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L’Italia messa in mano a Pinocchio Fantozzi

di Elisabetta De Dominis
Matteo Renzi

Matteo Renzi

Il primo sembra venuto fuori da una bella favola per bambini dove tutto è possibile, ma Pinocchio per diventare un uomo dovrà affrontare molte avversità compresa la sua falsità; l’altro pare scaturito dai tragici romanzi di Villaggio e non si capisce se sia più fesso o più sfortunato. Solo che entrambi non sono personaggi in cerca d’autore, perché sono reali: governano l’Italia 

Pinocchio di cognome fa Fantozzi, ma non sono parenti. Soltanto conviventi, loro malgrado. Uno si è comprato con denari pubblici un aereo da 200 milioni di euro, l’altro ha pagato dei pranzi da 200 euro. Uno non è stato eletto dal popolo, l’altro sì. Uno è collodiano, l’altro fantozziano. Il primo sembra venuto fuori da una bella favola per bambini dove tutto è possibile, ma Pinocchio per diventare un uomo dovrà affrontare molte avversità compresa la sua falsità; l’altro pare scaturito dai tragici romanzi di Villaggio e non si capisce se sia più fesso o più sfortunato. Solo che entrambi non sono personaggi in cerca d’autore, perché sono reali: governano l’Italia. La quale nel frattempo è finita in mano a briganti, gatti e volpi, conti Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare e signorine Silvani; tutti padreterni o sedicenti tali che intascano mazzette a man bassa ma non vanno in carcere, bensì agli arresti domiciliari nelle loro dorate dimore.

Ai domiciliari stanno anche tutti quelli che hanno perso il lavoro o non lo trovano: sono questi a stare come in prigione. Perché senza lavoro si reputano privi della dignità che gli fa sentire uomini e padri di famiglia. Gli altri la dignità non l’hanno mai avuta, avendola barattata attraverso qualche scorciatoia per farsi subito una posizione altolocata, che hanno continuato a mantenere con sotterfugi, ruberie, bassezze di tutti i tipi. 

 “Le persone perbene non fanno carriera nella cosa pubblica” ha sentenziato il giudice Catone il censore, pardon: Cantone Raffaele. Infatti 800 dirigenti dell’Agenzia delle Entrate non hanno mai fatto un concorso nemmeno per parrucchiere ma ci fanno il pelo e contropelo. Coloro che hanno evaso gli esami, scovano gli evasori. Taglieggiando ovviamente quei poveretti che hanno tutto alla luce del sole nel Belpaese. Invece quanti hanno celato patrimoni illeciti in banche svizzere sono stati invitati a regolarizzare la propria posizione con una denuncia spontanea entro il 30 settembre. Sono pervenute 60 mila domande di figliol prodighi. Renzi ha aperto tronfio la borsa, pronto a incamerare un trofeo di 28 miliardi di euro. Forse se utilizzava la borsa della dama nera dell’Anas, lecitamente s’intende, risparmiava gli 800 stipendi dell’Agenzia. Metodi a parte, il Padre è pronto a sacrificare e cuocere il suo vitello più grasso, nella fattispecie una vitellona: la direttora dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi. Finalmente grasso che cola. 

Il caro premier ha dichiarato: “Se noi troviamo un ladro nella pubblica amministrazione, dobbiamo cacciarlo senza perdono”.  Uno solo però è difficile trovarlo. Ne stanno spuntando da tutte le parti: comuni, ospedali, Anas, ferrovie dello Stato… Dario Lo Bosco sarebbe or ora uscito dalla penombra del suo ufficio direzionale alle ferrovie con una mazzetta di 58 mila e 650 euro in tasca. Per come vanno i treni in Italia, avrebbe rubato ben di più percependo lo stipendio. Si vede che il nostro premier non prende il treno. Potrebbe sostituire Lo Bosco con Marino: sempre meglio mettere il sindaco a fare il capotreno piuttosto che lasciarlo ancora girare per Roma in bici o in Panda a prender multe. Ma Ignazio starnazza come le oche del Campidoglio che dal colle non scende perché è lì per investitura popolare e sta affilando le folgori: si vedrà chi è Giove! Appunto.

Forse non si ricorda che il dio aveva altri due pericolosissimi fratelli, Ade e Poseidone: il primo lo mandò all’inferno, l’altro negli abissi. Riuscirebbe a fare altrettanto? Ma quando uno si sente un dio comunque, il suo regno se lo ritaglia dovunque sia. In Rai, per esempio. Come Fabio Fazio che per quelle interviste insulse quanto la sua faccia percepisce uno stipendio di circa 6 milioni l’anno e che per una comparsata dell’ex ministro greco dell’economia Yanis Varoufakis alla sua trasmissione, gli ha elargito una mancia di 24 mila euro. Il quale, se fosse ancora al suo posto, avrebbe fatto fallire la terra degli dei. Ma tra compagni divini ci si aiuta. Tanto il popolo italiano sborserà 2,5 miliardi di canone per continuare a vedere nelle reti nazionali “una faccia, una razza”, come dicono a noi fraternamente i greci. Davvero i lestofanti finiscono per assomigliarsi un po’ tutti nel mercato globale.                    

Arrivederci alla prossima puntata italiana. E 24 mila baci…

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