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Ci voleva un “sindaco stronzo” per la Palermo liberata? La parola a Orlando

Intervista con il leader politico siciliano eletto ancora una volta alla guida della città che sarà capitale della Cultura 2018

di Laura Bercioux

Leoluca Orlando nel suo studio a Villa Niscemi: a giugno è stato eletto sindaco di Palermo per la quinta volta

Leoluca Orlando si racconta alla Voce di New York: classe 1947, professore di Diritto Pubblico, politico di lungo corso rieletto a giugno Sindaco di Palermo, in questa intervista scorre la storia politica ma anche umana del Primo Cittadino della "Porta del Mediterraneo". Si discute di diritti, emigrazione e rifugiati, America e Trump, pena di morte e terrorismo, e del passaggio della sua città da capitale della mafia a quella della cultura dell'accoglienza

Primi di agosto a Palermo, anno duemiladiciassette. Temperature record mentre entriamo a Villa Niscemi, luogo storico immerso nel verde con bellissime oche che attraversano i viali. Qui incontriamo Leoluca Orlando, il Sindaco della città. Il neo rieletto primo cittadino ci accoglie nel suo studio, una piccola stanza ovale, per niente austera, che racconta perfettamente l’Orlando che ha segnato e segna ancora la storia politica di Palermo. La biblioteca, i riconoscimenti, il Gonfalone della città, le bandiere, oggetti, premi e riconoscimenti. La foto con Piersanti Mattarella, il presidente della Regione Sicilia ucciso nel 1980, con altre foto sparse,  testimoniano la storia di Orlando che ha festeggiato da poco il suo 70^ compleanno dopo la sua quinta elezione a sindaco. Un uomo e un politico di livello internazionale che nella lunga conversazione con La Voce di New York alla fine lascia nel nastro del registratore, da istrione quale è, anche una provocazione…

Sindaco, Orlando è Palermo o Palermo… è Orlando?

“Credo che ci sia uno straordinario intrecciarsi di paure, di vergogne, di speranze, di sogni che sono quelli miei e quelli dei palermitani. E’come se, in qualche misura, il mio amore per la città e l’amore dei palermitani per la città, abbiano trovato nel mio ruolo di Sindaco un punto di incontro, di condivisione, di amore e di impegno per il cambiamento della città. Il passaggio di Palermo Capitale della Mafia a Capitale della Cultura, che è un passaggio non da poco, sostanzialmente ha caratterizzato la mia vita e la vita dei palermitani. E’ la ragione per la quale sono stato sempre eletto senza un partito anche quando avevo un partito, il consenso dei palermitani andava nettamente aldilà del mio partito. Da tre anni non ho alcun partito e questo è la conferma ulteriore di un’esperienza di vita umana e politica dove da “figlio della città” sono stato fratello della città e padre della città. Sono in qualche modo il figlio che è diventato fratello e poi padre di una comunità”.

Le ultime elezioni in Italia hanno visto l’incalzare del “civismo”: non è che ha vinto l’antipolitica?

“Ha vinto la buona politica. Ha perso la politica che, con la faccia dei politici, uccideva Piersanti Mattarella. Ha perso la politica che occupava le istituzioni, ha perso la politica che aveva fatto di Palermo la Capitale della mafia e del Sindaco di Palermo di regola un amico dei boss mafiosi e qualche volta lui stesso boss mafioso. Ha vinto chi contro questo tipo di sistema si è ribellato fin dall’inizio”.

Quando nasce Leoluca Orlando “politico”?

“La mia vita politica inizia il 6 gennaio del 1980. La mia vita politica è l’intrecciarsi della mia vita con la vita di Palermo, quando intorno al corpo ucciso di Piersanti Mattarella, ci siamo trovati idealmente io, Sergio, il fratello, professore e mio collega universitario (Oggi presidente della Repubblica, ndr), e un giovane Procuratore della Repubblica di turno, domenica 6 gennaio. Chi volete che fosse di turno nel 1980 domenica giorno festivo dell’Epifania? L’ultimo chiodo della carrozza, un certo Piero Grasso (Oggi Presidente del Senato, ndr). Io ero Consigliere Giuridico di Piersanti che era stato assistente universitario di mio padre.  Piersanti era un giovane avvocato quando collaborava con  mio padre, io avevo i pantaloncini corti a quei tempi, lo incontravo quando andavo da mio padre. L’uccisione di Piersanti mi ha costretto ad una scelta: tornare all’Università, insegnare e fare l’avvocato o impegnarmi in politica. Sono stato motivato dai familiari di Piersanti, dagli amici di Piersanti, costretto con la motivazione non puoi consentire che Piersanti muoia una seconda volta. E siccome da 37 anni nel mio studio ho la fotografia di Piersanti Mattarella, non me la sono sentita di dire no. Mi hanno chiesto di candidarmi alle imminenti elezioni al Consiglio Comunale: giovane professore, che non ha nessun rapporto con la Democrazia Cristiana, che non ha mai avuto incarichi elettivi e politici. Forse sono tra i pochi palermitani che Vito Ciancimino non l’ha incontrato neanche per sbaglio in ascensore o sull’autobus. Ed iniziata così la mia esperienza di un professore universitario che nel febbraio dell’80 ai magistrati ha detto che non si poteva uccidere Piersanti Mattarella senza la complicità della famiglia degli esattori Salvo di Salemi, di Vito Ciancimino e della corrente andreottiana in Sicilia. Febbraio 1980”.

Dal 1980 ad oggi, pare che le lobby siano diventate più forti e che la politica sia arretrata. Come si sconfigge la mafia e chi difende i cittadini?

“I cittadini stessi. C’è stato un tempo, parlo degli anni ’80, in cui chi combatteva la mafia era isolato. Non soltanto avendo di fronte l’avversario ma avendo l’avversario di fianco e dentro i palazzi dove operava. I magistrati erano avversati dai loro colleghi, i poliziotti dai loro colleghi, i giornalisti dai loro colleghi, i politici dai loro colleghi, gli amministratori dai loro colleghi, gli uomini di Chiesa dagli altri uomini di Chiesa. E questa è la ragione per la quale, in quegli anni terribili, gli anni ’80, chi contrastava la mafia diventava un professionista dell’antimafia. E Piersanti Mattarella che era un professionista dell’antimafia ma nel senso vero del termine, era la conferma dell’isolamento. Io venivo considerato comunista non essendolo mai stato, perché, per definizione i comunisti erano contro il Governo e il Governo era la mafia. Coincideva esattamente con la mafia. I comunisti erano contro la Chiesa e la Chiesa era con la mafia, si identificava con tante realtà con la faccia di un parroco o di un vescovo. Chi combatteva la mafia era contro l’informazione, perché la gran parte dei giornalisti era collusa con la mafia. Era contro l’economia perché la gran parte degli imprenditori era collusa con la mafia. Eravamo degli eversivi. Con le Stragi del ’92 e poi con l’uccisione di Don Pino Puglisi, quella fase è finita e da quel momento chi dice di essere rappresentante dell’antimafia è un farabutto speculatore”.

In una foto del 28 ottobre del 2016, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando in occasione della cerimonia di scoprimento della targa di iscrizione nella World Heritage List dell’Unesco del sito seriale “Palermo Arabo-Normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale” (foto Quirinale.it)

E oggi?

“Oggi la mafia è una lotta di popolo. E’ un cambio culturale, è il mio vicino di condominio che capisce che la mafia non è conveniente. E’ la persona che incontro per strada e che capisce che se la mafia torna a governare Palermo, suo figlio è destinato a non avere futuro. E questo cambio culturale è quello che sto interpretando adesso. Io sono terribilmente diverso e terribilmente uguale a quello che ero negli anni ’80. Sono terribilmente diverso perché so che oggi occorre una visione della città e non una somma di consensi, ma terribilmente uguale. L’obiettivo è sempre quello di garantire i diritti. Siamo passati da Palermo Capitale del crimine a Palermo Capitale della Legalità, da Capitale del diritto a Palermo Capitale dei Diritti. Io sono orgoglio di essere Sindaco di una città che ha dato i natali a Don Pino Puglisi, un sacerdote, u parriniello qualunque (prete in dialetto siciliano). Ero molto amico di Pino. Un sacerdote come tanti altri che però era un eversivo, perché in un mondo di Chiesa collusa, lui, da sacerdote, rivendicava i diritti dei bambini di Brancaccio ad avere una scuola! E un sacerdote qualunque che rivendica il diritto dei bambini di avere una scuola, fa paura ai boss della mafia molto più che le armi dei poliziotti o le sentenze dei magistrati. Io sono orgoglio di essere stato amico di Don Pino Puglisi, e Sindaco di una città dove Pino Puglisi è nato, ma sono anche orgoglioso di essere Sindaco di una città che organizza il più grande Gay Pride del Sud Europa”.

I diritti per contrastare la mafia?

“I mafiosi non hanno paura del diritto, hanno paura dei diritti”.

Perché?

“Al boss mafioso fa più paura un giovane che rivendica un suo diritto di essere libero di quanto facciano paura le armi dei poliziotti o le sentenze dei magistrati perché rompe un sistema di potere culturale. Perché la mafia non è normale criminalità e chiedo scusa per la parola ‘normale’. La normale criminalità è contro lo Stato e fuori dallo Stato, contro le banche e fuori dalle banche, contro la Chiesa e fuori dalla Chiesa, contro la società civile e fuori dalle Società civile. La mafia è contro e dentro lo Stato. E’ contro e dentro le banche, è contro e dentro la Chiesa, è contro e dentro la società civile. La mafia ha bisogno di stare dalla parte del Governo, da parte della Chiesa, da parte delle banche. Ha bisogno di avere la faccia del palermitano”.

Sindaco, intanto sparisce la “middle class”. Nel Meridione insiste la macelleria sociale, il livello di disoccupazione è altissimo. L’evasione fiscale è alle stelle, la povertà è in pauroso aumento e continua l’esodo dei “cervelli”. L’afflusso turistico è in espansione ma nonostante ciò non cresce l’economia, non si investe abbastanza. L’eterna questione meridionale e le storie di resistenza e di rinascita del Sud che vuole cambiare ma che arranca. Mi viene in mente il libro di Carlo Puca “Il Sud deve morire”. Sindaco, il Sud deve morire?

“Io credo che il Sud della mafia deve morire, sta morendo. Il tema è che noi stiamo cercando di costruire una visione diversa e alternativa. Io ho questo cambio di visione, i nostri grandi alleati sono i migranti perché noi a Palermo abbiamo sviluppato la cultura dell’accoglienza, Palermo è una città multiculturale da sempre. La Palermo Arabo-Normanna non è nei monumenti, è nella vita di ogni giorno. Ma per cento anni è stata governata dall’Isis siciliano, cioè dalla mafia che è la nostra Isis. Il nazismo è l’Isis tedesco. Io fintanto che avevo 30 anni non ho mai visto un migrante per strada. Non c’erano i neri, gli asiatici, gli africani. Gli unici migranti a Palermo erano delle distinte signore tedesche che facevano le educatrici dei ragazzini della Palermo bene. Anche io ho avuto un’educatrice tedesca, per me era una migrante. Perché allora la mafia siciliana impediva al diverso di esistere. Non c’è un solo esempio di  coinvolgimento dei migranti da parte della mafia neanche come palo, nel ruolo modesto di palo o di esecutore come killer”.

Cioè?

“In quel tempo la mafia governava Palermo e cacciava i diversi. Da quando la mafia ha cominciato a non governare Palermo, sono arrivati  i diversi. E la presenza dei migranti, la nostra accoglienza, l’affermazione che io faccio sempre e che alla domanda di un giornalista di quanti migranti ci sono a Palermo, 60mila, 80mil, 100mila… io rispondo Nessuno. Quando arrivi a Palermo diventi Palermitano. I migranti, e torno al tema dei diritti, servono a scoprire e a rispettare i nostri diritti, non i loro, i nostri. Una ragazza palermitana costretta a vivere sulla sedia a rotelle mi ha scritto una bellissima lettera: “Caro Sindaco grazie, da quando tu accogli i migranti, mi sento meno diversa, più uguale, più normale”. Ma quando qualcuno mi dice arrivano i migranti e noi non possiamo più accoglierli…li accogliamo talmente male come consideriamo i palermitani! Va bene così? E quando qualcuno dice il migrante lavora e io no…dico: hai visto? Avevi bisogno di un migrante per capire che anche tu hai diritto di lavorare?”.

Che valore ha l’emigrazione?

“Il tema di fondo è il cambiamento, il futuro! Nel senso che questa città, che viene dall’esperienza terribile del primato del crimine, che è passata dall’esperienza durissima del primato della legge. Oggi è più avanti del resto d’Italia perché è diventata un punto di riferimento della legalità dei diritti. Tutto questo la sta rendendo in qualche misura, un’isola nell’isola. Tutto questo spiega le ragioni per le quali sollecitato a fare altre cose, io ho scelto di continuare a fare il Sindaco di Palermo”.

Una scelta. Lei è anche un Sindaco che rilancia la città sul piano internazionale. Come?

“Qualche mese fa sono stato invitato da Google per il giorno del mio compleanno”.

