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Negli USA vince l’amore mentre a New York si festeggia il Gay Pride, ma in Italia la famiglia è #NoGender

A New York la Pride Week si apre mentre arriva la notizia che la Corte Suprema ha riconosciuto i matrimoni gay legali su tutto il territorio nazionale: una decisione che Obama ha salutato con un "love wins". Intanto in Italia il 20 giugno il Family Day ha portato in piazza migliaia di persone decise a dire no al disegno di legge sulle unioni civili. Siamo andati a sondare gli umori sui social media

Con la Family Night si è aperta ufficialmente giovedì la NYC Pride Week, la settimana di eventi e manifestazioni che ogni anno, dal 1970 quando ci fu la prima Gay Pride Parade, abbracciano la ricca e vibrante diversità culturale delle comunità LGTB. E proprio mentre New York si tinge d'arcobaleno, da Washington DC arriva la notizia che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che le nozze tra le persone dello stesso sesso, fino a oggi legalizzate in 36 Stati, sono riconosciute valide su tutto il territorio statunitense. La sentenza, che avrà effetto immediato, è il culmine di decenni di controversie e di attivismo e arriva in un momento in cui anche l'opinione pubblica, secondo i sondaggi, approva il matrimonio tra persone dello stesso sesso. 

Immediato il proclama di Barack Obama diffuso venerdì mattina, subito dopo la pronuncia della Corte Suprema. Il presidente USA, orgoglioso dei passi che gli Stati Uniti hanno fatto in oltre due secoli di lotta e sacrifici, ribadisce che per una società più libera e giusta è necessario alienare ogni forma di discriminazione, comprese quelle che colpiscono la comunità LGTB. Si schiera contro l'uso delle terapie di conversione per i minori e annuncia la messa in atto di una serie di misure per sostenere le minoranze sessuali e di genere, invitando il popolo statunitense a eliminare i pregiudizi ovunque esistano e a celebrare la grande diversità del popolo americano. Per Obama, il mese di giugno 2015 passerà alla storia come il Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender Pride Month.

Intanto dall'altra parte dell'oceano, a Roma, lo scorso 20 giugno c'è stato il Family Day, la manifestazione di piazza per dire no al DDL Cirinnà, a favore delle unioni civili.

Andiamo a farci un giro sui social network per cercare di farci un'idea sui due fronti della barricata, non solo geografici, ma anche ideologici.

Da una parte, ci sono i difensori della famiglia eterosessuale: sono stati sostenuti da una buona fetta del mondo politico, sia fisicamente (in Piazza San Giovanni a Roma, dove si è svolto il Family Day, c'erano anche Pier Ferdinando Casini, Rocco Buttiglione, Carlo Giovanardi e Roberto Formigoni) che virtualmente, e anche da personaggi noti. Di seguito alcuni degli hashtag e post più popolari.

#FamilyDay

Roberto Maroni: “Non proprio 4 gatti a Roma oggi per il #FamilyDay”.

Maurizio Lupi: “Dire che un bambino ha diritto ad avere un papà e una mamma non discrimina nessuno, afferma il valore su cui nasce ogni società. Oggi in piazza San Giovanni a Roma per la #famiglia insieme a tante famiglie. Un popolo che testimonia una vita in positivo”.

#Difendiamoinostrifigli

Angelino Alfano: “Spettacolo a piazza San Giovanni stracolma di donne, uomini e bambini! In Parlamento faremo sentire la loro voce”.

Lorella Cuccarini: “Sono favorevole alle unioni civili, ma i figli non sono un diritto. E non si comprano. Punto. Chi non è d'accordo rispetti le opinioni altrui”.

Maurizio Gasparri: “Non si possono avere 2 papà, è impossibile, non si possono distribuire simili porcherie nelle nostre scuole per indottrinare i nostri figli, per questo oggi sarò in piazza a difendere la famiglia, a difendere il diritto dei bambini di avere un padre ed una madre!”.

C'è persino chi ha scomodato il povero Gaber, che probabilmente si starà ribaltando nella tomba. Tale Domenico Saretto twitta, citando le parole della canzone Secondo me la donna: “#GABER e #PAPA: Senza due corpi e due pensieri differenti non c'è #futuro. #Difendiamoinostrifigli”,.

#20giugno

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Un momento del Family Day a Roma

Qui il più attivo è Gasparri: “Il #20giugno in Italia oltre 300.000 persone grideranno il loro no alla follia gender, alla follia di genitore 1 e 2, io sarò con loro”. E ancora, sul disegno di legge che vuole introdurre l'educazione di genere nelle scuole, il già citato: “Non si possono distribuire simili porcherie nelle scuole per indottrinare i nostri figli. #nogender”. E ancora, dalla conferenza stampa del Comitato Parlamentari per la Famiglia, dello scorso 17 giugno: “Sì alla manifestazione del #20giugno, no a matrimoni gay e uteri in affitto”.

#NoGender

Giorgia Meloni: “Questa partecipazione straordinaria è una grande vittoria contro il pensiero unico dominante”.

A questi si aggiungono una miriade di post di gruppi di sentinelle in piedi, Forza Nuova e cristiano-cattolici schierati in difesa della famiglia tradizionale contro la minaccia del gender.

Dall'altra parte, immediata è stata la risposta della comunità gay, che ha lanciato un contro-hashtag, #FamilyGay, con quella consonante che fa un'enorme differenza. Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center posta: “Per noi ogni giorno è #FamilyGay. Il Family Day è un salto nella preistoria dei diritti civili. […] Le famiglie gay sono una realtà a prescindere da chi vuole cancellarle. Come sono una realtà i giovani che dalle scuole ai social network cercano risposte alla cultura della discriminazione e dell'omofobia. #FamilyGay è la nostra risposta”. E subito un fiume di post di chi sostiene la famiglia omosessuale e il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

La cosa che fa riflettere, nonostante la presenza del Vaticano in Italia (che di sicuro non aiuta), è la spaccatura che si è creata proprio all'interno della Chiesa stessa. Non si può fare di tutta l'erba un fascio e anche tra i credenti c'è chi non è proprio contrario ai matrimoni gay. Mi imbatto in un post del Gruppo di omosessuali credenti Nuova Proposta, che pubblica una lettera su Facebook indirizzata a tutti quelli che sono scesi in Piazza San Giovanni a Roma per il Family Day. Se ne possono condividere gli intenti oppure no, ma di fatto il messaggio è un messaggio d'amore, di pace, di lotta alle guerre ideologiche, un tentativo di costruire ponti e non muri. Allora, se una famiglia nasce prima di tutto dall'amore, dalla responsabilità e dal rispetto, così come sostengono le Famiglie Arcobaleno, in Italia, forse non si tratta di riformulare il concetto di famiglia allargata, ma di allargare il concetto di famiglia.

#LoveWins

Sembrano averlo capito gli Stati Uniti, impazziti a festeggiare sulla scalinata di Washington dopo la sentenza storica a favore delle nozze gay. E anche qui la felicit' passa dai social dove venerdì la Casa Bianca ha cambiato la propria immagine del profilo con un'icona che la vede “ridipinta” con i colori dell'arcobaleno. Il primo a lanciare l'hashtag di tendenza è proprio il Presidente Obama: “Today is a big step in our march toward equality. Gay and lesbian couples now have the right to marry, just like anyone else. #LoveWins”.

 

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