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CSM: l’organo dell’irrilevanza costituzionale

Il caso Robledo e il doppiopesismo del Consiglio Superiore della Magistratura

La Giustizia italiana è ormai poco meno che uno scherzo, come dimostra il caso della vicenda disciplinare dell’ex Procuratore Aggiunto di Milano, Alfredo Robredo, trasferito dal CSM da Milano, dov'era Procuratore Aggiunto, a Torino

Il CSM, Sezione Disciplinare, ha disposto questa settimana il trasferimento del Dott. Alfredo Robledo, da Milano, dov’era Procuratore Aggiunto, a Torino, dove sarà Procuratore Aggiunto. Non dovendo fingere uguaglianze che non ci sono, la vicenda, considerata l’importanza, anche simbolica, delle città interessate, avrebbe rilevanza primaria.

Dico: avrebbe; perché, in realtà, riconosciamolo, bisogna mettersi al passo coi tempi; e allora, sia detto una buona volta: questa storia della giustizia penale, che è giustizia politica, che sì, certo, allora non è giustizia, però un po’ ha stancato.

Oggi, forte della ultraventennale “Mani Pulite Continua”, delle “vere storie d’Italia criminale e stragista” di pari età, il succo speculativo che doveva trarre dalla devastazione del processo penale, della legge, del diritto, chi doveva, lo ha tratto. Valori riscoperti, movimenti in loro nome fondati, pubblicamente finanziati, poi liberamente sciolti (insieme al finanziamento). Giornali fondati sui fatti, e avviati ad un radioso futuro di tetragona multimedialità.

Duci, pardòn: conduttori televisivi, fattisi produttori di mezze verità, di mezze falsità, un po’ documento, un po’ fiction. Nuove e triplici resistenze, come sul Piave. Rivoluzionari civili e grammaticali. Le bandane arancioni e le agende rosse. Le icone antimafia che mai si arrendono e sempre trattano. La prevenzione antimafia che, per meglio prevenire, liquida. Gli scrittori engagé che copiano, ma con misura. Le scorte dai pericoli ignoti, gli ignoti pericoli come scorta, e quasi un monumento: al Pericolo Ignoto.

Il clamore qui, il silenzio lì. Leadership giudiziarie indefessamente riconosciute secondo il Canone Sciascia. Rischi autoritari politici e squilibri costituzionali politici (perchè i rischi autoritari, come gli squilibri costituzionali, solo di matrice elettiva possono essere, si capisce). E ancora movimenti, il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me.

D’accordo, si potrebbe dubitare che tante “sensibilità” siano state cialtronerie, più o meno illegalistiche, più o meno immorali. Forse esserne persino certi. Ma, insomma, che volete? Che vogliamo?

D’altra parte, all’uomo comune, medio, “qualunque”, resta pur sempre l’eredità più pura di quegli anni rigogliosi: una bella e vasta distesa di macerie paragiuridiche e criptoprocessuali, fra le quali coltivare la sua marginalità civile e politica, senza patire nessuna interferenza molesta: può consumarsi fra gli spasmi, essiccarsi nell’attesa di svolgimenti procedurali infiniti, contemplare la sua vita rarefarsi nella vaga ma carezzevole atmosfera dell’incertezza, del mistero, senza che nessuno si occupi di lui, senza che nessuno ne turbi la ritrovata nullità. Neanche un trafiletto, niente prime serate, niente titoloni: quelli servivano a trarre il giusto senso dalle “battaglie per la legalità”, il succo. Ora, si portano altre emergenze: nazionali, internazionali. Cose grosse, cose importanti.

Ma quel provvedimento del CSM lo vogliamo ricordare lo stesso; così, per nostalgia dei bei tempi andati, quando era tutto un furoreggiare di casta, di cricche, di giustizia, di “familismo amorale”, di “vieni via con me”.

L’ordinanza cautelare ha esaminato alcuni fatti, tutti imperniati su rapporti intessuti dal dott. Robledo con l’Avv. Domenico Aiello, difensore di area Lega Nord. E ha concluso ritenendo che fra queste due persone, diversamente togate, vi sia stato “un rapporto di complice confidenza”, ed anche “una utilità corrispettiva”, aventi ad oggetto atti sottoposti al vincolo del segreto investigativo.

Si consideri che siamo in presenza di una sanzione. Lo rilevo perché forse potrebbe sfuggire alla logica elementare. Poiché, infatti, si è ritenuto che un magistrato sia venuto meno ai doveri dell’ufficio di Pubblico Ministero, quando era in una Sede, e si afferma che, per punizione, dovrà svolgere le stesse funzioni in un’altra, uno potrebbe anche non cogliere l’implacabile essenza sanzionatoria della decisione.

D’altra parte, non c’è da stupirsi: visto che lo stesso magistrato, in via di cautela disciplinare, l’11 Febbraio 2015, era già stato trasferito a Torino, ma, in effetti, con le funzioni di giudice (privandolo, inoltre, di sei mesi di anzianità ai fini delle valutazioni di carriera e pensionistiche).

