sosterranno, come motivo della loro opposizione, che le tasse devono essere diminuite per tutti, non solo per il ceto medio. Anzi, a maggior ragione, sono proprio i ricchi che meritano un maggiore alleggerimento della pressione fiscale perché essi rappresentano il "ceto produttivo" o, per usare un termine coniato proprio a questo scopo, sono i "job creators" i "creatori di impiego".

Secondo questa teoria partorita dai think tank conservatori, ogni dollaro che i ricchi non versano all'erario viene re-investito e crea, indirettamente, occupazione e un conseguente allargamento della base economica. Un circolo virtuoso.

Stando a questa tesi, i ricchi del paese (una minoranza), per il solo fatto di essere tali, sarebbero gli unici dotati di quello spirito imprenditoriale che li spinge a rischiare, a mettersi in gioco ed, eventualmente, a creare nuovi posti di lavoro per i "comuni mortali". Ma quante sono le persone ugualmente dotate di spirito imprenditoriale che potrebbero, potenzialmente, creare nuove attività se solo venissero date loro le giuste opportunità economiche ed educative? Quanti sono i giovani americani che non riusciranno mai ad emergere perché riescono a stento a sbarcare il lunario o non possono permettersi i costi astronomici dell'istruzione superiore?

Inoltre, pur volendo riconoscere alla "classe imprenditoriale" esistente il talento e l'iniziativa necessari a creare posti di lavoro, non sarebbe il caso di concedere loro sgravi fiscali subordinati a questi investimenti? Dopotutto, chiunque chieda un prestito in banca per iniziare un'attività deve offrire delle garanzie.

Non sarebbe opportuno quindi che anche il governo subordinasse un trattamento fiscale di favore solo a coloro che dimostrino di reinvestire effettivamente queste risorse?

Una teoria, questa repubblicana dei "job creators" che contraddice completamente l'essenza stessa del "Sogno americano" di cui essi stessi si dicono fautori: quello dell'emancipazione sociale dagli stenti al successo ottenuto col l'ingegno, il lavoro e la perseveranza individuale.

E' interessante notare inoltre che il GOP si é sempre proposto come il partito della responsabilità fiscale, vigorosamente opposto ad ogni forma di spesa pubblica (a meno che non sia per la difesa o la sicurezza nazionale) e arduo sostenitore della necessità di pareggiare i bilanci.

Eppure, nel caso Obama proponesse un allargamento della riduzione fiscale che includa non solo il ceto medio ma tutti, comprese le classi più abbienti, non ci sarebbe da stupirsi se il Partito Repubblicano sosterrebbe l'iniziativa con entusiasmo a dispetto del fatto che, una tale riduzione delle entrate fiscali si tradurrebbe in un drastico peggioramento del disavanzo pubblico.

Il motivo di questa contraddizione, sta nel fatto che il vero scopo che si cela dietro l'apparenza virtuosa della Destra in materia fiscale, é quella di voler ridurre le entrate delle casse statali per creare intenzionalmente un disavanzo del bilancio pubblico che a sua volta diventi, con la scusa di tenere i conti in pareggio, un pretesto per tagliare i programmi sociali che essi detestano per ragioni ideologiche.

Ecco perché, malgrado sia destinata al fallimento, questa proposta di Obama svolge comunque un ruolo importante. Sotto la maschera dell'iniziativa economica, in realtà questa dell'amministrazione é un'azione puramente politica il cui scopo é quello di rivelare all'elettorato come in questi ultimi anni, il movimento conservatore americano abbia completamente abdicato la sua funzione di governo della collettività e sia decaduto ad un ruolo di vassallo e protettore dei ricchi e potenti del paese.

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