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Misteri siciliani: Crocetta-Tutino, default, autostrada Pa-Ct, Canneto di Caronia…

Osservati ad uno ad uno, questi fatti significano casualità, fatalità, errori. Ma visti nell’insieme questi misteri siciliani ‘disegnano’ uno scenario inquietante. E come se una forza misteriosa - una mano invisibile - lavori per gettare la Sicilia nel caos. Perché? Per favorire chi? “Servizi segreti” come ha detto ieri il deputato Vincenzo Vinciullo?  

Si può provare a mettere insieme gli accadimenti, in verità un po’ strani, che vanno in scena in questi giorni in Sicilia? Cominciando dalle intercettazioni pubblicate dal settimanale L’Espresso sul dialogo tra il presidente Rosario Crocetta e il medico Matteo Tutino, vicenda che presenta ancora lati oscuri che ci auguriamo vengano chiariti in tempi rapidi. Ponendo l’accento anche su altri fatti strani – o misteriosi – come li ha definiti qualcuno. Ci riferiamo alla crisi finanziaria della Regione. Al ciclone, sempre finanziario, che si potrebbe abbattere su Comuni e Province. All’allarme stipendi che potrebbe esplodere negli uffici della Regione siciliana per via di certi fatti, un po’ kafkiani, legati alla società Sicilia e. Servizi. O ad altri fatti non facilmente spiegabili che vanno in scena lungo l’autostrada Palermo-Catania colpita da una frana. Autostrada interrotta che, dopo oltre tre mesi, registra, da parte delle ‘autorità’, un inquietante nulla di fatto.

Che sta succedendo in Sicilia? Certi accadimenti strani, se visti ad uno ad uno, significano poco o nulla. Ma se inquadrati nel loro insieme ‘disegnano’ uno scenario che deve fare riflettere.

Cominciamo con le parole – vere o presunte – che il dottore Tutino avrebbe pronunciato al telefono con il

Tutino e Crocetta

Matteo Tutino e Rosario Crocetta

presidente Crocetta. Ieri, per oltre dodici ore, sono state date per vere “oltre ogni ragionevole dubbio”. I politici di tutta Italia, con in testa le due più alte cariche di quello che resta dello Stato italiano, presidente della Repubblica (Sergio Mattarella) e presidente del Senato (Piero Grasso) hanno fatto a gara per dare solidarietà all’ex assessore regionale, Lucia Borsellino (e in molti casi darle in testa al presidente Crocetta).

Nel pomeriggio, grosso modo all’ora del the, la Procura della Repubblica di Palermo ha smentito l’esistenza di un’intercettazione nella quale il dottore Tutino dice a Crocetta che Lucia Borsellino dovrebbe fare la fine del padre. La Procura non ha smentito l’inchiesta: ha smentito il contenuto dell’intercettazione pubblicata dal settimanale L’Espresso. Che ha replicato ribadendo che l’intercettazione c’è. Oggi, a Dio piacendo, si dovrebbe capire qualcosa in più. O almeno così si spera.

In attesa di capire che cosa succederà, non possiamo non segnalare il grande caos di ieri. Sotto questo profilo, a noi sono sembrate molto centrate le dichiarazioni del capogruppo del PD al Parlamento siciliano, Antonello Cracolici. Il quale dice: se l’intercettazione c’è, se Tutino ha detto a Crocetta quanto scritto dal settimanale L’Espresso, beh, il fatto è gravissimo e Crocetta si deve dimettere subito. Ma c’è anche il dubbio – che speriamo venga fugato entro oggi – che una “manina” abbia confezionato questa dichiarazione per gettare nel caos la Sicilia.

