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Monte Sole, perché resti la memoria delle stragi naziste

L'anteprima alla Casa Italiana NYU del documentario di Stefano Ballini

Alla Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University c'è stata la Prima americana di Monte Sole Landing Memories, il documentario di Stefano Ballini sulle stragi naziste "nascoste" della Seconda guerra mondiale. Protagonisti le voci dei sopravvissuti e anche dei veterani di guerra americani

Ha debuttato a New York in anteprima in America il documentario “Monte Sole Landing Memories” ospite, lo scorso 20 marzo, della serie di incontri “Primi al cinema” organizzata dalla Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University.

Il film di Stefano Ballini è un resoconto corale degli eventi del 1944, raccontato dai protagonisti e sopravvissuti dell’immane tragedia. La viva voce degli intervistati traccia una connessione tra la strage nazista di Marzabotto in Emilia-Romagna e lo sbarco della Prima divisione di Fanteria dell’esercito americano a Omaha beach, Normandia.

Come ricordato nel video, che alterna alle interviste le riprese dei luoghi della memoria, nella sola area di Monte Sole nella provincia emiliana tra il settembre e l’ottobre di quell’anno 770 persone furono trucidate dai nazifascisti. Di questi 216 erano bambini.

Il documentario raccoglie le testimonianze di tre veterani italoamericani, Frank Gervasi, Michael Vernillo e Vittorio Zippi, protagonisti della campagna europea dell’esercito americano. Al racconto di questi soldati fanno eco le voci dei sopravvissuti alle stragi dell’Italia centrale, tra cui Romano Franchi, attuale sindaco di Marzabotto e testimone del massacro del ’44 in cui perse la vita parte della sua famiglia.

Alla proiezione presso l’istituzione culturale italiana della New York University, è seguita una conversazione tra il regista e il Professor Stefano Albertini, direttore della Casa Italiana. Ed è proprio il regista Ballini a raccontare al pubblico come il film sia nato da un senso di colpa: quello di non aver saputo ascoltare e trasmettere la storia di suo padre.

Stefano Ballini con Stefano Albertini alla Casa Italiana Zerilli Marimò

Proprio come nell’esperienza del regista, sullo schermo le vicende dei protagonisti si intrecciano alla storia della Seconda guerra mondiale. “Mi è scattata una molla” racconta con semplicità “quando ho capito di non aver saputo ascoltare, così come tanti giovani, i racconti di mio padre.” E restituire alla Storia queste esperienze è il proposito che Stefano Ballini inizia a perseguire nel 2012  con il suo primo documentario Il treno che bucò il fronte. La pellicola, insignita dell’omaggio dell’allora presidente Giorgio Napolitano che ha voluto Ballini come ospite nel giorno della memoria nel 2013, è seguita dal lavoro La brezza degli angeli che racconta le vicende dei bambini uccisi o sopravvisuti alla barbarie delle stragi naziste.

Ma questa pagina odiosa della storia europea si accompagna ad altrettanto torbide controversie politiche e interessi economici più recenti. La foglia di fico posta sulle stragi naziste dell’Italia centrale, infatti, è il risultato di un preciso disegno politico, come ricorda il Professor Albertini al pubblico della Casa Italiana Zerilli Marimò. L’omertà di stato dei famosi “armadi della vergogna”, contenenti i resoconti delle stragi nazifasciste, è stata finalmente redenta grazie allo sforzo congiunto del governo italiano e tedesco. Frutto di questo lavoro di archivio è l’Atlante delle stragi nazifasciste in Italia, uno straordinario – e forse tardivo – lavoro documentario, consultabile gratuitamente in rete.  La speranza è che altri, come Ballini, riprendano a narrare le storie taciute per troppo tempo dall’omertà delle istituzioni.

Alla domanda del pubblico sui protagonisti e, soprattutto, le protagoniste di questa questa storia dimenticata, il Prof. Albertini ha ricordato testimonianze come quella di Tina Anselmi, partigiana e prima donna ministro della Repubblica Italiana. Anselmi, allora studentessa dell’istituto magistrale, nel 1944 fu costretta ad assistere, insieme a tutti gli studenti di Bassano del Grappa, alla impiccagione sommaria di una dozzina di ragazzi. Da quel momento, ha raccontato Albertini, decise che avrebbe lottato, come partigiana e ministra della DC, per combattere il pensiero totalitario delle destre.

Una immagine dal documentario

“La cosa che più mi stupisce è che nessuno conosce la storia dei massacri avvenuti in Italia” prosegue il regista, ricordando le proiezioni di Monte Sole nelle scuole e nelle università del nostro paese. Al di là delle spettacolarizzazioni à la soldato Ryan, infatti, la missione di Ballini è di risaltare – coi modesti mezzi dei suoi documentari autoprodotti – l’aspetto emotivo di queste vicende. Il suo messaggio, infatti, è rivolto alle giovani generazioni e a chi si affaccia oggi alla politica. Per questo, spiega il regista, l’unica strada percorribile è appellarsi all’emotività del pubblico, “altrimenti una ragazza o un ragazzo di oggi non arriverà mai a comprendere l’orrore della guerra”.

Nel concludere la conversazione, il pubblico si è interrogato su quale fosse il legame tra lo sbarco americano di Omaha Beach in Normandia e le stragi dimenticate della provincia emiliana. Alla domanda ha risposto, terso, Ballini spiegando come ciò che accumuna il racconto dei veterani di Pittsburg, Pennsylvania a quello dei cittadini sopravvissuti alla strage di Montesole è un comune e universale messaggio di pace. O ancora un no agli orrori della guerra che – per dirla con le parole del soldato Frank Gervasi – “non augurerei al mio peggior nemico”.

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