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Unioni civili: l’Italia si sveglia solo a metà

Il sì del Senato alle unioni civili ma resta il no alla "stepchild adoption"

unioni civili

La senatrice del PD Monica Cirinnà

Si tratta di un passo importante nella lunga marcia alla conquista dei diritti civili e fa bene quindi il Premier Renzi a parlare di "una novità di portata storica". Eppure l'ostinazione contro le famiglie gay dimostra quanto i poteri oscurantisti siano ancora forti in Italia

Dal 25 Febbraio di quest’anno l’Italia comincia ad essere un Paese più moderno e più laico. Seppur con grande ritardo rispetto al resto d’Europa, il Senato ha, infatti, dato il via libera alle legge che introduce nell’ordinamento italiano l’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale. Il Testo introduce importanti novità anche per le coppie etero con la parte in cui disciplina le convivenze di fatto. Ne derivano tutta una serie di diritti-doveri (l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale, la coabitazione, un cognome comune, la comunione dei beni, la pensione di reversibilità ecc…) che, di fatto, avvicinano le unioni civili e le convivenze etero alle norme del Codice Civile riferite al matrimonio, e l’Italia ai Paesi più progressisti.

Senza ombra di dubbio, si tratta di una conquista in tema di diritti civili. Esulta il Premier, Matteo Renzi, che non a caso parla di “una novità di portata storica”. E, in effetti, lo è. Lo stesso fanno i deputati a lui vicini, a cominciare da Monica Cirinnà, la senatrice che ha dato il nome al disegno di legge originario, per la quale l’approvazione della legge costituisce un “grande passo in avanti della civiltà”.

tabella-unioni-civiliTutto bene dunque? Non proprio. Non solo per la bagarre politica che è ancora molto aspra dentro al PD – per l’appoggio dato al Governo dal partito degli ex (?) berlusconiani che fanno capo a Denis Verdini – ma anche e soprattutto  per tutto quello che è successo prima. Il dibattito, sia politico che sociale, è stato particolarmente violento, influenzato da ideologie retro, da intolleranza, da argomentazioni confuse, da scontri che, come già abbiamo avuto modo di dire su questo giornale, hanno superato il confine della sana dialettica democratica.

Ad accendere gli animi, il tentativo di introdurre nella legge la cosiddetta step-child adoption, la possibilità, cioè, per le coppie gay di adottare i figli del partner. Tentativo fallito.   

Le forze più conservatrici e destrorse (dalla Lega Nord agli ex democristiani, dai berlusconiani, agli alfaniani, ai cosiddetti cattodem, ovvero i clericali del Partito democratico e alla stessa Cei, la Conferenza episcopale italiana che è entrata a gamba tesa nel dibattito) hanno scatenato una vera e propria guerra. Hanno urlato il loro no alla stepchild adoption rivelando, in molti casi, una avversione totale e radicale alle adozioni gay, in generale.  Un no esasperato dal ricorso continuo al fantasma dell’utero in affitto.  I due temi- stepchild e utero in affitto-  sono stati artatamente sovrapposti, tanto che molti italiani erano convinti del fatto che la legge introducesse questa pratica.

Di vero c’era poco. Il disegno di legge non autorizzava nulla del genere, non ne parlava proprio. Secondo i detrattori, l’avrebbe comunque agevolata, dando la possibilità ai gay di ricorrervi all’estero per poi sanare il tutto in Italia con l’adozione. Convincono poco. Innanzitutto, perché dalle statistiche disponibili risulta che sono soprattutto le coppie etero che nell’impossibilità di avere figli, ricorrono a tele pratica, pochissime invece le coppie omosessuali. E poi, resta il fatto che, chi vorrà ricorrere all’utero in affitto – gay o etero -, potrà farlo comunque andando all’estero. La differenza è che questi bambini non avranno diritti, né chi li crescerà (il partner del genitore), avrà doveri nei loro confronti. Insomma, se questo è preoccuparsi dei diritti dei bambini (altro paravento usato) possiamo solo immaginare cosa non lo sia…. Senza considerare che un giudice potrà sempre legalizzare lo status di questi bambini, come è già successo.

