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La cultura dell’emergenza

Ormai i media parlano soltanto di novità o di emergenze o di celebrity, tutto ciò che sia appiattito sul presente e che debba essere consumato in pochi giorni, in modo da poter passare subito alla successiva novità ed emergenza. Per questo gli articoli sulla fontana di Roma suonano falsi, vuoti, ipocriti

 

Centinaia di curiosi a vedere e fotografare la Barcaccia a piazza di Spagna, che è sempre stata lì ma a parte pochi turisti nessuno ci faceva caso; al massimo la gente ci si sedeva attorno per mangiare il gelato. Dubito che i nuovi appassionati sappiano qualcosa della sua storia, per esempio che per la prima volta una fontana fosse costruita come un’unica composizione scultorea. A interessarli sono solo i piccoli pezzi mancanti, gli sfregi effettuati dai teppisti olandesi – e peccato che la fontana sia stata ripulita, con i rifiuti faceva ancor più “evento”. E i giornalisti tutti lì a fotografare i curiosi che fotografano, e a riempirsi la bocca di cultura, loro, che la confondono con il successo e che infatti ordinariamente preferiscono dedicare la loro attenzione a Fabio Volo o a Mario Balotelli o a “Cinquanta sfumature di grigio”. 

È che ormai i media parlano soltanto di novità o di emergenze o di celebrity, tutto ciò insomma che sia appiattito sul presente e che debba essere consumato in pochi giorni, in modo da poter passare subito alla successiva novità ed emergenza. L’idea di classico, tradizione e bene comune è completamente avulsa dalla loro mentalità: per questo gli articoli dei quotidiani sulla fontana di Bernini suonano così falsi, così vuoti, così ipocriti. Altrimenti, oltre che di quei danni, si sarebbero magari dovuti occupare, mettiamo, della rovina in cui dopo il terremoto di cinque anni fa è stato lasciato il centro storico dell’Aquila, uno dei più ricchi d’Italia, con le sue cento chiese; oppure dello scempio di Pompei, i cui reperti, dopo essere stati estratti dal terreno che li aveva preservati per millenni, giacciono abbandonati alle intemperie, al degrado e ai furti (qualcuno ricorda che nemmeno un anno fa fu staccato e trafugato l'affresco di Artemide?) per mancanza di fondi, che ci sono per comprare gli F35 ma si sa con la cultura non si mangia. 

Si mangia invece con la pseudo-cultura del turismo di massa, quello che permette alle mega navi da crociera di sfiorare San Marco, che trascura l’educazione e si inventa grandi mostre e esposizioni più o meno universali, o che induce milioni di persone a visitare il centro di Firenze come se fosse Disneyland, senza alcuna preparazione e dunque senza ricavarne niente, se non un selfie davanti al David (generalmente la copia di Piazza della Signoria ma che differenza fa? e poi davanti all’altro i selfie se li fa solo Renzi insieme ad Angela Merkel) per dimostrare agli amici di esserci stati. 

Invece che denigrarli, quei tifosi olandesi andrebbero invitati all’Aquila o a Pompei o in uno qualsiasi dei tanti siti del nostro straordinario patrimonio storico e artistico, e opportunamente riforniti di birra: chissà che dopo che avranno rotto un mattone o due qualcuno si muova e faccia qualcosa per salvare quei monumenti; chissà che i benpensanti italiani si sentano sufficientemente oltraggiati da staccarsi dalla tv e dai loro show americani preferiti e tornare a guardare e conoscere il loro territorio, le bellezze delle loro comunità.

 

[Chi voglia riflettere in modo non superficiale su cosa davvero sia un patrimonio culturale, invece di ascoltare le cazzate in diretta di Sgarbi vicino alla fontana, legga il bel libro di Pier Luigi Sacco e Christian Caliandro, Italia reloaded. Ripartire con la cultura (Il Mulino)].

 


Altri articoli di Francesco Erspamer nei blog Controanalisi  e Il pensiero inelegante.

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