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Rudy Giuliani, All he needs is love

Con le sue recenti dichiarazioni sul fatto che il presidente Obama "non ama l'America" l'ex sindaco di New York Rudy Giuliani mostra di aver perso anche quel po' di dignitá e di statura morale accumulati nel corso dei suoi anni alla guida della Grande Mela

Il termine inglese "washed-up" significa più o meno "portato a riva dalle onde" e si riferisce quindi, a qualcosa che é restato in mare per un lungo periodo di tempo e che, per questo motivo, é ormai rovinato; irrimediabilmente deteriorato.

Ma, nella sua accezione inglese, il significato di "washed-up" ha anche un'altra sfumatura che allude a qualcosa di "obsoleto" o, nel caso si riferisca ad una persona, a qualcuno che non si é reso conto che i tempi sono cambiati e continua ad utilizzare un comportamento ormai superato, in disuso e, essendo l'unica a non rendersi conto del carattere ormai sorpassato del suo modo di agire, finisce con l'apparire patetica, come uno di quei soldati giapponesi abbandonati da anni su un atollo tropicale che hanno continuato ad attendere il nemico rifiutando di accettare il fatto che la guerra fosse finita da tempo.

Questa espressione mi é tornata in mente la settimana scorsa, quando l'ex sindaco di New York, Rudy Giuliani ha dichiarato ad una cena in onore del governatore del Wisconsin e potenziale candidato repubblicano alla Casa Bianca Scott Walker, che il presidente Obama "non ama l'America" perché "é stato allevato in maniera diversa dal modo in cui voi ed io (Giuliani e i suoi interlocutori – NdR) siamo cresciuti: nel rispetto e nella dedizione per questo paese".

Di fronte all'assurdità di una dichiarazione di questo genere, é facile restare senza parole, cercando di separare, strato per strato, i vari livelli di ipocrisia che rendono questa storia incommensurabilmente patetica.

Da un punto di vista puramente sostantivo, cioè dei contenuti di quanto dichiarato da Giuliani, vale la pena ricordare il fatto che il presidente Obama é stato allevato dai nonni materni: Stanley e Madelynn Dunham. Nonno Stanley ha combattuto nella Seconda Guerra Mondiale in Francia subito dopo lo sbarco alleato in Normandia mentre la nonna Madelynn, per sbarcare il lunario, faceva il turno di notte in una fabbrica di velivoli militari in Kansas. Queste note biografiche sono importanti perché nella cultura americana, la dedizione militarista é l'unità di misura dell'amor di patria.

Mentre il padre é restato fondamentalmente assente dalla vita del giovane Obama, la madre, Ann Dunham, ha diviso il tempo tra l'educazione dei figli e la carriera accademica.

Con questi dati alla mano dunque, non si capisce esattamente quali sarebbero, secondo Giuliani, i parametri o i retroscena familiari che rendono l'infanzia di Obama particolarmente diversa da quella di altri ragazzi della sua generazione e in qual modo, queste presunte divergenze da un modello familiare "ortodosso" si traducano nel presunto, tiepido patriottismo di cui Giuliani accusa Obama.

L'ipocrisia delle dichiarazioni dell'ex sindaco di New York appaiono ancora più clamorose se si pensa che quella dello stesso Giuliani é una storia familiare di immigrazione relativamente recente e non sempre esemplare. Harold, il padre dell'ex sindaco infatti ha trascorso un periodo di detenzione nel carcere di Sing Sing per rapina e, quanto pare, ha avuto imbarazzanti legami con la malavita italo-americana di Brooklyn. E' ovvio che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli e Giuliani si é distinto proprio per la sua lotta alla criminalità organizzata durante i suoi trascorsi come Procuratore Distrettuale. Ma, con una storia familiare come la sua, viene da chiedersi se Giuliani senior fosse proprio il tipo da impartire lezioni di patriottismo filo-americano al giovane Rudy intorno al focolare domestico.

Al di la' dei retaggi familiari, le accuse di Giuliani sono inoltre completamente infondate nei fatti e, a dimostrazione di questo, il Washington Post ha pubblicato di recente una lista dei commenti e delle considerazioni fatte pubblicamente dal presidente in questi anni che mettono in risalto proprio quell'eccezionalismo americano al cui altare, secondo Giuliani, Obama non si sarebbe sufficientemente prostrato. 

Per quanto assurde tuttavia, le dichiarazioni di Rudy Giuliani si inseriscono perfettamente nel filone della strategia che i conservatori hanno intrapreso nei confronti del presidente durante questi anni: quella di un'implacabile e continua campagna di attacchi personali la cui fondatezza é un elemento del tutto secondario e che vanno inquadrati invece nel tentativo di manipolare la percezione di una certa opinione pubblica con commenti che, pur senza mai attraversarne esplicitamente il confine, giocano su un radicato risentimento razziale nei confronti di questo presidente e che é ancora diffuso in un certo settore della popolazione. Il problema é che, a parte questi gruppi irriducibili, questa strategia repubblicana sta diventando sempre più obsoleta e coloro che, come Rudy Giuliani, insistono nel praticarla, rischiano di marginalizzarsi da soli perdendo, di fronte all'opinione pubblica anche quel poco di dignità acquisita in periodi di maggiore chiarezza ed onestà intellettuale.  

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