Comunque, il fantasma, alla fine, ha vinto: la norma è stata stralciata. In caso contrario a rischio sarebbe stata l’intera legge. Certo non è il meglio che si poteva fare, ma come osserva la deputata del PD, Ileana Piazzoni, segreteria della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, che pur non nasconde la sua amarezza per l’eliminazione della norma sulla stepchild adoption, approvare la legge “è stata la scelta più giusta per consentire l’avanzamento di una parte importante di diritti e non compromettere il percorso futuro dell’acquisizione di altri diritti”.  Il rischio, insomma, era di lasciare ancora l’Italia senza una legge sulle unioni civili e sulle convivenze o, peggio, se il Governo non avesse posto la fiducia come ha fatto, la legge avrebbe potuto essere ulteriormente snaturata, creando magari un mostro giuridico difficile da smontare anche per i giudici.

Una domanda, però, al di là della dialettica politica,  sorge spontanea: come è possibile che nel  2016 una parte dell’Italia ancora abbia queste remore quando si parla di gay?  Sarebbe ingiusto tacciare tutti di ignoranza o dare la colpa, tout court, al cattolicesimo. Non solo perché ci sono cattolici che la pensano diversamente  e anche preti che, in questi giorni in Italia, si sono schierati a favore della stepchild adoption. Ma anche perché un giudizio così tranchant contrasterebbe con il fatto che in Paesi cattolici come la Spagna, il Portogallo e l’Irlanda, le adozioni gay, oltre alle unioni civili, sono ammesse.

Cosa è dunque che in Italia ha reso totalmente indigesto l’argomento? Certo, a differenza degli altri paesi cattolici, in Italia c’è il Vaticano. E questo fatto  ha un suo peso, lo ha sempre avuto. D’altronde, se è vero che Papa Francesco non ha detto nulla di esplicito sul tema, è anche vero che, come detto prima, i vescovi si sono schierati apertamente contro. E i vescovi hanno i loro referenti in Parlamento e hanno i loro referenti nei territori, ergo una fetta di potere quanto mai temporale. Ai sociologi il compito di decifrare il fenomeno Italia, ma ad occhio e croce, non ci sembra lontano dalla verità chi parla di una cultura che nel Belpaese è ancora troppo impregnata da istanze non cattoliche, ma clericali e conservatrici, a tratti omofobe.

A nulla, dunque, sono serviti gli appelli di giuristi, di artisti e intellettuali , le numerose petizioni online che chiedevano di non cancellare la norma.

Resta la rabbia delle associazioni gay. Che parlano di occasione persa, di poco coraggio, di una ingerenza della Chiesa che ancora condiziona l’Italia, di pregiudizi nei confronti dei gay, di omofobia mal celata.  Ce l’hanno anche con il Movimento 5 Stelle che, ad un certo punto del dibattito in Aula, rifiutando di votare il cosiddetto ‘canguro’ – un accorpamento di emendamenti che di fatto avrebbe impedito ai parlamentari la possibilità di votarli singolarmente-  presentato dal Governo, hanno fatto venire meno i voti necessari. Ma, a dire il vero, Renzi non poteva contare nemmeno su tutto il suo partito: oltre ai cattodem, con il voto segreto, si temevano altre imboscate interne da parte della sinistra del PD, che magari non avrebbe disdegnato l’idea di uno sgambetto a Renzi

“Chi finge di non sapere che l’attuale maggioranza di Governo non ha mai avuto la minima possibilità di approvare il ddl Cirinnà comprensivo della stepchild adoption è in malafede- fa notare la già citata Ileana Piazzoni, riferendosi non solo al M5S (che non ha votato) ma anche a pezzi interni del suo partito.

Non era aria, insomma.  E, comunque, lo ribadiamo, il risultato raggiunto non è da poco, anche in considerazione del fatto che, con lo stralcio di questa norma, il Premier ha ottenuto l’appoggio di partiti, come il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano,  tradizionalmente resti al tema delle unioni civili-

Il Governo ha comunque  promesso che il tema delle adozioni sarà affrontato in una nuova disegno di legge “che è quasi pronto. Verrà incardinato alla Camera, dove i numeri sono sicuri, in modo che arriverà al Senato blindato” ha dichiarato la senatrice Cirinnà. Che ha aggiunto:  “Questo è un Paese arretrato, con discriminazioni profonde. La nostra è una vittoria a metà, manca ancora la parte sulle famiglie”.

Intanto, come già succede, i giudici potranno decidere caso per caso. La formulazione della legge fa salva la giurisprudenza in materia, che in alcuni casi ha riconosciuto la stepchild adoption.

In conclusione, anche se l’Italia rimane ancora lontana dal livello raggiunto da altri Paesi in tema di diritti dei gay, non si può non dire che è stato fatto un passo in avanti. Ed è un grandissimo passo in avanti, sia per le coppie etero che per quelle omosessuali. Il resto verrà. Chiesa permettendo…

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