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Il papa della gente visto dalla gente gay

Papa Francesco ha più volte mostrato la sua apertura nei confronti delle minoranze. Ma non tutti pensano che la Chiesa cambierà davvero. Mentre il papa è a Philadelphia per il Forum delle Famiglie, abbiamo fatto un sondaggio tra alcuni esponenti della comunità LGBT newyorchese per capire cosa pensino di questo papa e delle rivoluzioni in corso nella Chiesa

Papa Francesco è probabilmente uno dei Pontefici più amati dall'opinione pubblica mondiale. Ma come capo della Chiesa Cattolica, Bergoglio è anche tenuto a riconciliare, non senza una certa dose di equilibrismo, l'intransigenza dottrinale dell'istituzione ecclesiastica con la "sterzata" verso la modernità e la conciliazione che lui stesso sta cercando di impartire.

Secoli di atteggiamenti ostili nei confronti di alcuni gruppi tuttavia sono difficili da superare o essere dimenticati da coloro che sono stati iscritti per troppo tempo sul lato dei "cattivi" della lavagna morale.

Mentre dal punto di vista dottrinale il Vaticano continua a condannare l'omosessualità, Papa Francesco lasciò tutti di stucco nel 2013 quando, chiamato a pronunciarsi sull'ammissibilità dei gay tra le fila del clero, rispose: “Chi sono io per giudicare?”. Similmente, lo scorso gennaio, non esitò a dire ad un transessuale spagnolo “la Chiesa ti ama e ti accetta così come sei”.

Malgrado queste dichiarazioni individuali, tuttavia, Francesco non ha veramente spinto nessun cambiamento sostanziale nei precetti ecclesiastici e, anche durante il suo discorso di mercoledì al Congresso, ha ribadito una definizione del concetto di "famiglia" che, a prima lettura, potrebbe apparire decisamente tradizionalista.

In realtà, pur accennando alle “minacce esterne ed interne che minano il valore famiglia come elemento costituente della struttura sociale” Bergoglio non ha veramente escluso in termini chiari che, queste famiglie possano essere costituite anche da persone dello stesso sesso.

Proprio per questo motivo, in occasione della visita del papa a New York, abbiamo lanciato un piccolo sondaggio su Facebook chiedendo ad alcuni esponenti della comunità gay della Grande Mela un loro parere su Francesco e sui cambiamenti in atto nella Chiesa sotto il suo pontificato.

Come accennato, il risentimento nei confronti del Vaticano, frutto di secoli di ostilità ecclesiastica, è duro a morire anche di fronte a quello che sembra un atteggiamento nuovo da parte di questo papa.

A dispetto delle sue aperture, Robert M., esponente della comunità newyorchese LGBT, non esita a definire il Pontefice come “un'altro bigotto anti-gay”, mentre Patrick L. confida che “sin dall'eta' di dieci anni, cioè da quando ho capito di essere gay, la Chiesa mi ha considerato un peccatore della peggiore specie. A questo punto non ho più alcun interesse nel modo in cui la Chiesa mi vede dal momento che non credo più in Dio. L'unica cosa che mi interessa è il modo in cui la posizione ufficiale del Vaticano continua ad avere un effetto distruttivo sulla sensibilità di quei giovani cattolici che sono anche omosessuali”.

L'atteggiamento di Ben R. nei confronti di Francesco è di “cauto ottimismo”. Dice: “Sul tema dell'omosessualità non mi aspetto un cambiamento radicale da parte di questo papa ma almeno, apprezzo i piccoli passi in avanti che sta compiendo in questo senso”.

Per l'ex-cattolico Robert C. “questo papa sta cercando di riformare un'istituzione che ha brutalizzato i membri della comunità gay per troppo tempo” un giudizio condiviso anche da Dean F. che pensa che le recenti aperture del Pontefice rappresentano “troppo poco che arriva troppo tardi”.

Bob D. apprezza “i piccoli passi compiuti finora ma un vero riscatto da parte della Chiesa cattolica può avvenire solo attraverso gesti chiari e concreti. Per cambiare idea sul Cattolicesimo abbiamo bisogno di qualcosa di più di generiche dichiarazioni di simpatia. Che il papa celebri delle nozze gay in Vaticano o ordini ai suoi arcivescovi di dimettersi se hanno coperto abusi sessuali. Ecco, questi sarebbero azioni concrete che segnalano un vero cambiamento di rotta”.

Thomas K. è uno dei pochi interpellati che era inizialmente disposto a dare al papa una possibilità di dimostrare le sue buone intenzioni. “Come è successo anche con l'elezione di Obama, l'arrivo di questo papa con i primi segnali di riforma che ha attuato, ha suscitato molte attese da parte della gente e questo ha creato inevitabilmente una certa delusione alla fine perché c'è un limite a quello che un papa o un presidente possono fare per cambiare le cose all'interno delle istituzioni che presiedono. All'inizio io ho avuto una reazione di cauto ottimismo perché un papa che, seppur lentamente, muove la Chiesa nella giusta direzione in materia di giustizia sociale o di ambiente è una cosa positiva, soprattutto se questo avviene in coincidenza con un ammorbidimento dei toni nei confronti dell'omosessualità. Ma poi, nel corso della sua visita, durante un'omelia celebrata a Washington di fronte ai vescovi locali, il papa ha lodato la loro reazione agli scandali sessuali compiuti da membri del clero anche se, a mio avviso, questo 'mea culpa' all'interno della Chiesa americana è del tutto insufficiente. Francesco avrebbe dovuto abbandonare i toni diplomatici e puntare il dito più energicamente contro i responsabili”.

John W. dice di essere cresciuto in un ambiente familiare ostile al Cattolicesimo e ha finito per disinteressarsi completamente alla religione e ai suoi precetti. Come molti altri membri della comunità gay, anche lui ha un atteggiamento ambivalente nei confronti di Francesco:

“Il suo predecessore, Benedetto XVI ha definito l'omosessualità come un 'disordine'. Francesco sembra condividere questa opinione ma aggiungendo che, malgrado ciò, i gay vanno rispettati in ogni caso. Personalmente, mi pare che per lui essere omosessuali sia divenuto un fatto accettabile anche se credo che conservi intatta la diffidenza della Chiesa ne confronti di ogni sforzo organizzato per promuovere e difendere i nostri diritti in un più ampio livello sociale”.

 

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