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Il Palazzo delle parolacce nel Paese della volgarità

di di Marcella Smocovich

Parolacce, gesti osceni e sessisti, in Parlamento, in autobus, a scuola, negli uffici. E gli italiani sembrano rassegnati ad un turpiloquio che ha sempre come oggetto la donna e che spesso viene scambiato come linguaggio di modernità e liberalizzazione. L’italiano, lingua nobile adatta alla poesia, rischia di diventare schiava di una modernità che è ignoranza e scurrilità e dimostra solo la propria volgarità

Il Senato sospende due senatori per gesti osceni, la tv trasmette Vittorio Sgarbi che s’infuria e spara parolacce, mentre Stefano Esposito, assessore (dimissionario) al Comune di Roma durante l’assemblea del Campidoglio bestemmia ed è costretto a scusarsi, e Beppe Grillo da politico e non da comico descrive oscenità omosessuali senza filtri.  Il tutto spesso accompagnato da gesti osceni, da braccia ad ombrello, medio alzato, corna. La mimica italiana diventa oscena e si manifesta in strada come nelle istituzioni in tutta la sua volgarità, quasi a diventare linguaggio comune.

Parolacce, gesti osceni e sessisti che ormai, si possono ascoltare ovunque in Italia: in autobus, a scuola, negli uffici. E gli italiani sembrano rassegnati ad un turpiloquio che ha sempre come oggetto la donna e che spesso viene scambiato come linguaggio di modernità e liberalizzazione.  E la parolaccia è spesso accompagnata da un gesto osceno. Ma se in passato anche Aristofane, commediografo dell’Antica Grecia accompagnava i discorsi con parolacce, e Dante Alighieri pure, rompere le convenzioni con parole e gesti scurrili è diventata una moda in Italia. E’ recente la sospensione  di cinque giorni dei senatori  verdiani : il capogruppo Lucio Barani,  e  il portavoce Vincenzo D’Anna per aver fatto gesti osceni  verso una senatrice dei 5Stelle. Il primo ha mimato un rapporto orale, il secondo con ambedue le mani ha indicato i  propri genitali.  (vedi video Youtube  Senatore d’Anna ). Poi ai giornalisti ha negato  e spiegato che il suo gesto è stato frainteso e che lui voleva solo dire di ingoiare i fascicoli. Ma ai suoi gestacci, urlando, la senatrice del Movimento 5 Stelle ha gridato in risposta: “Sei un porco!!Maiale!Maiale!”.  Una bagarre in pieno Senato. Maschilisti e volgari i senatori hanno fatto indignare non solo il presidente del Senato Grasso, ma anche altre senatrici, anche se non è la prima volta che le Camere d’Italia sono spettatrici di bagarre di questo tipo. Con le donne bersaglio preferito. 

Famosissimi sono gli insulti  di Sabina Guzzanti a Mara Carfagna, ex ministro delle Pari Opportunità del governo Berlusconi: “ Tu non puoi mettere lì una solo perché ha succhiato l’uc…” , disse in una piazza. Nessuno protestò a sinistra, ma la comica fu condannata a risarcire il ministro con 40 mila euro. Razzismo, sessismo  a firma della scrittrice Lidia Ravera, anche per Condoleeza Rice, segretario di Stato Usa che sull’Unità scrisse: “Con quelle guancette da impunita è la lider maxima delle donne-scimmia”. Ancora una volta si colpisce una donna nel suo aspetto fisico, anche a firma di una scrittrice famosa in passato per i temi di libertà ed emancipazione. Prova ne è che la donna è sempre prostituta e puttana  quando ricopre ruoli di potere. Donne insultate e additate come pervertite sessuali (accusata di essere lesbica la fidanzata di Berlusconi), ma anche auguri di essere stuprata in piazza all’atleta russa che aveva goffamente difeso le leggi anti-gay di Putin.  Ma anche agli uomini  tocca essere presi in giro per l’altezza, (Renato Brunetta) gli handicap (Bossi) o difetti fisici, malattie e colore della pelle.  E non stiamo parlando di comici che per mestiere ridicolizzano tutti. Insomma un linguaggio che nonostante la paventata parità tra uomini e donne ancora non cambia. A tutti i livelli. Perché se  in Senato si usano certi termini, in strada tutti sono autorizzati a fare altrettanto. Senza contare che solo recentemente Facebook ha limitato i commenti osceni, che però spesso continuano. Ma quelle scene in Senato sono uno spettacolo scurrile che indigna e trasforma le istituzioni in arene insopportabili e duelli che di politico non hanno nulla. E mentre l’Espresso stila una classifica per votare la peggiore volgarità, l’accademia della Crusca accoglie anche neologismi di dubbio gusto. Per esempio, il verbo “sfanculare” è diventano ormai sinonimo di evitare. Per non parlare dei romani in auto. Donne e uomini  sono spesso protagonisti di risse incredibili alla guida, per un segnale non rispettato o un sorpasso. In auto, esasperati dal traffico gli automobilisti romani  danno il meglio di sé verso pedoni, anziani o incerti guidatori. Urla, grida in auto non solo prerogativa dei tassisti o degli autisti dei bus, ma ho ascoltato con le mie orecchie una volta una distinta signora ingioiellata gridare: “Fatte una dieta”…ovvero cicciona che non sei altro, sbrigati a passare sulle strisce, perché ho fretta. Per non arlare del classico “cornuto” che è accompagno dal gesto della mano

Se negli anni 70 si veniva banditi dalla tv se scappava una parolaccia in diretta, oggi Sgarbi viene invitato anche perché è un rissoso che insulta con veemenza chiunque non sia d’accordo con lui e per questo alza gli ascolti; nella casa del grande Fratello sempre in diretta si assiste a liti con bestemmie e parolacce o gesti osceni, sesso più o meno velato, senza contare i programmi in cui si spiattellano corna, tradimenti e figli illegittimi come niente fosse. Sdoganando così il linguaggio scurrile che ormai in metropolitana o negli uffici è diventato comune. Mentre una volta solo l’espressione “miiii…” che evocava l’organo genitale maschile in siciliano suscitava indignazione, oggi l’esplica e volgarissima di “caxxo” è entrata nel lessico comune come intercalare. E la tv non la censura più.  

Stiamo diventato un popolo di volgarissimi sessisti e bestemmiatori? Anche se un tribunale ha stabilito che bestemmiare non è reato, resta orribile ascoltare certe oscenità. L’italiano, una lingua nobile adatta alla poesia rischia di diventare schiava di una modernità che è  ignoranza e scurrilità e dimostra solo la propria volgarità. 

Ma perché di dicono le parolacce?  Secondo certi psicologi  della Keele School of Psychology inglese, il gesto volgare, la parolaccia deriverebbe dal livello di aggressività. Arrabbiarsi aumenterebbe la frequenza cardiaca, l’ adrenalina e innalzerebbe la soglia del dolore: imprecare sarebbe quindi  un modo per sentirsi meglio. Insomma le parolacce farebbero bene alla salute. E si comincia a 3 anni, ascoltando gli adulti in casa. Ma non si finisce mai se ad una cena a Roma  (io ero presente), la figlia  cubana di Che Guevara, pediatra di 58 anni, raccontava ai commensali come fare sesso con i negri fosse meraviglioso. E che lei ne aveva uno che lo faceva sette volte al giorno. Il tutto accompagnato dalle mani della “signora” che indicavano le dimensioni del pene del fidanzato. Colpa del vino o dell’eccessiva libertà di linguaggio?


Marcella*Marcella Smocovich, ispanista, viaggiatrice e appassionata lettrice. Ha lavorato 15 anni con lo scrittore Leonardo Sciascia con cui ha imparato a leggere; 35 anni al Messaggero come giornalista professionista. Ha collaborato a El Pais, El Mundo di Spagna, alla CBS di New York . E’ stata vice direttore del mensile Cina in Italia. Viaggia frequentemente a Cuba, su cui ha scritto due libri, un’opera teatrale e moltissimi articoli. Vive tra Tunisi, New York, Roma e La Habana. E’ laureata a Salamanca e a Chieti.

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