Cerca

Primo PianoPrimo Piano

Commenti: Vai ai commenti

Scontri a Boston, e se Donald Trump avesse avuto (un po’) ragione?

I video e le foto esclusive relative agli scontri di Boston di sabato 19 agosto, e il commento da parte di chi li ha vissuti da vicino

Gli scontri di Boston (Foto VNY / D.M.)

Il simpatizzante di Trump, appena intervistato dalla NBC (Foto VNY / D.M.)

La polizia in assetto antisommossa, prima delle cariche (Foto VNY / D.M.)

Gli scontri a Boston (Foto VNY / D.M.)

Polizia in assetto antisommossa (Foto VNY / D.M.)

Arresti dopo gli scontri a Boston (Foto VNY / D.M.)

Il luogo di ritrovo dei White Supremacist, a Common Park (Foto VNY / D.M.)

Common Park. Boston (Foto VNY / D.M.)

Common Park (Foto VNY / D.M.)

Presidio Antifascisti, a Common Park (Foto VNY / D.M.)

(Foto VNY / D.M.)

Il ragazzo simpatizzante di Trump, appena colpito dalla bottiglia di plastica

(Foto VNY / D.M.)

Polizia in assetto antisommossa a Boston (Foto VNY / D.M.)

Il corteo dei 40mila contro il razzismo a Boston, di sabato 19 agosto, era la notizia più facile da scrivere. Ma i media non hanno raccontato tutto. Perché dentro gli scontri a Boylston Street, un odio cieco ha avvolto la città dove l'America ha mosso i suoi primi passi verso la libertà. E a ostentarlo è stata quella parte di "Antifa" che ha agito con la stessa violenza dei White Supremacist

La vedete questa foto? Fermatevi un attimo sui particolari. I vestiti neri come la pece, le maschere scure per coprire il volto, gli occhi minacciosi che traspaiono, l’assetto quasi da guerra con cui sono posizionati. Se non ci fosse la scritta “Antifascist” chi credereste che fossero? Tutto, ma non persone che stanno difendendo la libertà d’opinione o il concetto di antifascismo.

Sabato 19 agosto, la città di Boston è stata al centro del caos e delle cronache di tutto il mondo. Là dove si sono mossi i primi passi della storia americana, della Costituzione e del Primo Emendamento che difende la libertà d’espressione, proprio il concetto di libertà ha in realtà scricchiolato. Nel silenzio di chi, in mezzo agli scontri che si sono verificati, ha preferito non esserci. Nel silenzio di troppi media che si sono dimenticati di raccontare l’altro volto delle proteste. Perché è vero, tutti hanno riportato la notizia del corteo dei 40mila per le strade di Boston, in risposta all’incontro dei White Supremacist organizzato all’interno di Common Park. Ed è stato giusto così, perché quell’iniziativa così pacifica e così significativa ci ha confermato che gli Stati Uniti hanno gli anticorpi necessari per proteggersi da pericolosi estremismi di destra e che il livello d’attenzione dell’opinione pubblica è alto.

Gli scontri di Boston (Foto VNY / D.M.)

Ma allo stesso tempo, sabato 19 agosto è stata anche la data in cui a Boston l’America si è dimenticata della sua natura, proprio nella città in cui ha mosso i primi passi. E se ne è dimenticata in silenzio, come se non fosse successo nulla. Il corteo dei 40mila è stato solo una delle due facce della medaglia. L’altra, di cui nessuno ha parlato, ha visto come protagonisti proprio quei visi antifascisti coperti da maschere scure e i volti di chi al Common Park di Boston non ha protestato contro il razzismo dei White Supremacist o contro un’idea sbagliata di mondo, ma si è scagliato direttamente contro la persona, prima che contro l’idea.

