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La vicenda di Quarto Flegreo

Cari 5S, per le infiltrazioni ci vuole l’idraulico

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Può darsi che la vicenda di Quarto Flegreo suggerisca una maggiore attenzione intorno al M5S e alle spiccate tendenze autoritarie dei suoi dirigenti: una sorta di avanguardia facinorosa impegnata a riproporre quello che Sciascia definiva l’eterno fascismo italiano

Ma come fa Rosa Capuozzo, Sindaco del Comune di Quarto Flegreo, a difendersi “nel processo e non dal processo” se non è nemmeno indagata? Misteri della Dottrina Micromega; da qualche anno disponibile, in versione divulgativa, anche come Catechismo-del Fatto Quotidiano. Un buontempone potrebbe rispondere: abbi fede. E infatti, ecco il marito, ecco l’indagine: abuso edilizio, o giù di lì: non è la stessa persona, ma è meglio di niente (naturalmente il cartellone giudiziario, come l’originale nei teatri, presenta caratteri di vario corpo, o grandezza: sicchè vi si potranno scorgere anche contestazioni-sottotitoli accessorie: falso, abuso d’ufficio in concorso, e in una successiva edizione, perchè no?, anche un bel reato associativo, che non guasta mai). Se volessi seguitare sul tono fictional, qui sommariamente esemplificato, potrei aggiungere: ve lo siete meritati. Ma sarebbe un fuor d’opera, è il caso di dire. Semmai si deve sperare, anche se non è facile, che qualcuno, fra i milioni di italiani in qualche modo emotivamente e politicamente interessati a questo caso-non caso, faccia per lo meno una pausa; e ne tragga motivo per raffrenare la voluttà anarchico-fascista che ha fin qui quasi esclusivamente sostanziato la loro “fede nella legalità”, in questo nuovo Credere-Obbedire-Combattere.

Nessuna illusione sui capipopolo in ascesa, sugli impostori in carriera: miracolati da un disordine endemico per cui, da uscieri (l’On. Di Maio, azzimato al punto giusto) o barellieri (l’On. Di Battista, piuttosto prestante) che sarebbero stati in una società bene ordinata, si sono visti catapultare alle maggiori irresponsabilità istituzionali. La questione non è se il Sindaco debba dimettersi; se proprio ci tengono, in Consiglio Comunale possono presentare una mozione di sfiducia e con buone probabilità di successo, dato che il M5S è maggioranza. Il punto politico, semmai, è l’idea privatistica delle istituzioni. L’abbiamo “espulsa”, li espelleremo tutti, assicura l’On. Fico che, con la sua barbetta neohipster d’ordinanza e la camicia penzoloni da finto trafelato, riesce una buona sintesi far i primi due. E allora? Come fossero Scienthology.

Li abbiamo espulsi. Per “infiltrazioni camorristiche”. Cioè per l’impalpabile niente. Ma che fate? Ma che dite? Un consigliere comunale che, aeroefotogrammetrie alla mano, entra in attrito con Rosa Capuozzo, e sbraita di svelare che la “pratica edilizia” della casa di lei non è in regola. Il molesto funambolo del catasto diventa una minaccia. E la minaccia, un’infiltrazione: perchè al telefono il Sindaco, nell’ira della bega similcondominiale e nella psicosi sgrammaticata di cui anch’essa si pasce, urla di “ricatto”. Manco fosse stata Silvia Melis o Angela Casella. Smettetela. Smettetela.

Il fanatismo condannatorio è olio di ricino (“sono in arrivo anche altre espulsioni”); il flash mob, come forma e contenuto politico prevalente, è cupo muggito di folle adunate in una perenne Piazza Venezia; proporre “un tour” per i comuni in cui sono indagati amministratori del PD, “per vedere se fanno quello che abbiamo fatto noi”, è mimesi, per ora larvale, del “Juden Raus!”. Si va in cerca di masse da espellere, di infezioni da cauterizzare, di dubbiosi da educare e convertire. Con la scure dell’Inquisizione che, melliflua, usa doppi pesi e doppie misure, coprendo gli amici, lapidando i nemici. Leonardo Sciascia lo chiamava: l’eterno fascismo italiano.

In queste ore, dopo dieci anni, il Processo Why Not, ardentemente voluto dal Dott. Luigi De Magistris, si è concluso con la ormai consueta assoluzione-pernacchia degli imputati. Lì le infiltrazioni, nonchè della criminalità organizzata, si vollero dell’intera compagnia di Lucifero: false fatturazioni, l’omicidio Fortugno, la faida ‘ndranghetista di San Luca, gli appalti di Finmeccanica, i viaggi in Africa di soggetti legati a Romano Prodi, opere pubbliche sospette in Cina e un traffico d’armi. Per dire della consistenza di certi concetti, chiamiamoli così. Per le infiltrazioni ci vuole l’idraulico. Basta e avanza.

E allora, prima di blaterare il solito autodafè contemporaneo (“Abbiamo piena fiducia nella magistratura”): ci andate a Napoli, ad esortare al Sindaco a pubbliche scuse, ora per allora, e magari alle dimissioni pure lui, posto che fu eletto sulle ali di un entusiasmo Law&Order, rivelatosi fallace,  funzionalmente ed istituzionalmente inappropriato? E vi portate pure Saviano? No che non ci andrete. E invece fareste bene ad andarci. Per esercizio spirituale e politico, per ricondurre Sua Maestà “La Giurisdizione Penale”, Sua Santità “La Sentenza” al giusto ordine umano, frequentemente erratico, e ancora più frequentemente erroneo.

Infiltrazioni. Ci andate a Palermo, a magari vi portate il Saviano di prima, che vi ha messo in mora per i sette giorni impiegati ad organizzare il rogo della Capuozzo (doveva denunciare subito le minacce, ammonisce il ditino alzato), e magari anche l’On. Bindi, e l’On. Fava, e vi fate spiegare quanto liquame è percolato, cioè si è infiltrato, dai muri del Palazzo di Giustizia di Palermo, Sezione Misure di Prevenzione Antimafia? In quanto tempo il CSM ha decretato “espulsioni”, se le ha decretate? E vi fate dire dai predetti, Saviano in testa, quante volte, nei sei mesi trascorsi da quando si è saputo che quello che si è saputo, hanno messo in mora il CSM, per “omessa espulsione” di magistrati?

 Non andrete nemmeno lì, ovviamente. Nè vi soffermerete a chiedervi se, con simili insabbiamenti in grembo, con il processo che, quando assolve, può al più ratificare l’abuso investigativo a monte, la magistratura e i suoi provvedimenti, i suoi accoliti in dottrina e in propaganda, possano costituire presupposto logico-etico di una qualsiasi censura politica. Non ci andrete perchè fare politica (diciamo così) ignorando la differenza fra una mansarda e una norma costituzionale (“Non sono a favore della presunzione d’innocenza per i politici. Se uno è indagato, deve lasciare, lo chiedono gli elettori”, ha ruttato l’On. Di Maio in margine a questa storiella), è l’unica via per sfangarla dal tedio di una portineria, dalle umili fatiche di una barella.

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