E, dunque, per prevenire ulteriori violazioni dei doveri di pubblico ministero, il CSM aveva allora assunto che, per chi accusa, il giudicare (cioè valutare con spirito equanime) potesse essere formalmente considerata una condizione opportunamente limitante, una sorta di regime dietetico giudiziario. Tanto per saperlo.

Nella pendenza del procedimento disciplinare, però, il dott. Robledo propose ricorso alla Corte di Cassazione: che, pur non intervenendo sul merito del procedimento, ha riaffermato la sua idoneità a svolgere funzioni “requirenti”, alla luce del curriculum: revocando anche la semestrale perdita di anzianità. E così, nel passaggio dalla fase cautelare a quella decisoria, si è giunti ad affermare quanto sopra. Pubblico ministero perde, pubblico ministero vince.

Ma se il CSM è stato così rigoroso con il dott. Robledo, nella valutazione del più ampio e complessivo contesto in cui la sua vicenda si è inserita, è stato addirittura feroce.

La questione Robledo-Aiello, nota al tempo dell’intervento cautelare da circa un anno e mezzo (e, oggi, da oltre tre), infatti, fu improvvisamente suscitata dal torpore in cui la si era fatta giacere, solo per risolvere la più ampia vicenda Robledo-Bruti Liberati-Boccassini. Che brevemente riepilogo.

Robledo aveva rivelato che il Procuratore della Repubblica del tempo (Bruti Liberati) aveva assegnato alcuni fascicoli violando le regole sulla loro ripartizione. Da un lato, si era registrata la “deplorevole dimenticanza” (compunzione ma non ammissione di Bruti Liberati innanzi il CSM) con cui, di fatto, era stata avviata l’indagine sulla privatizzazione degli Aereoporti di Milano (coinvolte anche alcune scelte della Giunta Pisapia); dall’altro, si era denunciata l’assegnazione illegittima di due indagini, entrambe alla Boccassini: una, Ruby, con le note intensità accusatorie e le altrettanto note ricadute politiche, e un’altra, Expo, su cui Robledo aveva rifiutato il suo visto, perchè non aveva “condiviso l’impostazione” dell’inchiesta (parole-sfida di Bruti Liberati in conferenza-stampa).

Questa battaglia clanica era molto più grave della già grave dimestichezza magistrato-avvocato: per tre ragioni. Prima: per la maggiore gravità dei reati contestati nei procedimenti assegnati in ritardo (Aereoporti) o assegnati illegittimamente (Expo); seconda: per gli effetti legati alla qualità delle persone coinvolte -Presidente del Consiglio allora in carica (Ruby), o all’impatto su un evento centrale nella politica nazionale (Expo); terza: per il profilo simbolico (sempre importantissimo nella comunicazione per Icone), giacché la guerra intestina coinvolgeva alcune figure (Procura di Milano e Sua Eroina) costruite come espressione di purezza, disinteresse civico e servizio alla Patria.

Non era, dunque, questione di grigia burocrazia, ma di viva politica. Ed infatti se ne occupa il CSM in c.d. Sessione Plenaria, una specie di Concilio Ecumenico, che tuttavia non provvede. Ma suggerisce. Forma raffinatissima di rigore, il suggerimento, quasi sadica, come ciascuno può senz’altro intendere. A Giugno 2014, infatti, archivia (cioè non provvede), ma invia gli atti al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, per l’azione disciplinare, e alla Sottocommissione del CSM, per gli Uffici Direttivi (cioè suggerisce).

L’effetto ineffabile di questo sovrapporsi fra procedimenti disciplinari e Gran Consiglio del Lassismo è che il CSM (Sottocommissione), nel punire Robledo in un procedimento disciplinare, non ha negato che le sue accuse mosse nell’altro fossero fondate. Ha semplicemente deciso di non occuparsene. Non è ferocia questa? Lasciare che il limbo della quiescenza (Bruti Liberati sarebbe andato in pensione alla fine del 2015), il silenzio del vuoto, stringano la coscienza morale?

Ricordo, a compendio, di cosa il CSM ha deciso di non occuparsi. Disse, nel marzo 2010, Bruti Liberati a Robledo (Atti del CSM): “Ricordati che sei stato nominato aggiunto per un solo voto di scarto, e che questo è un voto di Magistratura Democratica [Bruti ne era presidente]. Avrei potuto dire a uno dei miei colleghi al CSM che Robledo mi rompeva i coglioni e di andare a fare la pipì al momento del voto, così sarebbe stata nominata la Gatto, che poi avremmo sbattuto all’esecuzione”.

Bruti non ha negato. Ha riferito sorridendo al Corriere della Sera (marzo 2014) che si trattava di “humour inglese”. Ma se lo poteva permettere.

Giustissimo. Perché in Italia, ormai, con la giustizia si può solo fare umorismo, anche autoctono. Per fare sul serio, c’è sempre Clinton, Trump, il Papa, o altro soggetto ridotto in termini debitamente esagitati, psichedelici: quindi, narcotici.

Esattamente quello che, dall’alba dei tempi, serve ad ogni tirannia per rimanere tirannia. E ai ruffiani per rimanere ruffiani.

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