Guardate questo video. Ci troviamo a Boylston Street, la via adiacente al Common Park dal quale la polizia ha deciso di far uscire la sessantina di manifestanti appartenenti ai White Supremacist, che si erano riuniti in una struttura al suo interno. A scortarli, agenti in assetto antisommossa. Ad attenderli, centinaia e centinaia di “counterprotester”, di contro-manifestanti che si erano dati appuntamento proprio a Common Park fin dal mattino per far sentire la loro voce. Fin qui nulla di male, anzi. Ma la situazione è degenerata ben presto, e dopo due ore di presidio all’interno del parco, la Boylston Street dove tutti si sono dati appuntamento per affrontare gli estremisti di destra si è riscoperta un luogo intriso d’odio. Una via dove molti si sono appellati al Primo Emendamento nei cori, dimenticandosi però del Primo Emendamento stesso negli atteggiamenti.

Arresti a Boston (Foto VNY / D.M.)

Il ragazzino intervistato dalla NBC è una della sessantina di persone che ha partecipato all’incontro dei White Supremacist. Non sembra avere più di vent’anni e indossa una maglia di Donald Trump. Mentre parla alle telecamere, in un primo momento gli arriva un getto d’acqua addosso. In un secondo momento, il getto d’acqua diventa una bottiglia di plastica, lanciatagli in testa da un altro ragazzo dalla folla. La colpa del ragazzino sbarbato con la maglia da supporter e l’atteggiamento non propriamente friendly, è proprio di indossare quella maglietta da supporter. E il giornalista della NBC, dopo il fattaccio della bottiglia, si vede costretto a fermare la seconda parte dell’intervista invitando il ragazzino, che nel frattempo si è visto augurare la morte e ha ricevuto insulti di ogni genere da uomini adulti e vaccinati di più di 40 anni, a nascondersi.

Il fatto non ha avuto risonanza, solo perché ad essere lanciata è stata un’innocua bottiglia di plastica. Senza morto, si sa, in questo mondo non sembra esserci notizia. Ma a preoccupare è quel gesto. A preoccupare è il concetto che anche negli Stati Uniti d’America, terra di libertà, in una manifestazione contro il razzismo e gli estremismi, estremismi al contrario possano essere considerati da qualcuno validi strumenti di espressione. Immaginate se al posto di quella bottiglia di plastica vuota ci fosse stato un sasso. Di cosa staremmo parlando ora?

«Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire». La riconoscete? Molti attribuiscono questa frase a Voltaire, anche se in realtà non è stato lui a pronunciarla. Fatto sta che qualcuno nella storia l’ha detta e che quel qualcuno aveva ragione. Gli Stati Uniti hanno sempre fatto valere questo concetto prima di ogni altro, perché la libertà d’espressione è e deve essere un faro per tutti e va protetta. Ma quel faro, sabato 19 agosto, a Boston ha perso un po’ della sua brillantezza. Ed è triste pensare che a far scricchiolare la libertà d’espressione non siano stati solo gli estremisti di destra dalle posizioni impossibili da digerire, ma anche certe frange della fazione opposta. Quelli che per protestare hanno finito per usare gli stessi metodi delle persone oggetto della loro protesta. Il presidente Donald Trump parlerebbe in questo contesto di “both sides”. Anzi, ne ha già parlato, dopo i fatti di Charlottesville, dimenticandosi in quel contesto di rispettare il suo ruolo istituzionale dopo la morte di una ragazza innocente. Lo avesse detto dopo i fatti di Boston, però, in pochi gli avrebbero potuto dare torto.

Polizia in assetto antisommossa (Foto VNY / D.M.)

Perché in quella Boylston Street, ad una manciata di chilometri dove John Adams gettò le basi dell’America assieme ad altri rivoluzionari sognatori, è stata proprio l’America a scricchiolare. E poco importa se rispetto al corteo dei 40mila, quelle decine di persone intrise d’odio e riunite in quella strada fossero una minoranza. Il campanello d’allarme è che oggi quell’odio esista e trovi un canale attraverso cui esprimersi da entrambe le parti. E che un domani, in un’altra Boylston Street d’America, quella bottiglia di plastica possa trasformarsi in un sasso, facendo precipitare una situazione già fragile di suo. E finendo, guarda un po’, proprio per dare ragione al concetto “both sides” di trumpiana memoria.

  • Donato D’Orazio

    Il signor Davide Mamone va trovando il fatidico pelo nell’uovo. Come poter equiparare atti di vero teppismo perpetrato da estremisti bianchi a Charlottesville con un piccolo spruzzo d’acqua a Boston. Questo ragazzo era in mezzo a centinaia di protestanti che non la pensavano come lui. Ebbene, non e’ stato toccato nemmeno con un dito, non ha subito nessuna violenza. Lo spruzzo d’acqua, anche se da biasimare, non e’ la stessa cosa che mettersi a falciare con un auto impazzito decine di persone ed uccidendo una giovane donna. Non e’ la stessa cosa come usare spranghe di ferro per fare seriamente male alle persone con una bottiglia di plastica gettata stupitamente nella direzione di questo ragazzo. Non e’ la stessa cosa dire ad un ragazzo di vergognarsi per quello che dice, con frasi di estremo ripulso contro persone di razza nera, di religione giudaica o di qualsiasi religione che non fosse la loro. La libertà’ di espressione anche se non condivisa e’ giusta e deve essere protetta, quello che non e’ giusto e’ ricorrere all’estrema violenza come fanno e sempre hanno fatto gli estremisti bianchi. Trump non ha ragione, ha sbagliato tutto. Il rispetto per una vita umana perduta doveva insegnargli di essere almeno piu’ prudente nelle sue dichiarazioni.

  • Lorenzo Santinelli

    A me pare che, più degli intolleranti anti-intolleranti a viso coperto, il problema sociale restino gli intolleranti a viso aperto, come il ragazzino – e più di lui, ovviamente, chi dall’odio è stato portato sino alla scelta folle dell’omicidio. Sono questi ultimi a scatenare un problema, prima degli altri a dar loro risposta (giusta o sbagliata che sia). O no?
    Mi pare inoltre che parlare di violenza per una bottiglia di plastica sia un po’ eccessivo. Gli stessi poliziotti in queste immagini non paiono troppo pacifici, sono spesso assai ben mascherati e difficilmente distinguibili, come han dimostrato dalle nostre parti gli eventi del G8 2001; eppure persino in Turchia, non propriamente the land of the free, portano un bel numero identificativo su caschi e divise…
    Per concludere, oggi in America ad uccidere non sono anarchici, no global e manifestanti a volto coperto (che tutt’al più si possono accusare appunto non più che di un presunto atteggiamento, di uno stato emotivo: sai che roba), bensì tutte le altre categorie: poliziotti in primis, nazifascisti poi, ed assieme a loro chi generalmente tace ed acconsente: the big majority, la maggioranza tanto democratica da aver scelto Trump, e pertanto silenziosa e complice.
    Mi pare più che logico che omicidi su omicidi possano portare ad una rabbia, se non ad un odio, del tutto comprensibili. Ma ad una certa razza di pseudo-giornalisti piace scegliere la strada più agevole e superficiale degli opposti estremismi, che fan sempre comodo per giustificare lo stato delle cose, anzichè analizzare cosa stia davvero succedendo in una nazione e quanto possa pesare un voto pericoloso dato da tanta gente cosiddetta perbene, che quando si reca al seggio non si maschera di certo, eppure dovrebbe farlo.

  • Enzo Pollono

    Dare ragione a Trump e equiparare i nazisti, arrivati in corteo e armati per proclamare la volontà di instaurare uno stato razzista e nazista a chi protestava contro di loro, equipara in realtà Mamone a Trump. Quelle “decine” di persone che tanto preoccupano Mamone e la cui violenza si limita agli insulti e a una bottiglia di plastica scagliata sulla testa (non un sasso, Mamone, non un’arma che spara proiettili, non un’auto scagliata sulla folla) non sono minimamente equiparabili ai razzisti (armati di armi vere) che vomitavano insulti contro chiunque non fosse bianco. )(

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter