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Emergenza migranti: tanta retorica, pochissimi fatti

Federica Mogherini

Federica Mogherini

Non se ne può più di personaggi della politica i quali ci indicano il buon esempio sui migranti, ma il buon esempio non lo vogliono dare. Non abbiamo bisogno dei loro “appelli” alla solidarietà. I rischi, i disagi, li fanno subire ai cittadini “qualsiasi” che in Italia voce più non hanno, difensori più non trovano

E’ emergenza-migranti. Lo è da parecchi anni e sempre lo sarà finchè ci ritroveremo sulla schiena questa classe politica che fa tanta, aerea accademia; che pontifica, filosofeggia; ricorda molto da vicino l’Azione Cattolica, una serie, interminabile, di buone intenzioni che, rovesciate, sui cittadini italiani, rappresentano un qualcosa di così iniquo che Sant’Agostino sicuramente condannerebbe col suo elegante, ma aspro, incisivo linguaggio.

L’Alto rappresentante della Ue per gli affari esteri, Federica Mogherini, romana, classe 1973, ci viene ora a dire che nessun migrante il quale metta piede sul territorio nazionale italiano, o sul territorio nazionale di altri Paesi della Ue, o venga intercettato in mare, “sarà respinto contro la sua volontà”. Benissimo: perché allora Federica Mogherini non comincia coll’accollarsi un paio di famiglie, o anche tre o quattro, che arrivano trepidanti, colme di ben giustificata speranza, commoventi nella loro visione dell’Europa come di un mondo ricchissimo, sì, opulento, disposto a dare lavoro, a retribuire alquanto bene il lavoro prestato? Visto l’aspetto, visto lo stile, viste la sicumera e la predisposizione pastorale della signora in questione, ci pare lecito ritenere che Federica Mogherini disponga di almeno un bell’immobile, immobile sontuoso che si presenta con numerosi vani; dimora, sì, assai spaziosa, ben più che “confortevole”. Ci sono poi le sue amiche, di sicuro numerose anch’esse, così sollecite, gaudiose, generose, certo, sempre pronte a esaudire i desideri dell’augusta amica: sarebbe sconveniente, perfino volgare, non accontentare la cara, diletta Federica la quale si dedica con così tanto slancio alla difesa dei poveri, delle povere che bussano (detto senza ironia alcuna) con ansia straziante alla porta dell’Europa, alla porta dell’Italia, sulla soglia del “mondo perfetto”, di nazioni le quali poggiano su antiche e nobili tradizioni.

Ecco: comincino loro, la signora Mogherini e le dame del suo ambiente parecchio “chic”, a passare dalla retorica ai fatti. Comincino loro a “sporcarsi” con disgraziati e disgraziate che arrivano sudaticce, unte e bisunte; con gli stessi vestiti da una, due, tre settimane. Gente che da tempo immemorabile sopravvive col consumo di un solo, al massimo due, alimenti al giorno; e che cosa siano bistecca, spinaci, patate fritte, neanche lo sa. Si imitino i pugliesi, molti dei quali “semplici” artigiani, sterratori, spaccapietre, fabbri, falegnami, contadini, impiegati, pensionati, maestri e maestre elementari, medici condotti, levatrici, conti e contesse, avvocati e grossi commercianti che nel 1915 accolsero nelle loro case le decine e decine di migliaia (centomila, secondo alcune fonti giornalistiche dell’epoca) di soldati serbi vinti dagli eserciti austro-ungarici e costretti a una ritirata umiliante, aspra, faticosa. Allora l’Accoglienza riuscì. Eccome se riuscì. Ebbe successo poiché nei vari settori, sia pubblici che privati, si trovava gente competente. Ecco: competente.

