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L’immigrazione, Renzi e il si salvi chi può

di Elisabetta De Dominis
Il premier Matteo Renzi al Senato tra il ministro degli Interni Angelino Alfano e quello degli Esteri Paolo Gentiloni (Foto - Tiberio Barchielli)

Il premier Matteo Renzi al Senato tra il ministro degli Interni Angelino Alfano e quello degli Esteri Paolo Gentiloni (Foto - Tiberio Barchielli)

Matteo Renzi diventa Matteo Salvini e cerca di salvare se stesso dichiarando:  “I rimpatri non sono più un tabù”. Finalmente si è accorto di esser seduto sul vulcano immigrazione e di poter saltare in aria da un momento all’altro. Riuscirà a far uscire gli immigrati che continuano ad arrivare nel paese dei balocchi per mare e per terra?

Ecco promanato il Salvirenzi: “I rimpatri non sono più un tabù”. Gli irregolari verranno rimandati a casa con due voli charter la settimana. Renzi diventa Salvini e salva se stesso. Finalmente si è accorto di esser seduto sul vulcano immigrazione e di poter saltare in aria da un momento all’altro. Quindi ha riposizionato il sedere a valle per mettersi in sicurezza: meglio perdere la faccia che la poltrona. L’importante è sapersi rifare il make up alla bisogna.

Se il premier esce dal libro di Collodi, o almeno così dichiara, vedremo come riuscirà a far uscire di fatto gli immigrati che continuano ad arrivare nel paese dei balocchi non solo per mare ma pure per terra. E vedremo come riuscirà a non farli entrare. Anche perché il muro proposto dall’Ungheria resta tabù. Si faccia venire un’altra idea l’Ungheria: l’abbattimento dei muri è ancora troppo cool.

Certo, ha ragione il premier quando dice che “l’Italia è un grande paese che può farcela da solo”, infatti questo finora ha fatto. Ed è sacrosanto che “l’Europa non può pensare di avere una politica estera affidata ai singoli Paesi”, ma questo purtroppo è sempre stato. Ergo, o Renzi dimostra che davvero l’Italia è così grande da riuscire a modificare l’animo avido, opportunista, menefreghista degli Stati europei oppure l’Europa rimane un mito greco in salsa tedesca. La quale salsa sta coprendo la salsiccia europea e rendendola sempre più indigesta. Ma l’errore è stato fatto a monte, quando si è voluta mettere nel tritacarne la vacca europea, mentre la vacca che era Zeus doveva rimanere ben separata dalla ninfa Europa. I soldi hanno distrutto i sogni. Ora non sappiamo più di chi sia la colpa: tutti accusano tutti. Tutti si sentono gabbati. I tedeschi si sono già dimenticati che gli abbiamo abbattuto un muro di debiti e si lamentano di impastare salsicce da mane a sera per sfamare i greci, mentre per anni sono stati contenti di ingrassare i greci per aumentare il loro debito. I greci hanno scambiato l’Europa per l’Olimpo in terra e si sono messi a vivere da dei. Spendevano e spandevano, privilegi e caste, senza materie prime né creatività industriale. Quello che gli rimane sono feta, olio, suvlaki e sirtaki. Ma c’è poco da ballare se sei capace solo di fare il pastore e il ristoratore. Sì ai greci rimane un mare divino, solcato da armatori senza scrupoli che sono esentati dal pagamento delle tasse. Ma vi pare un paese normale? Che per giunta normale non pensa di essere, perché vive ancora di mito, senza ricordarsi che i suoi dei sono stati messi in cantina dai turchi per secoli. I greci devono smetterla di credersi furbi come Ulisse, perché prima o poi le sirene smettono di cantare e i nodi vengono al pettine. E, se come diceva Bersani, non siamo qui a pettinare le bambole, figurarsi far creder di essere impegnati a pettinar sirene. I greci vanno in pensione a 60 anni? Ora devono adeguarsi al sistema europeo. Ma anche l’Europa non può pensare di tagliargli le pensioni sociali, come vuole la Lagarde, direttore del Fondo Monetario Internazionale. Pensiero ignobile. Si faccia uno shampoo: forse da quel grigiume le usciranno delle idee più colorite. Non basta sfoggiare una chioma canuta per dimostrare di avere materia grigia nel cervello. Ma in che mani siamo? In quelle di chi si vende meglio e fa credere di essere una divinità in terra. Altro che Salvirenzi: si salvi chi può. 

Parlando di dee, l’attricetta Veronica Lario all’epoca deve esser sembrata Venere al Cavaliere. E ora il povero Berlusconi diventerà più povero essendo stato condannato a pagare vita natural durante un milione e quattrocento euro il mese alla sua ex moglie. E comunque divorziando gli è andata di lusso, perché durante la separazione la cifra corrisposta era oltre il doppio. Se la Lario fosse davvero una dea, potrebbe elargire parte del percepito a chi ha bisogno. Non lo farà perché gli dei vivono d’aria e d’amore. E l’amore non ha prezzo.

 

 

 

 

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