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Attentati dell’ISIS in Sicilia? Rispondono sindaci e operatori turistici

di Antonella Sferrazza e Giulio Ambrosetti
Uno degli attentatori di Sousse

Uno degli attentatori di Sousse

Dopo l’allarme dell’Interpol, e dopo i fatti di Sousse, abbiamo chiesto a sindaci, operatori turistici e polizia cosa pensano di possibili attentati in Sicilia. Da Mazara del Vallo a Sciacca, da Lampedusa a Pantelleria. I più impauriti sono i pescatori, ma il sindacato di polizia, Consap, a proposito di sbarchi, avvisa che "in questo momento non siamo in grado di identificare nessuno"

“Il clima è brutto, non c’è dubbio. Specialmente dopo l’attentato in Tunisia. Avvertiamo che a un centinaio di chilometri da noi i problemi non mancano. Prima c’erano Paesi stabili. Oggi lo scenario, purtroppo, è cambiato. Detto questo, nella nostra città non avvertiamo segnali particolari. Un po’ di preoccupazione c’è, certo. Ma non più di tanto”.  Così parla Nicola Cristaldi, sindaco di Mazara del Vallo, una delle città più multiculturali d’Europa.

“Abbiamo letto dell’allarme lanciato dall’Interpol su possibili attacchi terroristici nel Canale di Sicilia (come potete leggere qui) – aggiunge Cristaldi -. E siamo preoccupati come tutti. Però, ribadisco, Mazara è una realtà particolare. Una città di grande tolleranza, aperta, ospitale. Con alle spalle una lunga storia di integrazione. Ecco, se debbo essere sincero, mi preoccupano un po’ gli immigrati che arrivano dalle nostre parti, rimangono qualche giorno e poi se ne vanno. Anche perché i controlli sono piuttosto carenti. Tanti di loro parlano in arabo. Noi non capiamo. Per il resto, non vedo altro”.

Cristaldi

Nicola Cristaldi

A Mazara oggi, vivono da sette a ottomila ormai ex immigrati arrivati dai Paesi del Nord Africa. I censiti sono circa 5 mila. Gli altri ‘addobbano’, come si usa dire in Sicilia: insomma ci sono e basta. E, bene o male, riescono a campare, anche se la marineria di Mazara del Vallo – settore economico che ha assorbito tanti nordafricani – non è più quella di un tempo. La crisi è arrivata anche qui, complici il caro-gasolio e, soprattutto, i cervellotici regolamenti dell’Unione Europea che non sempre agevolano le attività di pesca nel Mediterraneo. Anzi. La pesca – per ciò che riguarda l’integrazione di queste genti del Nord Africa – svolge un ruolo importante, perché tanti pescherecci mazaresi operano, come già accennato, con equipaggi formati, in maggioranza, da extracomunitari.

A Mazara, proprio ad opera del sindaco Cristaldi, è rinata la Casbah, il quartiere arabo della cittadina che, per lunghi decenni, era stato abbandonato. Oggi la Casbah brulica di vita. A viverci, per lo più, sono le famiglie di nordafricani, “ma anche i mazaresi sono tornati a vivere in questa parte della città”. I cortili, le abitazioni e le vie strette della Casbah sono state in massima parte restaurate. E impreziosite con ceramiche e altri tocchi artistici e artigianali. Ricordiamo al sindaco che, nelle scorse settimane, proprio nella Casbah, si è parlato di un’abitazione nella quale sarebbe stato scoperto qualcosa che potrebbe somigliare a un rifugio.

casbah

I vicoli della Casbah a Mazara del Vallo

Cristaldi scrolla le spalle: “Questa storia del rifugio è stata un po’ pompata. Nel raccontarla, mettiamola così, non è mancata l’enfasi. Personalmente, credo che si tratti di un normale rifugio per passare la notte. Non ci vedo altro. Forse una cosa che notiamo è l’aumento della microcriminalità: posteggiatori abusivi, furti di rame. Ma questo non ha nulla a che dividere con preoccupazioni di altro genere”.

Mazara del Vallo è anche una cittadina con spiagge splendide. E noi, alla luce di quello che è successo in Tunisia, non possiamo esimerci dal porre la domanda: registrate paura nell’andare in spiaggia? Il sindaco allarga le braccia: “Secondo me non c’è alcuna paura. E non c’è motivo di avere paura. Ma anche in Tunisia, prima dell’attentato, pensavano la stessa cosa. Ciò posto, qualche differenza c’è: Mazara è una città di transito. Ed è una città nella quale culture e religioni diverse dialogano da sempre. Nel lungomare della città, nel pomeriggio, si possono osservare tante famiglie di tunisini con i bambini che scorrazzano nei parchi giochi. Insomma, nella nostra città il clima è sereno. Se debbo essere sincero, sono molto più preoccupato per quello che succede a Tunisi e in Libia”.

Sempre a Mazara del Vallo incontriamo Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto della Pesca, che si

Tumbiolo

Giovanni Tumbiolo

dice molto preoccupato per i pescherecci: “Più che preoccupati, i nostri pescatori sono terrorizzati. Non solo per i recenti fatti di Tunisi ma anche per episodi anomali che loro stesso hanno vissuto, come il sequestro lampo di qualche mese fa. La cosa che li terrorizza non è solo la paura di attentati, ma il fatto che si sentono completamente abbandonati". 