Ora, come non mai, non se ne può più di personaggi della politica i quali ci indicano il buon esempio, ma il buon esempio non lo sanno, o non lo vogliono, dare. Non abbiamo bisogno dei loro stantii, polverosi “appelli” alla solidarietà. Non ci va a genio chiunque nulla rischia, ma che i rischi, i disagi, li fa subire agli altri, li fa subire ai cittadini “qualsiasi” che in Italia voce più non hanno, difensori più non trovano. Non trovano che la Lega e il M5S, incapaci, tuttavia, per manifesta pochezza intellettuale, d’influenzare il corso della politica decisa da chi siede al Potere e questo Potere non sa usarlo per il bene pubblico.

C’è un ben preciso limite alle capacità d’assorbimento umano, sociale, della nazione italiana. La quale non gode più delle floride condizioni economiche, finanziarie, soprattutto strutturali, del Paese che nel 1960 seppe organizzare in modo egregio, superlativo, le Olimpiadi di Roma – a soli quindici anni dalla fine del cataclisma chiamato Seconda Guerra Mondiale. Oggi mancano perfino i tecnici in grado d’allestire centri d’accoglienza come si deve: è tutto un’improvvisazione, ma un’improvvisazione sbilenca, “arrangiata”, perciò fragile, quindi insufficiente. Un’improvvisazione affidata per convenienze personali, politiche, di lega quindi alquanto bassa, a vecchi compagni di partito, a fratelli, sorelle, cognati, cugini e cugine, amici del caro amico… In alcuni casi a “vecchie fiamme”…

Non è ammissibile che su Pantelleria, su Lampedusa, si rovescino altre masse di disperati. Non è ammissibile che sul Mezzogiorno piombi anche questo fardello. Non è concepibile che l’Italia e la Ue non facciano davvero sul serio la voce grossa verso “capataz” africani o nordafricani, i quali spingono, se non costringono, torme di loro cittadini a saltare su battelli, su gommoni e, in parecchi casi, a perdere la vita in naufragi apocalittici.

Gli inglesi dall’alto del realismo politico che li contraddistingue da almeno quattro secoli (lo stesso realismo che battè il Duce!), invitano a sbarrare la strada alla massa di migranti che sale sul Mediterraneo. Ma i “pastori” del nostro Governo, i “campioni” della Democrazia, gli alfieri dell’Uguaglianza, da quest’orecchio non ci sentono: mai ci sentiranno. La loro opposizione è ferrea. 

Gli inglesi propongono in queste ore un’offensiva militare in Libia, rampa di lancio verso l’Europa dei migranti nordafricani, sub-sahariani, medio-orientali. Fosse quindi per la Gran Bretagna, carriarmati e fanterie attraversebbero di nuovo, dopo oltre settant’anni, Tripolitania e Cirenaica; entrerebbero ancora una volta a Tripoli, Misurata, Duca degli Abruzzi, Bengasi, Tobrukh, Derna, Bardia, Agedabia… Magari, dalle parti di El Agheila o di El Mechili, si ritrovano le carcasse di un carrarmato britannico “Matilda” o d’un carrarmato italiano “M-13”

Ma i paladini della Ue dicono, appunto, “no”. Incapaci di attuare una politica che costringa gli “uomini forti”, arabi e africani, a cambiare registro, ad assumersi le proprie responsabilità, a smetterla con le lezioni su colonialismo e anticolonialismo, lasciano quindi che la tragica deriva continui. Tragica soprattutto per le genti che dal Nordafrica salpano verso l’Italia.

Tanto, i signori e le signore della Ue e del Governo italiano a pranzo e a cena trovano fettuccine ai funghi porcini, pappardelle alla lepre, tagliata, filetto, spinaci, tiramisù. Bevono bottiglie di Chianti da 30 euro l’una… Mandano i propri, accuditissimi, rampolli a New York o a Londra per sei mesi, al tappezziere di fiducia commissionano opere da duemila euro l’una. Rappresentano lo sconcio, l’indecenza. Sono loro i veri nemici delle folle di madri, padri, bambini che da sud affrontano il mare sotto lo sguardo di sgherri da triremi! Il passato remoto che ritorna, ritorna e sconcerta, indigna. Loro, i nemici di italiani che meriterebbero una vita assai più tranquilla.

Si  può accettare una vergogna così?

 

 

 

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