Auguri. Cosa è successo?

“Vi racconto una giornata del Sindaco di Palermo nel giorno del suo compleanno. Sono andato al funerale del senatore Nicola Cipolla, morto a 95 anni, un profeta leggero, un comunista umano e poi sono stato invitato da Google al Verdura a Sciacca. C’era una colazione, l’unico italiano ero io con John Elkann e Virginia Elkann, c’era il signor Google (il CEO Sundar Pichai, ndr), c’era la Funstenberg, c’era il Principe Harry”.

Insomma un parterre de roi. Andiamo avanti, che cosa è accaduto?

“Al termine della colazione mi hanno chiesto di parlare ed io ho parlato di Palermo, della città dell’accoglienza che grazie all’accoglienza è diventata exciting and safe. Eccitante e sicura”.

Piazza Pretoria a Palermo, con al centro “la fontana della vergogna” e a destra il Palazzo delle Aquile, sede del Comune

Perché?

“Noi accogliamo gli emigranti e vengono i turisti. I turisti non vanno più a Parigi perché c’è paura. Non vanno più a Bruxelles perché c’è paura. Mia figlia vive da 13 anni a Parigi ma lei si sente più sicura a Palermo che non a Parigi. Ma tutto questo dipende dal fatto che a Palermo, a differenza di Parigi, il migrante a Parigi non sta a Champs Elisée, a Palermo sta nel centro storico. C’è una bella differenza, con la conseguenza che considerano Palermo la loro città. E quando arriva un musulmano strano, i musulmani di Palermo mi avvertono. Io chiamo il Capo della Polizia e il Questore perché difendono la loro città”.

Ritorniamo alla storia di Google.

“Dicevo, durante questo incontro con Google, pensateci bene, dicevo al signor Google “Senti, tu sei come Alì”.

Ha detto così al Signor Google?

“Sì. Certo. Chi è Alì? Alì è un migrante che ha attraversato il barcone nel Mediterraneo, con una nave è arrivato a Palermo e lui come te, quando gli parli di Stato, non capisce di cosa stiamo parlando. Quando gli parli di identità, la considera una scelta personale non una condanna genetica. E quando parli di Patria ti guarda perplesso. Ci vogliamo rendere conto che oggi siamo in presenza di una globalizzazione che è della finanza di google, che è dell’informazione di Google ma che è anche di Alì che si sposta nel mondo? Ci vogliamo rendere conto che si chiama Google e Alì? E allora vogliamo provare ad adeguarci ad un rapporto nel quale siamo chiamati a connettere radici e Alì perché per troppo tempo questa Sicilia si è chiusa in se stessa? Ha considerato che le radici, la cosa più importante, stia morendo soffocata proprio nelle proprie radici? Occorre mettere le ali alle radici, occorre pensare al futuro del mondo mettendo insieme il signor Google e il signor Alì”.

Lei ha stilato la Carta di Palermo. Cosa recita la Carta?

“Propongo l’abolizione del permesso di soggiorno e queste cose le ho dette decine di volte in campagna elettorale, sono stato eletto a furor di popolo al primo turno. La lista di Salvini ha preso l’1%. Palermo è una città con un Sindaco che parla così, assolutamente interculturale. Questo è il tema. Posso permettermi di pensare che la metà dell’1% ha votato per me per ragioni diverse della mia politica sulla migrazione? Forse perché non poto bene gli alberi, forse perché i marciapiedi sono rotti, forse perché c’è traffico? Ci rendiamo conto che nello stomaco dell’essere umano non c’è intolleranza? L’intolleranza è nella testa malata di qualcuno, quello del portafoglio sporco di sangue di qualcun altro. Io non ho mai avuto polemiche con Salvini perché lui gioca al tiro al piattello, io gioco a hockey sul prato! Come faccio ad essere in contrasto con uno che gioca a un altro sport?”.

Intanto la partita in Italia si gioca quasi esclusivamente su migrazione e banche. Perché?

“Perché tra originale e fotocopia si sceglie sempre l’originale. Perché quello che tanti politici non hanno capito, che se inseguono Salvini, vince Salvini. Perché se io comunico che il migrante è un problema di sicurezza, qualcuno dirà non facciamoli arrivare in Sicilia. Qualcuno dice affondiamoli quando sono nei barconi.. Impediamo che partano…! Ammazziamoli prima che partono! Non li facciamo nascere! Il problema è quale visione hai del mondo!

Qual è la sua visione?

“Noi siamo convinti che si farà un secondo processo di Norimberga. Per un genocidio si è fatto il primo, per il genocidio nazifascista: si farà il secondo processo di Norimberga con l’aggravante che mentre i nostri nonni potevano dire che non lo sapevano, noi non possiamo dire che non lo sappiamo. Purtroppo non possiamo dirlo o per fortuna non possiamo dirlo. Il permesso di soggiorno è la nuova schiavitù e la nuova pena di morte. Io so perfettamente che per liberarsi dalla schiavitù ci vogliono e ci sono voluti secoli. Forse ancora ce ne vorranno. Cinquantasei anni fa, nel civilissimo Paese degli Stati Uniti d’America… qualcuno disse “I have a dream”. Cinquantasei non cinquecentosessanta anni fa! Voltaire, il grande filosofo francese, era un mercante di schiavi, ed era normale fare i soldi comprando e vedendo essere umani. Quindi capite quale cammino si è fatto per liberarci dalla schiavitù? Quale cammino ha fatto il Paese americano per liberarsi dalla schiavitù?”

Un cammino lunghissimo in un campo ancora minato…

“Perfetto. Vogliamo parlare della pena di morte? Quanti secoli ci sono voluti e ci vorranno ancora per abolire la pena di morte?  Voglio ricordare che Palermo che è l’unica città al mondo che volendo esaudire il desiderio di un condannato a morte, ha accolto e sepolto al Santa Maria di Gesù, un condannato della Virginia, Joseph O’Dell”.

Una sentenza capitale, un processo e una mobilitazione che fece il giro del mondo. Correva l’anno 1997…

“Joseph O’Dell, prima di morire mi ha chiesto come ultimo desiderio di essere seppellito a Palermo. Non so dove è Palermo, non so dove è la Sicilia, sono un indiano Cherokee con un padre e una madre che sono stati il massimo della perversione. Io non ho mai ucciso la donna per cui sono stato condannato a morte, giuro. Io gli ho detto: Joseph a me non interessa se l’hai uccisa o no, nessuno può uccidere. Stiamo parlando della pena di morte? Il Vaticano ha ufficialmente abolito la pena di morte. Il Vaticano! Nel 2001. Significa che fino al 2001 lo Stato Città del Vaticano per ragioni etiche legate al diritto alla vita…devo parlare di aborto o di altro? Non poteva fare parte dell’Unione Europea ma Erdogan sì e il Papa no. E’ chiaro? Da questo punto di vista io so che sarà lunghissimo il cammino per liberarci dal permesso di soggiorno. Noi non vogliamo essere sul banco degli imputati. So perfettamente che una cosa è il permesso di soggiorno, una cosa è il passaporto. Io non sono per l’abolizione del passaporto perché non vorrei che… i siciliani girassero liberi per il mondo senza controllo. I bengalesi e i tedeschi magari possono girare senza controllo ma il passaporto è la mia identità: il permesso di soggiorno è la mia pena di morte e la mia schiavitù. La vita  è cambiata quando ho incontrato i migranti personalmente”.

Perché?

“Insegnavo all’Università e uno degli articoli della Costituzione parlava della mobilità internazionale come diritto. Durava un’ora la lezione. L’indomani, un altro diritto, un’altra lezione. Ma quando ho incontrato personalmente i migranti la mia vita è cambiata così come è cambiata il 6 gennaio del 1980”.

Cosa è successo?

“La mia vita è cambiata quando ho incontrato una ragazzina congolese. Sostanzialmente è stato un continuo immergermi in un bagno caldo l’essere al Porto di Palermo. Sempre presente ad accogliere i migranti per dar loro quello che potevo dare. Era ospite di una famiglia siciliana, affidata a una famiglia siciliana dai magistrati. Questa bambina aveva saputo che veniva a visitarla il Sindaco di Palermo. Si è tutta pettinata, aveva un vestito elegantissimo e quando sono arrivato mi ha letto una poesia in francese congo-belga e negli ultimi versi è scoppiata a piangere”.

Perché?

