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Oggi a Marsala manifestazione dei pacifisti contro l’esercitazione militare Trident Juncture 2015

Quella che vede anche la nostra Isola in prima linea (insieme con Spagna e Portogallo), è la più grande esercitazione militare dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il timore è che la Sicilia, tra Muos di Niscemi e base di Sigonella, venga sempre più coinvolta nella guerra in corso in Medio Oriente. Gli elicotteri atterrati nei giorni scorsi nel Parco archeologico di Selinunte e la paura della popolazione

Mentre i siciliani devono fronteggiare le piogge torrenziali e le frane, nell’Isola va in scena una grande esercitazione militare della NATO. Tale esercitazione militare, denominata Trident Juncture 2015, è annunciata come la più grande dalla fine della seconda guerra mondiale. Evento che non sta passando in secondo piano, se è vero che ieri, alle tre del pomeriggio, a Marsala, sul lungomare Boeo, è andate in scena una manifestazione popolare con delegazioni di pacifisti che arriveranno da tutte le province dell’Isola.

La manifestazione è stata preceduta da un flashmob contro la guerra organizzato ieri a Palermo, nella centrale Piazza Verdi (Piazza Massimo per i palermitani e, in generale, per i siciliani). Insomma, manifestazioni per la pace, come ricorda Chiara Paladino, del coordinamento provinciale di Trapani contro le esercitazioni Nato a Birgi.

All’appuntamento, come già ricordato, hanno aderito numerose delegazioni di cittadini arrivate con pullman da Catania, Messina, Gela, Niscemi, Trapani, Ragusa, Salemi, Petrosino, Alcamo, Castellammare del Golfo. Va ricordato che all’esercitazione militare Trident Juncture 2015 – che ha preso il via nell’aeroporto nell'aeroporto di Trapani-Birgi, sede del 37° stormo dell'Aeronautica militare – partecipano 36.000 militari, 30 Paesi, 140 aerei e 60 navi impegnati nello spazio aereo e terrestre di Italia, Spagna e Portogallo, oltre al Mediterraneo centrale. 

trident 2Da Birgi decolleranno velivoli da trasporto e aerei spia per simulare attacchi contro unità navali, sottomarini e target terrestri e per testare i nuovi sistemi di distruzione di massa. 

Lo scalo militare trapanese ospita la prima fase dell'esercitazione militare, con l’impiego di 700 militari 200 dei quali stranieri. Nei cieli del Tirreno meridionale si leveranno in volo, fino al 6 novembre prossimo, 30 aerei tra caccia F16 (di stanza in Canada, Grecia e Polonia), Amx, Eurofighter e Tornado. Tutte le operazioni militari avranno luogo sopra il mare aperto, lontano dai centri abitati. Secondo i vertici militari l'esercitazione non provocherà problemi o limitazioni al traffico civile.

L’epicentro di questa contestata esercitazione militare, come già accennato, è l’aeroporto trapanese di Birgi. In queste zone, da qualche tempo, gli abitanti dei dintorni hanno avvertito, perché ripetutamente svegliati, alcuni boati notturni. Allarmati hanno chiesto di conoscerne i motivi, ma a loro è stato detto che tutto è a posto e sotto controllo. La gente non ha creduto alle assicurazioni loro fornite perché, purtroppo, in queste contrade ormai si verificano da tempo fenomeni di degrado ambientale a causa di alcune installazioni militari. Né sono sicuri nemmeno i siti archeologici del territorio. A questo proposito è il caso di ricordare che ,appena martedì scorso due mega elicotteri militari sono atterrati dentro il Parco archeologico di Selinunte, perché in panne, a conferma che ormai la Sicilia è diventata una base aeronavale Nato al centro del Mediterraneo con tutti i rischi che ciò comporta in un tempo dove le tensioni belliche nel Mare Nostrum ed in Medio Oriente hanno raggiunto un’intensità estremamente pericolosa. In questo contesto internazionale – nel quale l'Organizzazione delle Nazioni Unite dimostra ancora una volta la sua inutilità – la Sicilia con tutte le sue installazioni militari Nato e Usa vi si trova pienamente invischiata.

