Cerca

Primo PianoPrimo Piano

Commenti: Vai ai commenti

Messi e il bambino afghano: una fiaba

Internet è uno spazio incantato in cui tutto può accadere

messi-murtaza
Lionel Messi incontrerà il bambino afghano ritratto in una foto, virale sul web, mentre gioca a pallone con una maglietta ricavata da un sacchetto di plastica con su scritto il nome del calciatore. Storia dello straricco che con la bacchetta magica trasforma il miserabile in principe. E vissero per sempre felici e contenti

I media liberisti sono commossi e soddisfatti. Lionel Messi, che guadagna settanta milioni all’anno e sembra tanto un bravo ragazzo, incontrerà un bambino afghano dopo aver visto la sua foto mentre giocava con una maglietta ricavata da un sacchetto di plastica, sulla quale aveva scritto il nome del calciatore più famoso del mondo.

Una storia perfetta: la celebrity che abbassa benigna il suo sguardo su un comune mortale e lo redime col suo sorriso. Evento ancora più toccante perché si tratta di un bambino e di un afghano: in sostanza di una vittima della guerra, dunque (l’implacabile logica della semplificazione) di un potenziale profugo. La foto lo ritrae mentre gioca nella neve, ma le anime belle sono riuscite facilmente a immaginarsi il suo corpicino su una spiaggia, con ovviamente indosso quella povera maglietta coi colori dell’Argentina: che tragedia. Ma questa volta non accadrà: invece di annegare in mare mentre la sua famiglia cercava di raggiungere la terra del benessere e del consumismo, è stato salvato dal popolo del web e dai suoi innumerevoli “mi piace”, dalle sue generose condivisioni. Dal fatto che la sua immagine sia divenuta “virale”, come piace tanto dire ai giornalisti – un aggettivo che un tempo indicava una brutta cosa, un’infezione, ma adesso è una cosa bellissima, molto meglio della solidarietà.

La morale? Che internet è uno spazio incantato in cui tutto può accadere, come nelle fiabe. Certo, la stragrande maggioranza della gente continuerà a vivere nella miseria o nell’ansia, a subire ruberie e ingiustizie, per consentire a pochi vincenti di prendersi tutto; ma basta non pensarci. Tanto l’ansia e la miseria e l’ingiustizia non interessano, non bucano lo schermo, e potrebbero anzi far venire brutte idee, tipo che non c’è alcuna ragione di permettere ai ricchi di diventare sempre più ricchi; o addirittura far nascere la coscienza di qualche diritto comune e inalienabile, per esempio quello a una vita dignitosa e all’eguaglianza – un diritto, non un dono, e per tutti, non per pochi privilegiati o fortunati. Orrore: ve lo immaginate Messi se gli restasse, dopo aver pagato le tasse, solo un milione all’anno: sicuramente farebbe meno gol e probabilmente preferirebbe fare l’impiegato o l’operaio o il precario a scuola.

È così positiva e incoraggiante, invece, la storia della fata che incontra il miserabile, il disgraziato, e lo tocca con la bacchetta magica e lo fa diventare un principe. E vissero per sempre felici e contenti, tutti e due. Fidatevi dei media, fidatevi dei giornalisti: può capitare anche a voi. Il neocapitalismo non è cattivo: è una lotteria. Distrugge il pianeta, ma a qualcuno dà accesso ai suoi pochi paradisi ancora esistenti. Sfrutta miliardi di persone, ma a uno su dieci milioni o giù di lì, quasi a caso, regala il successo. Persino un autografo di Messi e una foto con lui: che diventerà virale e ricommuoverà le anime belle.

Potrebbe capitare a voi: per cui chinate il capo e accettate il vostro destino. E se pensate che non sia vero o che non sia giusto è perché siete dei rosiconi e dei comunisti e non meritate nulla.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter