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Il G7 parla nel lusso di Taormina, i bimbi d’Africa annegano

Il presidente Trump arriva al vertice del G7 in Sicilia tra le polemiche su migranti e ambiente

unicef migranti

25 maggio 2017: una dimostrazione dell'Unicef in collaborazione con la Guardia costiera di Palermo, in cui alcuni bambini hanno recuperato in mare delle barche di carta per inviare un appello al G7 riunito a Taormina in favore dei migranti nel Mediterraneo (Foto Unicef/Salvatore Cavalli)

Mentre i partecipanti al G7 si sistemavano in lussuose camere d’albergo, le agenzie stampa riportavano la notizia dell’ennesima strage di migranti nel Mar Mediterraneo, tra cui molti bambini. Impressionati i dati rilasciati dall'Unicef su quanti bambini stanno perdendo la vita, ma la ricerca di una soluzione tra i paesi riuniti a Taormina non sembra tra le priorità

Sono appena cominciati gli incontri del G7 a Taormina. Quella che è considerata una delle maggiori attrattive turistiche della Sicilia ormai è blindata e invivibile per abitanti e turisti: un esercito di oltre settemila uomini (tra forze di polizia e militari, e “altro” sparpagliati ovunque nel piccolo comune e nei comuni limitrofi, Letojanni e Giardini Naxos dove sabato è in programma la manifestazione dei ‘No G7’) passano al setaccio tutto, uomini e cose. Sono state installate centinaia di telecamere, fisse e mobili cui si aggiungono le body cam in dotazione agli uomini in borghese. I negozi sono aperti, ma sono deserti: la zona “calda”, l’Hotel San Domenico, dove si svolgeranno gli incontri somiglia più ad una zona di guerra che ad una località turistica: nel tratto di strada vicino all’hotel non può entrare nessuno salvo le forze dell’ordine e i dipendenti dell’albergo, ma solo dopo controlli con metal detector e la verifica dei badge. Il secondo cerchio di sicurezza si estende a tutto il centro cittadino: possono passare solo gli abitanti di Taormina ma solo dopo aver superato anche loro il controllo al metal detector e a scanner simili a quelli usati negli aeroporti. Ma le misure di sicurezza sono state estese a tutta l’area: linee treni e autobus sospese, divieto di sorvolare la zona e perfino di sbarcare in Sicilia i migranti raccolti in mare mentre stavano per affogare.

Mentre i partecipanti al G7 si sistemano in lussuose camere d’albergo (ma davvero nel XXI secolo non esistono altri modi per incontrarsi e discutere?), le agenzie stampa riportano la notizia dell’ennesima strage di migranti nel Mar Mediterraneo. Non molto lontano da dove i partecipanti al G7 sono impegnati in cene luculliane in alberghi di lusso. Quasi quasi per vederli annegare basterebbe affacciarsi dalle finestre dei loro appartamenti con vista sul mare. Ieri mattina si è verificata l’ennesima tragedia: a perdere la vita sono stati 34 migranti (ma il numero non è ancora definitivo). E tra loro si teme possano esserci molti bambini.

I leader del G7 al vertice di Taormina (Foto Palazzo Chigi)

“Al momento sono circa 1800 i migranti tratti in salvo nel Mediterraneo Centrale, in 10 distinte operazioni di soccorso coordinate dalla Centrale Operativa della Guardia Costiera a Roma, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. I migranti – spiega la Guardia Costiera – si trovavano a bordo di 4 gommoni e 6 unità in legno. Alle operazioni hanno preso parte nave Fiorillo della Guardia Costiera, nonché le motovedette della Guardia Costiera, nave Libra della Marina Militare italiana, le navi Echo (Gran Bretagna), Protector (Gran Bretagna) e Canarias (Spagna) inserite nel dispositivo EUNAVFOR MED e le navi, appartenenti alle ONG, Phoenix (MOAS) e Vos Prudence (Medici senza Frontiere), nonché un rimorchiatore e 3 mercantili”.

Una situazione che va avanti ormai da tanto, troppo tempo. A denunciarlo è l’Unicef che, nei giorni scorsi, ha pubblicato un rapporto che riguarda proprio i bambini migranti: dall’inizio dell’anno sono almeno 200 i bambini nel Mediterraneo mentre cercavano di fuggire dal Nord Africa. Più di un bambino al giorno.

I numeri del rapporto sono impressionanti: nei primi cinque mesi dell’anno sono arrivati in Italia 45mila migranti di cui 5.500 minorenni non accompagnati (il 22% più dell’anno precedente). Mentre i leader mondiali banchettano, incapaci di risolvere il problema, il numero di bambini che cercano di attraversare il Mar Mediterraneo sui barconi aumenta anno dopo anno. “Ciò significa che, per questo motivo, stanno morendo ancora più bambini”, ha detto Justin Forsyth, vice direttore generale di Unicef, “un numero record di 26.000 bambini non accompagnati e separati è arrivato in Italia lo scorso anno, ma se il trend attuale continuerà, questo dato sarà ampiamente superato nel 2017”. E il 75% di quelli che sono riusciti ad arrivare in Italia hanno dichiarato che prima della traversata erano stati trattenuti contro la loro volontà o erano stati costretti a lavorare senza compenso.