Tanto per gradire vogliamo ricordare alcune delle numerose installazioni belliche sul territorio dell'Isola: dal Muos di Niscemi ai predator (gli aerei senza pilota) di Sigonella, dagli impianti di radio per telecomunicazioni alle installazioni radar, dalle postazioni per le guerre elettroniche di Lampedusa al radar della 35^ squadriglia dell'aeronautica in contrada Perino di Marsala. Queste installazioni hanno già causato problemi sanitari alla popolazione, con l'insorgenza di tumori, inquinamento acustico, fenomeni di estinzione vegetale ed animale e malformazioni fetali.

Fin qui le notizie. E' però il caso di spendere qualche riga per ricordare che queste manovre ed altre ancora che verranno si svolgono in Sicilia perché la nostra Isola, nel 1943, è stata consegnata agli Stati Uniti per farne la propria base militare le centro del Mediterraneo. Non solo. Il governo di Matteo Renzi ha deciso di concorrere alle spese dell'alleanza occidentale portando le spese militari ad oltre due punti del Prodotto Nazionale Lordo (PIL), pari a circa 40 miliardi di euro. Magari bloccando l'adeguamento delle pensioni per ancora un paio d'anni e concedendo agli evasori fiscali una possibilità in più con l'aumento dei pagamenti per contanti a 3000 euro.tridente 3

La vera piaga, però, è l’instabilità politica del Medio Oriente, laddove il conflitto permanente israelo-palestinese non riesce a trovare conclusione. E questa volta lo possiamo dire senza perifrasi: per dichiarata volontà dello Stato di Israele. Qualche giorno addietro il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha avanzato la proposta di presidiare con i caschi blu la spianata delle moschee. Proposta respinta da Israele, che ha detto esplicitamente di non volere interferenze nel proprio territorio. Ribadendo che i territori della Cisgiordania gli appartengono. Pertanto i palestinesi della Cisgiordania debbono sloggiare per fare spazio agli insediamenti dei coloni israeliani.

Questo il quadro drammatico della questione mediorientale. La Sicilia si trova al centro di uno scenario di guerra internazionale. E viene utilizzata come base militare: non a caso è stato realizzato il già citato Muos a Niscemi, mentre è sempre più operativa la base di Sigonella. Ma, a quanto pare, la Sicilia orientale non basta. Anche la parte occidentale dell’Isola va ‘preparata’ alla guerra. Da qui l’esercitazione di oggi a Marsala, che si protrarrà fino al 6 novembre. In tale contesto non c’è da stupirsi se la Sicilia diventa essa stessa un obiettivo militare da parte delle forze che a questo stato di cose si oppongono, si chiamino Isis o jadisti o in qualsiasi altro modo.

 

*Riccardo Gueci è un dirigente pubblico in pensione. Cresciuto nel vecchio Pci, non ha mai dimenticato la lezione di Enrico Berlinguer. Per lui la politica non può essere vista al di fuori della morale (Berlinguer, grande leader del Pci, a proposito della gestione del potere in Italia, parlava infatti di "Questione morale"). 

Per noi Gueci commenta i fatti legati alla politica estera e all'economia. In altra parte del giornale affronta il tema delle polemiche che stanno accompagnando la gestione della Sezione per le misure di prevenzione del Tribunale di Palermo (come potete leggere qui). In questo articolo si occupa di una manifestazione di pacifisti prevista oggi a Marsala. tema perfettamente in linea per uno come lui che, nei primi anni '80 del secolo passato, ha partecipato alle manifestazioni contro l'installazione del missili Cruise in Sicilia e, segnatamente, a Comiso, accanto all'allora leader del Pci siciliano, Pio La Torre.    

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