"Sa- sottolinea Tumbiolo- cosa ci viene risposto quando chiediamo presidi appositi? Ci dicono di non andare in quelle acque, il che è impossibile visto che solo in quelle acque c’è possibilità di pesca, soprattutto se parliamo di gambero rosso. Insomma, invece di proteggere i propri pescatori, lo Stato italiano consiglia loro di restare a mani vuote”.

Da Mazara del Vallo ci trasferiamo a Sciacca, provincia di Agrigento. Anche questa è una città turistica con le spiagge bianchissime. Rintracciamo Antonio Mangia, il manager dell’Aeroviaggi. Mangia gestisce quattro hotel nella parte orientale della città. Parliamo, grosso modo, di strutture che ospitano mille e 700 turisti. Antonio Mangia ci accoglie con un sorriso: 

sciacca

Sciacca

“Attentati? Ma quando mai! La Sicilia è un angolo di Paradiso. Certo, il Mediterraneo, oggi, è teatro di eventi epocali. Penso alle grandi migrazioni, ai barconi. Ai disperati che arrivano nelle nostre coste per sfuggire alla fame e alle guerre. Ma questo è un altro problema. Insomma, a Sciacca, noi viviamo la nostra attività di albergatori con grande serenità. Ripeto: nella provincia di Agrigento non mancano gli sbarchi. Che, a mio avviso, non hanno nulla a che vedere con il terrorismo”.

“Semmai qualche preoccupazione andrebbe inquadrata in prospettiva – aggiunge Mangia -. Noto una differenza profonda tra gli immigrati negli Stati Uniti, che si integrano e, con il passare del tempo, diventano prima cittadini americani e poi legati alla cultura di origine. In Europa, invece – cosa che ho notato anche in Francia – non vedo molta integrazione. Chi arriva in Europa tende a mantenere la propria lingua, le proprie tradizioni e la propria cultura. Ma anche questo è un tema complesso che nulla ha a che vedere con possibili attentati terroristici”.

Da Agrigento, voliamo a Lampedusa, la più grande isola delle Pelagie, i cui colori del mare non hanno nulla da invidiare alle più blasonate mete marittime mondiali. Qui  gli operatori turistici, più che di possibili attentati sono (ormai da anni) preoccupati per una immagine dell’isola che resta, fondamentalmente  legata al fenomeno migratorio.

Lampedusa

La spiaggia dei Conigli a Lampedusa

“Quando all’estero si parla di Lampedusa non si parla del suo mare o delle sue spiagge, ricordo che l’Isola dei Conigli è stata giudicate tra le più belle al mondo, ma solo di sbarchi- dice a lavocedinewyork.com un albergatore che preferisce restare anonimo- subiamo da anni una pessima pubblicità e le istituzioni non ci aiutano neanche con una promozione adeguata che possa controbilanciare queste notizie.  Per quanto riguarda la paura di attentati- aggiunge- penso che dopo i fatti della Tunisia nessuno può dirsi tranquillo, anche se mi sembra difficile che possano colpire proprio quest’isola, è presidiata e qui tutti trovano accoglienza. Sarebbe paradossale”.

Incastonata nel Canale di Sicilia c’è anche la suggestiva Pantelleria, la perla nera del Mediterraneo, meta di tanti vip, il cui aeroporto è stato scelto dalle forze USA per le operazioni di intelligence  nei cieli tunisini.  Abbiamo parlato con il sindaco, Salvatore Gabriele:

Gabriele

Salvatore Gabriele

“Non sono affatto preoccupato, credo ancora che il nostro sistema nazionale di difesa funzioni alla perfezione.  La presenze di una base per i droni USA è un elemento che mi rassicura ancora di più. Penso inoltre- dice il sindaco Gabriele- che eventuali attacchi terroristici potrebbero colpire obiettivi strategici o grandi città, di certo non Pantelleria. E se penso a Tunisi le dico: qui non ci sono neanche le spiagge.  Siamo tutti molto tranquilli, anzi invitiamo i vostri lettori americani a scoprire il fascino unico di Pantelleria”.

Pantelleria

Pantelleria, un ‘dammuso’ l’abitazione tradizionale dell’isola

Il commento del sindaco di Pantelleria riecheggia nelle parole di Igor Gelarda, segretario regionale del sindacato di Polizia, Consap: “Penso che i terroristi, nella disgraziata ipotesi in cui decidessero di attaccare l’Italia, non colpirebbero la Sicilia, che è anche la loro porta d'ingresso in Europa, ma sceglierebbe un luogo diverso, uno dei quei luoghi cin grado di scatenare un’eco mediatica mondiale.

"Se poi mi chiede- aggiunge Gelarda-  se le forze dell’ordine sono in grado di presidiare il territorio siciliano anche per rischi terroristici, le dico di no. Ci sono volanti che non possono uscire per mancanza di carburante e poco personale. La verità è che in Italia l’allerta terrorismo è solo mediatica, poi non si fa

Gelarda

Igor Gelarda

niente per mettere le forze dell’ordine nelle condizioni di operare. Le faccio un altro esempio. Da giorni i server della polizia scientifica di Palermo sono andati in tilt. Questo significa che anche il foto segnalamento, la possibile identificazione  dei migranti, va in tilt (proprio domani sono attesi a Palermo circa 700 migranti, ndr). In queste condizioni non siamo in grado di identificare nessuno". 

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