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Roma: dagli al sindaco!

JMW Turner, The Burning of Rome, circa 1834-5

JMW Turner, The Burning of Rome, circa 1834-5

In una città allo sbando sarebbe facile dire che è tutta colpa del sindaco. Oggi ce l'hanno tutti con Ignazio Marino, ma per salvare Roma ci vorrebbe uno sforzo nazionale. Solo così si può  ristabilire l'ordine in una città in cui è sfuggito qualunque controllo. Sempre che non sia ormai troppo tardi...

Nella mia vita sono passati ben ventitré sindaci di Roma, non sono pochi, e sono passate anche altrettante immagini della città, con le sue varie situazioni complicate, torbide, a volte irrisolvibili.

Ho visto la Roma degli anni cinquanta, quella del dopoguerra, in cui c’era tanto da fare e i soldi erano pochi, nonostante il piano Marshall e tutti gli aiuti degli americani, compresi i cento milioni di dollari prestati a De Gasperi nel ’49. Poi sono arrivati gli anni ’60, con il cosiddetto boom economico e l’impatto devastante del cemento in quartieri non preparati, frutto di speculazioni edilizie di cui ancora paghiamo le conseguenze. Poi ecco gli anni ’70, impegno politico, scontri tutti i giorni, il paese a sinistra e poi di nuovo a destra, in uno sbandamento che ha portato ai terribili anni ’80 tutti da bere, nel pieno della superficialità e dello sfascio collettivo. Nei seguenti anni ’90 e poi, ancora, nel duemila del Giubileo, è stata tutta una corsa al permissivismo, all’entrata delle varie mafie, un po’ dalle porte di servizio e un po’ da quelle principali, che si sono spartite il controllo di una grande e povera città, oggi totalmente allo sbando.

E i sindaci? Che cosa hanno fatto in tutto questo, che responsabilità hanno avuto? Sarebbe facile dire che è stata tutta colpa loro. Non è così, a mio avviso, proprio per niente.

Oggi, ad esempio, ce l’hanno tutti con Ignazio Marino. Non passa giorno che i giornali, le radio e le televisioni non lancino i propri strali contro il medico genovese, naturalizzato romano, allievo dell’istituto Giuseppe De Merode e medico del Policlinico Gemelli, prima di decollare per gli Stati Uniti a fare trapianti di fegato a Pittsburgh e a Filadelfia.

Sembra che i problemi di Roma siano tutti colpa sua. Sembra che, cambiato lui, cambierebbe tutto. E’ vero? Io non ne sono assolutamente sicuro. Credo, infatti, che i mali di Roma, che sono moltissimi, abbiano radici ben più profonde.

Il tutto viaggia parallelamente con i mali di un intero paese, di cui la capitale è specchio fedele. Roma è oggi un’immensa città. Ha un territorio di quasi duemila chilometri quadrati, grande quanto, udite udite, la somma dei comuni di Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Firenze, Bari e Cagliari. Ho reso l’idea? In un normale giorno lavorativo, in città ci sono più di quattro milioni di abitanti, che ne fanno la quarta città più popolosa d’Europa, dopo Londra, Berlino e Madrid. I residenti italiani sono affiancati da quasi mezzo milione di stranieri provenienti da centottanta stati diversi, soprattutto da Romania, Filippine, Bangladesh e Cina e le religioni professate sono molteplici. Ai cattolici, infatti, che sono la maggioranza, si affiancano gli ebrei, i mussulmani, i buddisti e tanti altri ancora. Insomma, ce n’è per tutti i gusti. E, in mezzo a tutta questa gente, ci sono i buoni e i cattivi, come in tutte le città del mondo.

Ma a Roma, ed è questo il vero problema, secondo me, sembra che i cattivi negli ultimi tempi siano aumentati moltissimo. Ai tradizionali criminali locali, che ci sono sempre stati, ben prima dell’esistenza della famosa Banda della Magliana, si sono affiancati la ‘ndrangheta, ovvero la mafia oggi più potente del mondo, la camorra, i Casamonica, la mafia cinese, la mafia albanese, la mafia russa, la mafia nigeriana, non tralasciando, naturalmente, la vecchia mafia siciliana e, perché no, anche la Sacra corona unita, di provenienza pugliese. In tutto questo, come tutti sanno, ha prosperato anche la nostrana "mafia capitale", di cui Carminati è stato il poco valoroso comandante. Sono in totale quarantasei i clan che hanno messo le mani su Roma e fanno, ogni giorno che Dio manda in terra, affari nel campo della droga, delle armi, della prostituzione, del gioco d’azzardo, degli articoli falsi, dei prodotti ortofrutticoli, della ristorazione, dello smaltimento dei rifiuti, dei supermercati, delle nuove costruzioni.

Roma è oggi la prima città d’Italia per numero di omicidi annuali e per fortuna solo la seconda, dopo Milano, per furti d’appartamento, furti d’auto, scippi e rapine. Nelle periferie romane ci sono ampie zone d’ombra, dove regnano il degrado e la legge del più forte e in cui la maggioranza dei romani cosiddetti perbene preferisce non mettere mai piede. Tor Bella Monaca, ad esempio, non ha più niente da invidiare a Scampia, per non parlare di Torre Angela, Anagnina, Porta Furba, San Basilio, Romanina e Ostia. Come controllare tutto questo? Come fare pulizia di tutti questi mali?

È evidente che un sindaco non basta. È evidente che un uomo solo, per quanto bravo e volenteroso sia, non potrà mai essere sufficiente per combattere contro questa folla di criminali ben organizzati e disposti a tutto, pur di non mollare di un centimetro il proprio produttivo orticello.

È vero, direte voi. A Roma ci sono anche altri problemi. Le strade sono piene di buche, la città è sporca e il servizio di pulizia è insufficiente, la raccolta differenziata stenta a decollare, ci sono troppe macchine in giro, parcheggiate dappertutto in modo assassino, il livello di smog è altissimo, i trasporti funzionano male, gli autobus e la metropolitana sono sporchi e anche gli ospedali sono troppo affollati e i pronti soccorsi insufficienti. Ma, dopo che vi ho elencato tutto le news e la serie delle criminalità presenti sul territorio, non credete che, in fondo, anche tutto il resto sia collegato? Non pensate che, all’interno dei vari servizi e delle varie categorie, non ci siano uomini ben pagati per far tornare i conti a chi di dovere e non di certo al cittadino?

Morale: quello che occorre a Roma, secondo me, non è solo la presenza di un buon sindaco, bensì un incredibile, ripeto incredibile, piano di controllo coordinato a livello nazionale per ristabilire l’ordine ed il controllo in una città in cui è ormai sfuggito qualunque controllo e qualunque ordine.

È troppo tardi? Non lo so, ma, da cittadino e anche da romano che ne ha viste tante ma proprio tante, ho fortissimi dubbi che, purtroppo, lo sia, anche se la speranza, come si dice, è sempre l’ultima a morire. Ma qui, per il momento, muoiono solo i romani, cioè noi.

 

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