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Trump punisce Assad rischiando lo scontro con la Russia

Il giorno prima al Consiglio di Sicurezza dell'ONU Mosca aveva minacciato: prima le prove

I missili tomahawk lanciati ieri sera dalle navi americane nel Mediterraneo verso la Siria (Foto Pentagono)

Il Presidente Donald Trump ordina un attacco missilistico contro il regime siriano di Assad come ritorsione all'attacco di lunedì con armi chimiche contro civili, inclusi bambini. Colpita una base militare del regime, i russi avvertiti prima dalla Casa Bianca. Washington ha le prove che sia stato il regime siriano a riusare le armi proibite? Speriamo...

Donald Trump mette da parte l’isolazionismo del suo slogan “America First” e spara 59 missili contro Assad, colpendo una base militare del regime siriano, per punirlo dall’aver usato armi chimiche contro civili inclusi decine di bambini nella zona di Idlib.

Da mercoledì si era capito che la Casa Bianca avrebbe usato contro il regime siriano di Assad quella forza che la precedente amministrazione di Barack Obama aveva all’ultimo momento evitato dopo averla annunciata. Donald Trump, nel giardino della Casa Bianca, durante una conferenza stampa con accanto il re di Giordania Abdullah II, aveva fatto capire che ci sarebbe stata una azione punitiva contro Assad per quell’orribile strage di bambini. Contemporaneamente, l’ambasciatrice americana all’ONU Nikki Haley, alla fine di un discorso in cui aveva mostrato al Consiglio di Sicurezza le immagini di bambini uccisi dalle armi chimiche e dopo aver rivolto all’inviato della Russia una frase glaciale”: “Quanti più bambini devono ancora morire prima che la Russia reagisca?”, aveva poi concluso avvertendo il mondo: “Quando all’Onu non si riesce a prendere una decisione, diventa la nostra responsabilità agire comunque…”

La minaccia di Nikki Haley, era la stessa che aveva pronunciato anche l’ambasciatrice all’ONU di Obama, Samantha Power, proprio dopo che il regime siriano aveva usato armi chimiche nel 2013. Quella volta però, fu Vladimir Putin a riuscire a fermare la reazione militare americana, trovando la formula del disarmo chimico supervisionato dall’ONU. Ma, questa volta, Trump non ha dato il tempo a nessuno per tentare una nuova “trattativa”: dall’attacco chimico sui civili in Siria e l’attacco americano con 59 missili lanciati da una nave da guerra nel Mediterraneo, sono passati appena tre giorni.

A questo punto, ieri sera, nel mentre la notizia si diffondeva nel mondo, si è anche capito che Trump aveva avvertito prima i russi e che questi non avevano avuto perdite durante l’attacco. Il pericolo di uno scontro diretto tra americani e russi in Siria infatti è lo scenario da incubo temuto da tutti. Quindi il Pentagono, prima di lanciare i missili, aveva avvertito i russi di non farsi trovare nella loro traiettoria di tiro.

Ma anche con l’assicurazione di non colpire i russi, bisogna sperare che gli USA fossero già al 100% sicuri che l’attacco con armi chimiche di martedì fosse effettivamente stato opera del regime di Assad e non di altri, come hanno sostenuto invece i russi alla riunione del Consiglio di Sicurezza di mercoledì che, per le accuse che si sono rivolti russi e anglo-americani, ricordava quelli della Guerra Fredda. Se invece Trump avesse premuto il grilletto senza avere ancora avuto le prove certe che a riusare le armi chimiche sia stato Assad? Allora teniamoci forte, perché la reazione del Cremlino non si farà attendere. Mentre finiamo queste righe, da Mosca arriva la dichiarazione del portavoce di Putin che gli Stati Uniti hanno agito contro la legge internazionale.

Bisogna credere quindi che Assad oltre che essere un dittatore sanguinario sia anche del tutto matto? Fino a qualche giorno fa il regime siriano era in una posizione rafforzata dalla stessa amministrazione Trump che sembrava averlo “perdonato”. Quindi non si capirebbe l’attacco chimico e perché i russi si ostinino a difendere ancora un dittatore pazzo… Per questo la situazione in Siria potrebbe degenerare e diventare incontrollabile. Oggi sentiremo la completa reazione russa, e non ci resta che sperare che ad usare quelle armi chimiche sia stato veramente Assad e che l’attacco americano sia anche agli occhi di Putin, seppur senza ammetterlo, moralmente giustificato. Speriamo.

Resta aperta anche un altra questione: Trump poteva bombardare il regime siriano senza chiedere prima il permesso al Congresso? Qui la faccenda si complica. Secondo la Costituzione il Commander in Chief può usare la forza militare in caso di imminente pericolo per la sicurezza nazionale senza avvertire o chiedere alcun permesso al Congresso. Ma nel caso del bombardamento per punire Assad dell’uso di armi chimiche contro il suo popolo, Trump può riuscire a sostenere di aver agito anche per proteggere la sicurezza nazionale degli USA come ha detto nell’annunciare l’attacco in tv agli americani? Certo sarebbe proprio ironico che il presidente che ha resuscitato lo slogan isolazionista di “America First”, rischi di essere messo sotto accusa dal Congresso per aver usato la forza militare senza che fosse giustificata da imminenti pericoli per la sicurezza nazionale.

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