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Cuba: Hasta siempre Comandante?

Il mito Fidel Castro, l'uomo che trasformò la magnifica rivoluzione in spietata dittatura

Fidel Castro

Una foto del 18 giugno, 2005: il presidente di Cuba Fidel Castro, con dietro un poster del leader rivoluzionario Ernesto Che Guevara, parla durante l'apertura degli ALBA Games, al Coliseum di Havana. (Foto di Adalberto Roque )

A Cuba resta un lunghissimo elenco di fucilati, incarcerati, esiliati, suicidati che non basterebbero le pagine di questo giornale. Tutti credettero nel sogno della “rivoluzione”, tutti aiutarono Fidel Castro, lo difesero e sostennero; poi, per aver manifestato un dissenso, per aver espresso un'opinione non gradita, saranno processati come “agenti della CIA”

 Sì, come cantava Carlos Puebla, l’autore di “Hasta siempre, Comandante”: “Seguiremos adelante / como junto a ti seguimos / y con Fidel te decimos: / hasta siempre Comandante / Aquì se queda la clara, la entranable trasparencia, / de tu querida presencia, / Comandante Che Guevera…”.

Sì, “Hasta siempre, Comandante”: settantamila cubani inviati a combattere, in sanguinose campagne in Africa, e a fianco dei terroristi arabi contro Israele; e armi, addestramento para-militare, sicuro rifugio a Cuba per terroristi e guerriglieri di mezzo mondo, nel nome di santo Carlo Marx e santo Vladimir Il’ič Ul’janov Lenin.

Sì, “Hasta siempre Comandante”: non è che si è nostalgici del regime fascio-mafioso di Fulcencio Batista, se si ricorda che la Cuba castrista era un gulag tropicale, e che non paghi di opprimere i cubani, dagli anni Sessanta agli anni Ottanta Castro ha cercato di portare la sua “rivoluzione” in Sud America e Africa.

Sì, “Hasta siempre Comandante”: nel 1973, durante la guerra dello Yom Kippur contro Israele, Castro invia quattromila “consiglieri” militari, per sostenere gli arabi. Nel 1977 invia quindicimila cubani e armi pesanti fornite dall’URSS, per sostenere, in Etiopia, il dittatore Mariàm Hailè Mènghistu, detto il Negus Rosso; anni dopo Mènghistu viene  condannato a morte per i crimini perpetrati durante il suo regime, e si rifugia, in “esilio” in Zimbabwe.

Sì, “Hasta siempre Comandante”: a fine degli anni Ottanta, Fidel Castro invia cinquantacinquemila cubani, con carri armati, elicotteri e caccia bombardieri per sostenere il governo filo-sovietico in Angola, in lotta contro i ribelli . Gli Stati Uniti e il Sud Africa pre-Nelson Mandela sostengono gli insorti: è di fatto una partita a scacchi tra le super-potenze per interposta persona. Se chi è sostenuto dall’URSS e da Cuba è la padella, chi è sostenuto dagli USA e dal Sud Africa è la brace. A pagare decine di migliaia di angolani, massacrati; decine i villaggi distrutti con il napalm; usuale la pratica di uccidere tutti i maschi dai dieci anni in su. La differenza? Stati Uniti e Sud Africa condannati dalla comunità internazionale per i crimini commessi. Non una parola per quelli consumati da Cuba e dall’URSS. E sì che l’area viene soprannominata “il corridoio di Castro”. A guidare i militari cubani in nome della “fratellanza comunista” il generale Arnaldo T. Ochoa Sánchez, detto “El Moro”. Ochoa fa parte del nucleo di rivoluzionari della prima ora, con i fratelli Castro. Poi, nel 1989 cade in disgrazia, accusato di traffico di droga verso gli Stati Uniti in combutta con il cartello dei narco-trafficanti colombiani di Medellin. Dopo un processo farsa, come s’usava farne al tempo di Stalin, accusato di tradimento, assieme ad altri alti ufficiali, viene fucilato. Così si regolano i conti, a L’Avana, con i “concorrenti”.

Sì, “Hasta siempre Comandante”: la tua Cuba sicuro rifugio per terroristi dell’Eta e dell’Ira, dei movimenti palestinesi come il Fronte per la Liberazione della Palestina (FPLP) di George Habash, collegato con il terrorista venezuelano Ilich Ramìrez Sànchez, meglio conosciuto come “Carlos lo sciacallo”.

Sì, “Hasta siempre Comandante”: la tua Cuba ha sostenuto i sandinisti in Nicaragua, le FARC in Colombia, le Pantere nere negli Stati Uniti, finanziato, armato e addestrato i guerriglieri di Settembre Nero, e gli stessi leader comunisti dell’America Latina che non vogliono essere coinvolti nelle tue “strategie” erano sistematicamente bollati come “traditori, destrorsi, deviazionisti”.

Sì, “Hasta siempre Comandante”: la tua Cuba è popolata da un 20-25 per cento di bianchi, ma è questo 20-25 per cento che occupa tutti i posti chiave delle cariche dello Stato e del partito (unico) di Cuba. I neri, che sono la maggioranza, servono solo quando bisogna radunare le folle oceaniche per i discorsi di ore e ore del lìder Màximo.

Sì, “Hasta siempre Comandante”: anche quando lanci l’accusa che ritieni essere la madre di tutte le accuse quella di essere “agenti della CIA”. Quanti, gli agenti dell’Agenzia…lo scrittore spagnolo Fernando Arrabal, per esempio. Una lista sterminata: Jean-Paul Sartre, a suo tempo tuo sostenitore, “colpevole” di aver chiesto la liberazione del poeta Herberto Padilla. L’ingegnere agronomo terzomondista René Dumont, “colpevole” di giudicare catastrofica la via intrapresa dall’agricoltura cubana; il poeta Herberto Padilla, “colpevole” di aver scritto un libro di poesie dal titolo Fuera de juego; il marxista Pierre Golendorf, già membro del Partito Comunista Francese, “colpevole” di averti aiutato a rendere più umana la “rivoluzione” a Cuba (per questo è stato “ringraziato” con cinque anni nelle galere castriste); gli scrittori Claude Roy, Eugène Ionesco, Mario Vargas Llosa, Pier Paolo Pasolini, Jorge Luìs Borges, Susan Sontag, Jorge Semprun, Julian Gorkin, Camilo Josè Cela, André Pierre De Mandiargues: “colpevoli” di sconcezza, di essere “corrotti fino al midollo delle ossa”, “agentucoli del colonialismo culturale”, “agenti della CIA, cioè dei servizi di destrezza e spionaggio dell’imperialismo”.

 Sì, “Hasta siempre Comandante”: con grande fiuto e maestria, l’astuta vigilanza castrista nel corso degli anni ha individuato altri “agenti della CIA”: il primo presidente della Repubblica nel 1959 dopo Batista, il dottor Urrutia, che si oppone all’instaurazione di una “democrazia popolare” copiata dal modello sovietico; costretto all’esilio. Il comandante dell’aeronautica Doas Lanz, che, sei mesi dopo la conquista del potere, si rifiuta di collaborare con il marxismo; costretto all’esilio. Pedro Luìs Boitel, leader universitario del movimento anti-Batista “26 luglio”, perché si oppose alla comunistizzazione del paese (assassinato in carcere). Il comandante Eloy Gutiérrez Menoyo, dirigente della guerriglia nella provincia di Las Villas (una ventina d’anni di carcere castrista). Il leader operaio David Salvador, presidente della Confederazione dei Lavoratori Cubani, già oppositore di Batista (quattordici anni di carcere castrista). Il leader studentesco Porfirio Ramìrez, presidente della Federazione degli studenti universitari, fucilato. Il capitano Tony Cuesta, capitano della guerriglia condotta contro Batista, sette anni di carcere castrista. Il comandante Jesus Carrera, uno dei capi della lotta contro Batista, fucilato. Lo scrittore Carlos Franqui, direttore del giornale “Revoluciòn” e di “Radio Rebelde”, esiliato. L’ambasciatore Gustavo Arcos, che prende parte con Castro all’assalto della caserma Moncada, otto anni di carcere castrista. Il medico Rolando Cubelas, dirigente del Direttorio rivoluzionario, che partecipa all’assalto del palazzo di Batista nel 1958, cinque anni di carcere castrista. Il drammaturgo e poeta Jorge Valls, dirigente universitario, oppositore di Batista, più di vent’anni nelle carceri castriste. L’economista Justo Carrello, compagno di guerriglia di Castro, esiliato. Il giornalista Josè Pardo Llada, combattente della Sierra, esiliato. Il contadino Victor Mora, capo della colonna che occupò Camaguey, dieci anni di carcere castrista. L’ingegner Manuel Ray, ministro dei lavori pubblici del primo governo Castro, esiliato.

È un lunghissimo elenco di fucilati, incarcerati, esiliati, quello che si potrebbe stilare: non bastano le pagine di questo giornale. Tutti credono nel sogno della “rivoluzione”, tutti aiutano Castro, lo difendono e sostengono; poi, per aver manifestato un dissenso, per aver espresso un’opinione non gradita, sono bollati come “agenti della CIA”.

Un capitolo a parte quello dei «suicidi»: la figlia di Allende, rifugiata all’Avana: nel momento in cui sceglie la libertà si suicida; Nilsa Espin, alta dirigente dell’M-26:  secondo la versione ufficiale si toglie la vita sparandosi una raffica di mitra nell’ufficio del fratello di Castro, Raùl; si “suicidano” il capitano Felix Pena; il comandante Eduardo Sunol; il comandante Albert Mora; il capitano della polizia Arturo Martinez Escobar; il comandante Onelio Pino; Il capitano Rivero; il ministro della giustizia Oewaldo Dorticos; la direttrice della Casa delle Americhe e membro del Comitato centrale Haydée Santamaria…

Sì, “Hasta siempre Comandante”…

   

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