O meglio, aggiungiamo noi: per aumentare il caos in Sicilia. Perché se c’è qualcosa che oggi in Sicilia non manca, ebbene, quello è proprio il caos: economico, sociale, amministrativo e politico. Questa vicenda dell’intercettazione – che fino a questo momento presenta più ombre che luci – si verifica proprio mentre i conti economici e finanziari della Regione sono nel caos. Un caos – noi lo scriviamo da oltre un anno –  provocato dal governo nazionale di Matteo Renzi. Per certi giornali – soprattutto per quelli di Berlusconi, in oggettiva sintonia, almeno per quanto riguarda i drammi della Sicilia, con il governo Renzi – la Regione siciliana sarebbe “sciupona”. Una grande mistificazione, perché è il governo nazionale che, solo nell’ultimo anno, ha strappato alla Sicilia qualcosa come 10 miliardi di euro (come potete leggere qui) mandando in tilt i conti regionali.

Corte dei ContiI fatti sono fatti. E se anche la Corte dei Conti accusa lo Stato centrale di slealtà verso la Regione siciliana (come potete leggere qui), beh, un motivo ci sarà. Ma anche questo fatto, al pari degli scippi al Bilancio della Regione siciliana, sfugge, chissà perché, alla grande stampa nazionale che della Sicilia parla solo quando c’è da parlarne male.

Ovviamente, questo non giustifica l’atteggiamento acquiescente della politica siciliana verso Roma, soprattutto da parte del governo. Ormai quando parliamo di cose serie, non parliamo più di Crocetta, che di tutto quello che il suo governo ha fatto (e soprattutto non ha fatto) in Sicilia sarà responsabile, sì e no, del 20 per cento. O forse meno. Il resto – questa è la nostra sensazione – è opera di ‘altri’. Con riferimento a quelli che manovrano nell’ombra un presidente della Regione sbattuto qua e là, sempre più confuso che persuaso, un personaggio che, spesso, non sembra nemmeno avere contezza della ‘nitroglicerina sociale’ che maneggia con la grazia di un elefante dentro un negozio di porcellane…

Che dire, poi, di questo strano PD siciliano? Cracolici oggi ipotizza, come già ricordato, una “manina” dietro il bailamme di ieri. Ma da persona politicamente navigata qual è non si è mai accorto della tante mani romane che hanno massacrato le finanze siciliane? Oggi il segretario regionale di questo partito, fausto Raciti, terrà una conferenza stampa. Anche lui non sa nulla dei soldi che il governo Renzi ha scippato alla Regione?

La stessa politica siciliana, del resto, sembra un po’ schizofrenica. Tre mesi fa (come abbiamo raccontato qui), decide di rinviare al prossimo anno l’applicazione del Decreto legislativo n. 118 del 2011. Nei giorni scorsi, improvvisamente, il Parlamento siciliano cambia opinione e decide che i Comuni dell’Isola dovranno applicarlo a tamburo battente: entro il 31 di questo mese. In barba a un accordo che, tre mesi prima, la stessa politica siciliana aveva siglato con ANCI Sicilia. Un cambio di programma che potrebbe determinare il default di centinaia di Comuni dell’Isola e, perché no?, anche l’impossibilità applicare la riforma delle Province, ammesso che il Parlamento siciliano riesca a completarla. Perché una scelta così repentina, destinata ad aumentare il caos amministrativo e finanziario ? Ordini renziani?

L’entropia politica e amministrativa della Sicilia non finisce qui. Proprio in queste ore apprendiamo che gli uffici della Regione avrebbero bloccato le procedure per il pagamento degli stipendi al personale. Motivazione: il caos – tanto per cambiare! – che si è scatenato attorno a Sicilia e Servizi, società regionale finita nell’occhio del ciclone per via dell’assunzione di personale che, ad avviso della Corte dei Conti, non poteva essere assunto.

In questa vicenda – dobbiamo essere onesti – il disastroso governo Crocetta c’entra poco o punto. La follia di Sicilia e Servizi è una delle creazioni ‘teratologiche’ della Regione siciliana versione primi anni del 2000, quando i governi regionali di centrodestra, che avevano appena posto in liquidazione i tre storici enti economici regionali (Ems, Espi e Azasi), giurando che mai e poi mai ci sarebbe stata una “Regione imprenditrice” (impegno solenne assunto nel 1999 dall’allora presidente della Regione, Giuseppe Provenzano, Forza Italia), creano nel giro di pochi anni una quarantina di società regionali! Sicilia e Servizi è una di queste. A tale società – anzi ai privati di questa società! – affidano le ‘chiavi informatiche’ della Regione! Sembra una pazzia, ma è la verità: gli stipendi di circa 18 mila dipendenti regionali, la sanità (compreso il Servizio di Pronto soccorso) e tutto il resto vengono affidati alla parte privata di una spa – la già citata Sicilia e Servizi – della quale la Regione possiede, grosso modo, la metà delle azioni.

Crocetta, quando s’insedia, trova la ‘minestra impiattata’. Ma trova anche una situazione strana. I privati

Antonio Ingroia

Antonio Ingroia

sono usciti da Sicilia e-Servizi chiedendo una barca di soldi. E i cinquanta e rotti dipendenti dei privati – che sono quelli che conoscono tutti i segreti informatici della Regione e dei suoi uffici – che dicono al governo regionale: noi siamo disposti a continuare a lavorare, ma vogliamo essere assunti. Il problema è che c’è una legge regionale che vieta nuove assunzioni nella pubblica amministrazione. Ma secondo Antonio Ingroia, il noto magistrato chiamato da Crocetta al vertice di Sicilia e-Servizi, le assunzioni si possono fare. E si fanno. Ma la Corte dei Conti li contesta. Altro caos.

E oggi? I contratti dei cinquanta e rotti stanno scadendo. E loro, i cinquanta e rotti, li vorrebbero rinnovati. Ma il governo regionale tentenna. Perché nel frattempo, per queste assunzioni, Crocetta e Ingroia sono finiti sotto processo. E pare siano un po’ spaventati. Anche perché i tempi in cui le sentenze di condanna da parte della Corte dei Conti finivano a tarallucci e vino sono finiti. Perché appena c’è una condanna da parte della magistratura contabile scatta, con il tempismo di un’equazione chimica, la sua applicazione. Insomma le condanne erariali si pagano con i soldi. Da qui i timori. E il caos.

Le ultime notizie che abbiamo sono due. La prima l’abbiamo già accennata: i cinquanta e rotti dipendenti si sono messi di traverso. Vogliono l’assunzione o bloccano tutto. Gli uffici regionali, a quanto pare, non hanno nemmeno predisposto i cedolini. Niente stipendi, per questo mese? Tutto è possibile.

Poi c’è la seconda notizia. A quanto pare circolerebbe una lettera riservata del governo regionale. Obiettivo: trasferire una parte dei servizi, o forse tutti – oggi affidati a Sicilia e Servizi – all’Ufficio speciale della Regione per i servizi informatici. Vero? Falso? Mossa per sbarazzarsi definitivamente dei cinquanta e rotti dipendenti? O solo per affidare agli uffici regionali la gestione di servizi essenziali, a cominciare dagli stipendi? Non si capisce. L’unica cosa certa, anche in questo caso, è il caos.

Vogliamo parlare dell’acqua? Qui entra in scena l’assessore regionale Vania Contraffatto, la magistrata prestata alla politica. Nel 2011 il popolo italiano, con un referendum, ha votato per il ritorno alla gestione pubblica del servizio idrico. Ma quanto conta, secondo voi, per il governo Renzi la volontà popolare? Ve lo diciamo noi: nulla. E infatti l’assessore Contraffatto, espressione del PD renziano, sta facendo di tutto per mandare a mare il tentativo, portato avanti in Sicilia, di arrivare alla gestione pubblica del servizio idrico. Entrando a gamba tesa ad Agrigento, dove più della metà dei Comuni si è ribellata ai privati di Girgenti Acque, una società che, nel rigoroso rispetto del nome che porta, fa acqua da tutte le parti. L’assessore Contraffatto, ignorando che c’è una legge regionale del 2013 (peraltro voluta dal governo Crocetta del quale l’assessore Contraffatto fa parte!) che consente ai Comuni dell’Isola di gestire il servizio idrico, vorrebbe affidare ai privati le infrastrutture idriche che molti Comuni agrigentini si sono rifiutati di consegnare.

Insomma, una vera donna di sinistra, Vania Contraffatto: ma della sinistra renziana: la sinistra ripulita con Girgenti Acque“Ava come lava” (la frase non è nostra, ma di Calimero, l’uccello nero che da nero diventava bianco con una semplice immersione nell’acqua con il detersivo Ava). Che dire? Che a nostro avviso, ad Agrigento, la bella assessora renziana andrà a sbattere la ‘funcia’, come si direbbe dalle parti di Sciacca. Questo perché, rispetto a Girgenti acque, il vaso di Pandora conteneva i messaggi dei ‘pizzini’ dei Baci Perugina…  (per la cronaca, Giorgenti Acque è la società dove un tempo ‘orbitava’ il fratello dell’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo, società oggi controllata da un soggetto con condanna passata in giudicato: alè!). Ad Agrigento, a conti fatti, nel PD c’è ancora un po’ di sinistra: poca ma sincera. E lì i renziani rischiano di sfasciarsi le corna…(anche i grillini siciliani sull'acqua in Sicilia non è che la raccontano giusta: un po' sembrano per l'acqua pubblica, un po' temporeggiano, un po' fanno gli americani: non è facile andargli dietro!)

E che dire dei rifiuti? In prima file c’è ancora lei, l’assessora Contraffatto. Che appena insediata dice: “Lavorerò per la raccolta differenziata dei rifiuti”. E il sito siciliano che si occupa dei rifiuti, Progeonews.it, ci aveva pure creduto. Salvo a manifestare la delusione per gli ultimi atti compiuti dall’assessore (come potete leggere qui). Insomma: che stanno combinando con i rifiuti? Prima una strana querelle con il gruppo Catanzaro di Agrigento. Poi, in attesa della differenziata, discariche, discariche e ancora discariche. E anche il tentativo di convincere i Comuni a pagare i titolari delle discariche. E affari loschi, come denunciato da Aurelio Angelini, docente universitario, considerato uno dei massimi esperti, in Sicilia, in materia di gestione dei rifiuti. Affari loschi, appalti, centinaia di milioni di euro spariti, disservizi e inquinamento (come potete leggere qui). E caos, altro caos, con i rifiuti in mezzo alle strade di tanti centri siciliani. E 12 mila dipendenti ai quali il governo Renzi – anche se indirettamente – ha scippato i soldi per pagare gli stipendi.   

Fine del caos? Ma quando mai! Nei giorni scorsi il professore Vincenzo Liguori, docente di Geologia presso la facoltà di Ingegneria di Palermo, ha manifestato perplessità sulla gestione – da parte del governo nazionale e del governo regionale – della frana che ha investito e bloccato l’autostrada Palermo-Catania. Le considerazioni del professore Liguori sono contenute in un comunicato diramato dai deputati del Movimento 5 Stelle del Parlamento siciliano (come potete leggere qui). Il docente segnata alcune stranezze: la presenza di una strada (la Lodigiani) che avrebbe potuto essere valorizzata e che i tecnici del governo nazionale e del governo regionale hanno ignorato; la possibilità di verificare la percorribilità della carreggiata non investita dalla frana, che potrebbe, a certe condizioni, fare riaprire l’autostrada al traffico ed evitare di spendere un sacco di soldi per una ‘bretella’. Ma la parte più incredibile della denuncia del professore Liguori è il mancato consolidamento della frana che ha travolto il viadotto Imera. E’ una frana del 2005: se non si consolida questa frana non si può fare nulla: né ‘bretelle’, né ‘pantaloni’…

E infatti, dopo oltre tre mesi, governo nazionale e governo regionale non hanno fatto nulla. L’autostrada è chiusa e, bene che vada, se ne parlerà nella primavera del prossimo anno. Liguori, in qualche passaggio, parla di “mistero”. E noi siamo d’accordo con lui: che senso ha, dopo oltre tre mesi, non avere nemmeno adottato i primi accorgimenti per consolidare la frana? Non c’è bisogno di essere ingegneri o geologi per capire che, se non si consolida la frana, non si può fare nulla. E infatti – lo ribadiamo – fino ad oggi le ‘autorità’ non hanno fatto nulla. 

I tecnici nazionali e regionali non sanno che una frana va consolidata? Non ci crediamo. Noi poniamo qualche domanda: e se tutto quello che è accaduto fino ad oggi nell’autostrada Palermo-Catania sia stato voluto, dalla frana alla non-gestione del post frana? Forse c’è qualcuno interessato a non far circolare automobili in questo tratto della Sicilia? E perché? Le solite sperimentazioni di armi non convenzionali?

Franco Venerando

Franco Venerando

Agli osservatori non sfugge che da quelle parti, da anni – ci riferiamo alla galleria di Tremonzelli – succedono cose strane: automobili che, improvvisamente, si bloccano perché vanno in tilt gli apparati elettrici. Elettromagnetismo? Forse è lo stesso fenomeno che, dai primi anni del 2000, va in scena a Canneto di Caronia, piccolo centro delle riviera tirrenica del Messinese? L’anno scorso hanno provato a farci credere che gli incendi e gli incidenti che si sono verificati dai primi del 2000 fino allo scorso anno a Canneto di Caronia sarebbero il frutto dell’azione di un piromane. Ma noi sappiamo che non è così: non perché lo diciamo noi, ma perché l’ha raccontato con chiarezza (come potete leggere qui) il professore Franco Venerando, che fino al 2008 ha presieduto il gruppo interistituzionale che ha indagato sui fatti di Canneto di Caronia.

Con buona pace di chi cerca di far passare la tesi del piromane, il gruppo interistituzionale ha accertato che gli incendi sono stati provocati da fenomeni di elettromagnetismo. Venerando non ha escluso l’uso di armamenti ad energia diretta e altre diavolerie ancora. Insomma , sperimentazioni militari. Siamo sicuri che i fatti che sono avvenuti in tutti questi anni nella galleria di Tremonzelli non abbiano nulla a che vedere con le sperimentazioni di armi probabilmente andate in scena nel basso Tirreno? Siamo proprio certi che la chiusura dell’autostrada non sia legata a questi fatti? Tutte queste stranezze non hanno nulla a che spartire con il Muos di Niscemi e con le armi atomiche e i droni di Sigonella?

Ancora: lo scorso anno è venuta fuori la notizia che la Nasa vorrebbe aprire un osservatorio astronomico a Isnello, sulle Madonie. Adesso avremo anche dei Don Fabrizi Salina americani che verranno in Sicilia a contare le stelle nel cielo di Isnello. Ma tutto questo è credibile? Insomma che cosa sta succedendo in Sicilia? Perché tutto questo caos? E chi vuole il caos? E forse è perché in Sicilia si attende il caos totale che chi manovra le fila dell’attuale governo regionale sta provando a ‘stringere’ su acque e rifiuti? E’ forse per questo che si sta scatenando la bagarre sulla Sac di Catania e sulla Gesap di Palermo, le due società aeroportuali che fanno gola a gruppi internazionali e nazionali?

La memoria ritorna alla fine degli anni ’80 primi sei sette anni del ’90 del secolo passato. Alla fine che è successo in Sicilia  in quegli anni? Prima hanno eliminato, scientificamente, la grande imprenditoria dell’Isola. Poi è toccato al Banco di Sicilia e alla Sicilcassa. Oggi tocca alla pubblica amministrazione. Che in Sicilia significa quello che resta dell’Autonomia siciliana. Fantapolitica?        

Il deputato del Nuovo centrodestra del Parlamento siciliano, Vincenzo Vinciullo, ieri, a proposito del caos

Vincenzo Vinciullo

Vincenzo Vinciullo

scatenato dalle vere o presunte intercettazioni che riguardano Crocetta e il dottore Tutino, ha parlato di “servizi segreti stranieri” che sarebbero interessati a seminare il caos in Sicilia, in stile Grecia. Parole che hanno fatto sorridere molti siciliani e molti colleghi giornalisti.

Noi – in materia di economia, di Bilancio regionale, di finanza locale, di questioni idriche, di problemi legati ai rifiuti, di informatica applicata all’amministrazione regionale e di questioni militari legate a Canneto di Caronia, al Muos di Niscemi e a Sigonella – non avendo le conoscenze che hanno i nostri bravi colleghi, ridiamo un po’ meno. E forse ci sbagliamo. Forse anche noi dovremmo sorridere di più. Perché, a pensarci bene, l’1 maggio del 1947, a Portella della Ginestra, a organizzare la strage furono gli uomini della banda Giuliano e non i servizi segreti americani in combutta con la mafia di Monreale. Così come, nel 1959, in Sicilia, i servizi segreti russi e quelli americani non si sono mai fronteggiati: i primi (i russi) per proteggere il governo regionale ‘ribelle’ di Silvio Milazzo; i secondi (gli americani) per far cadere lo stesso governo. Tutte fantasie!

Il 6 gennaio del 1980 l’allora presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella, verrà ammazzato da mafiosi schitti schitti e non sullo sfondo di un inquietante intreccio tra destra eversiva e vecchia mafia, magari subito dopo intercettata e bloccata dai boss corleonesi che, per l’occasione, si guadagneranno i galloni di una trentennale latitanza. Fantasie anche queste.

Due anni dopo l’allora segretario del Pci siciliano, Pio La Torre, non verrà trucidato dopo essere stato ‘tampinato’ dai servizi segreti e forse pure dalla peraltro ‘inesistente’ e ‘fantasiosa’ Gladio. E il generale Vito Miceli? Morte naturale, naturalmente. E i depistaggi sulle indagini di altri delitti ‘eccellenti’? E le stragi del 1992?

Sì, in effetti i servizi segreti americani e quelli italiani deviati del nostro Paese, in Sicilia, non hanno mai fatto nulla. Lo Stato, in Italia, è sempre stato tutto d’un pezzo. Todo modo di Leonardo Sciascia è un romanzaccio. Invenzioni. Fantasie. Don Raffaè di Fabrizio De Andrè? Una filastrocca completamente sganciata dalla realtà…

E poi, via, viviamo forse una congiuntura internazionale difficile? L'Unione Europea va a gonfie vele e non è più governata da massoni fanatici e 'truffaldi'. In Grecia governa un nuovo Pericle. La BCE e il Fondo Monetario Internazionale non sono controllati da strozzini, ma da filantropi. L'Euro è un esempio fulgido di stabilità monetaria. E i tedeschi sono perfino diventati altruisti e, soprattutto, non barano più sul calcolo della spread con l'Italia. Quanto agli americani, a Sigonella i militari giocano a Tressette, mentre l'elettromagnetismo del Muos di Niscemi è un'invenzione dei soliti esagitati. 

In un panorama internazionale così 'confortevole' chi è che può volere in caos in Sicilia? Via, quelle dell’onorevole Vinciullo sono solo farneticazioni. E noi che gli andiamo dietro siamo solo complottisti. In Sicilia tutto va bene, a parte due dettagli: la realtà e la ragione. Ma sono solo due dettagli…

 

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