Dichiarazioni che testimoniano il fallimento delle politiche dell’Italia e di tutto il mondo di gestire quella che non può più essere considerata una emergenza: almeno 300mila bambini migranti nel periodo 2015/16 con una crescita esponenziale rispetto agli anni precedenti (nel 2011 erano 66mila). Un problema che non si limita solo al Mediterraneo. E la collaborazione tra paesi molti dei quali riuniti da oggi a Taormina è stata pressoché nulla.

Al grido dell’Unicef si aggiunge la denuncia dell’associazione Medici Senza Frontiere sul comportamento della marina libica: le navi della guardia costiera libica abbordano le imbarcazioni in difficoltà su cui si trovano i migranti e usano misure coercitive e violenze contro quelli che dovrebbero essere trattati non più come migranti ma come naufraghi. Annemarie Loof, responsabile operativo di MSF ha detto: “Guardie costiere libiche, indossando uniformi e armati, sono salite sui gommoni e hanno sottratto cellulari, soldi e altri effetti personali ai passeggeri”. “Molti passeggeri — che avevano per fortuna già ricevuto Giubbotti prima iniziata la sparatoria — sono saltati fuori le barche in mare per la paura. Il nostro team ha recuperato 67 persone aiutandole ad uscire dall’acqua, mentre venivano sparati colpi di pistola in aria. È un miracolo che nessuno sia annegato o sia stato ferito”.

Di questi problemi, però, i leader mondiali appena giunti a Taormina parleranno poco: i temi caldi sono già tanti, troppi. Dalla Corea del Nord all’agenda sociale, dalla cybersecurity alla Siria, dal protezionismo alla Brexit. Ma la questione più spinosa probabilmente è ancora una volta l’innalzamento delle temperature e le variazioni climatiche (e le conseguenze: dalla sicurezza alimentare, ma anche diseguaglianza, sostenibilità e giustizia sociale sono tutte questioni strettamente legate alla nuova Agenda per lo sviluppo sostenibile, “una fonte di prosperità e di crescita inclusiva”).

“Sappiamo che non sarà un confronto semplice”, ha detto il capo del governo italiano Paolo Gentiloni. A fargli eco il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk: “Non c’è dubbio che questo sarà il vertice più impegnativo tra i G7 degli ultimi anni. E non è un segreto che i leader che si riuniscono qui hanno qualche volta posizioni molto diverse su temi come il clima ed il commercio”.

Anche il direttore del National economic council, Gary Cohn, consulente economico del presidente degli Stati Uniti, ha detto che sarà una discussione “very robust”, faticosa, impegnativa in particolare su alcuni temi tra cui il problema dei cambiamenti climatici. Non è un caso se, prima di recarsi a Taormina, il presidente americano ha tenuto incontri bilaterali con molti dei presenti al G7. A margine del summit della Nato dei giorni scorsi, il nuovo presidente francese Macron dopo il suo incontro bilaterale, ha esortato Trump a “non adottare decisioni precipitose” su questo tema.

Il presidente americano Donald Trump “è propenso a comprendere le posizioni europee”, e ad “ascoltare chiaramente quello che i leader europei hanno da dire” ha detto Gary Cohn. Ogni giorno che passa però circolano voci che confermerebbero la volontà di Trump di ritirarsi dagli accordi di Parigi del 2015 al suo rientro a Washington.

E mentre l’attenzione di tutti si concentra su temi che difficilmente verranno decisi il prossimo fine settimana a Taormina, rischia di passare in secondo piano la sessione outreach di sabato sui migranti, alla quale erano stati invitati a partecipare i leader di Tunisia, Niger, Nigeria, Kenya ed Etiopia, oltre che i rappresentanti di Unione africana, Banca africana per lo Sviluppo, Organizzazione per la Cooperazione economica e lo Sviluppo, Nazioni Unite, Fondo monetario internazionale e Banca mondiale. Ma non c’è da stupirsi: quando sono in ballo interessi multimiliardari come quelli legati alle spese per consentire la riduzione delle emissioni, i problemi sociali anche quelli più gravi (come quelli dei migranti che muoiono attraversando il Mediterraneo) rischiano di passare in secondo piano…e di far rimandare tutto ad un altro G7 quello sull’ambiente che si terrà a Bologna tra un paio di settimane.

 

 

https://www.unicef.org/publications/index_95956.html

 

 

 

 

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