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Sicilia fallita: la clava di Ambrosetti colpisce alla cieca e non chi dovrebbe

Palazzo dei Normanni a Palermo, sede dell'Assemblea siciliana

Palazzo dei Normanni a Palermo, sede dell'Assemblea siciliana

Nella sua Sicilitudine, Giulio Ambrosetti usa la clava accumulando caoticamente fatti e misfatti ma dimentica di far fare un esame di coscienza ai siciliani che si fanno governare dai galoppini invece di eleggere politici capaci e intelligenti

 

Con tutto il rispetto per la sicilitudine e la Sicilia, Giulio Ambrosetti si munisce di una clava e colpisce alla cieca, accumulando caoticamente fatti e semifatti e ignorandone altri, elencando numeri come fossero la faccia di verità indiscutibili, dimenticando che con i numeri si può giocare all'infinito e si possono rivoltare per tutti i versi. Osservazione forse troppo facile, ma, innanzitutto la Sicilia (senza la quale l'Italia si impoverirebbe) deve farsi un esame di coscienza molto prima di riversare le colpe sugli altri. Trovi politici capaci e intelligenti e li elegga, anziché farsi governare dai galoppini di Andreotti, dai Cuffaro, dai Lombardo e, se si vuole, dai Crocetta. La catilinaria contro l`Unione Europea è scriteriata, a dir poco. Con tutti i suoi difetti, talora insopportabili, l`UE è un grande progetto, se non altro, ma non solo, perché consente a popoli che si sono scannati nei secoli di convivere pacificamente.

E, anche, di prosperare, in un mondo complicato, spesso incomprensibile e intrattabile. Il debito pubblico in Italia è stato creato negli anni di Craxi e di De Mita. Poi si è scivolati sulla china delle spese incontrollate e degli interessi da pagare. I governi Prodi hanno cercato di contenerlo, i governi Berlusconi lo hanno ignorato o vieppiù massacrato. Il governo Renzi ha dieci mesi di vita, giudicarlo adesso con il carico di problemi che si è trovato automaticamente sulle spalle è prematuro. Il debito aumentato di 100 miliardi è una conseguenza inevitabile degli interessi da pagare. Nessun governo avrebbe potuto evitarlo. Se non altro, con la riduzione dello spread, dovuta alla relativa stabilità politica (per quanto non ci conterei a lungo), si è evitato di pagarne molte centinaia di più, se non andare in bancarotta.

Enzo Pollono, Evergreen, Colorado


Ecco qui la replica di Giulio Ambrosetti al lettore Enzo Pollono

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