“Perché ha letto gli ultimi versi in cui diceva che era triste perché non era riuscita a salvare la madre nel passaggio dal barcone alla nave. Quella ragazzina di 14 non era triste perché non aveva salvato la madre, quella ragazzina era triste perché aveva ucciso la madre per restare viva. Vado al Porto di Palermo, parlo con loro, dico… benvenuti, il peggio è passato, siete liberi. C’era uno di loro che ostentatamente si rifiutava di parlare con me, seduto su una panca sul molo del porto. Allora io l’ho considerata una provocazione perché sono abituato a incontrare persone che, conoscendomi, non vogliono parlare con me, ma uno che non mi conosce perché non deve parlare con me? Mi ci avvicino, e continuo a ripetere il peggio è passato, adesso sei vivo. A un certo momento gli do anche il mio telefonino, se ha bisogno mi chiami… Lui niente. Dopo 10 minuti che lo avvilivo senza che lui interagisse con me, senza rispondere, con gli occhi verso il basso mi dice in perfetto inglese e lei signor Sindaco, pensa che possa essere contento? Io ho ucciso due fratelli per restare vivo”.

Cioè?

“Quando la ragazzina congolese mi ha detto quel che mi ha detto, ho avuto davanti ai miei occhi come una visione, mia nipote Leyla che uccideva sua madre, mia figlia Eleonora, per vivere. E quando questo ragazzo che mi ha detto di aver ucciso i suoi fratelli, io ho avuto davanti a me l’immagine di mio fratello Antonio che uccideva mio fratello Francesco per vivere. Quando sono andato alla Caritas con Claudia Roth, la Vice Presidente del Bunderstung tedesco, la leader dei Verdi al Parlamento Europeo, una ragazza nigeriana ci raccontato la sua storia: “Stavo con un il mio compagno in Nigeria subendo violenze. Poi ero incinta e abbiamo pensato di salvare il nostro bambino. 7 giorni 7 notti per raggiungere la Libia. Sofferenze enormi, Siamo arrivati. Tre mesi di violenza. Signor Sindaco posso non raccontare nei particolari le violenze che ho subito, una donna incinta? Tutte quelle che può immaginare. Abbiamo pagato 5mila dollari per farci trasportare da un barcone”. Questi criminali vivono di proibizionismo perché il permesso di soggiorno è l’alcool che ha fatto nascere la mafia siculo o italo americana…”

Un business sporco di sangue e milionario, che non perdona.

“Questi trafficanti guadagnano da 1 a 5mila dollari a viaggio. Se la merce che trasportano è di loro interesse, si imbarcano anche loro e li mettono in barche resistenti che arrivano in Sicilia. Poi vendono gli organi e vendono gli esseri umani. Se non hanno interesse al bottino, li mettono in una barca che dopo un miglio affonda. Tanto hanno già incassato. Finisco il racconto della ragazza nigeriana “5 giorni e 5 notti di navigazione nel Mediterraneo poi finalmente arriva una nave italiana, ci porta al Porto di Palermo. Arriviamo alle due di notte. Dopo 48 ore nasce il mio bambino”. Le chiedo: “Scusi ma in Nigeria lei che lavoro faceva? Lei: “professoressa di inglese signor Sindaco”. Poi mi rivolgo al suo compagno “E lei?”. “Io ingegnere informatico signor Sindaco”. A un certo punto mi vergogno ma son contento di avergli fatto la domanda “durante i 5 giorni e le 5 notti di navigazione nel Mediterraneo, è morto qualcuno? “No, no, no! Non ho visto niente!”. Quella donna ha ucciso due persone perché in quelle condizioni l’omicidio è un gesto del gomito.”

Leoluca Orlando davanti alle bare di migranti morti durante la traversata del Canale di Sicilia

Vite senza valore, senza nome.

“Sembrano le storie degli internati di Dachau e di Auschwitz che girandosi dall’altro lato, indirizzavano l’aguzzino per uccidere il vicino, parente, il fratello che era internato con loro. Noi ci vogliamo rendere conto che questa è la verità storica?”.

Secondo Lei come si pongono l’Italia e l’Europa sul tema migrazione?

“L’Europa dovrebbe vergognarsi quando pensa a cosa facciamo noi in Sicilia e a Palermo. Chiaro? Dovrebbe vergognarsi. Sui giornali tedeschi, ho titoli enormi in questi anni. Ho fatto la televisione russa, poi ZdF,  parlano di chi combatteva la mafia e oggi combatte per il permesso di soggiorno. Ma ci rendiamo conto che la mobilità internazionale non è più un dato emergenziale? Ma piuttosto di buttare via i migranti, bisognerebbe buttare via dall’Europa gli Stati che non rispettano i diritti dei migranti. Questo è il tema vero”.

Quali Stati?

“Che ci sta a fare la Polonia, la Repubblica Ceca, la Spagna, la Francia? Mi vengono i brividi. Pensare che oggi la Francia ha distrutto il patrimonio di accoglienza che l’ha fatta essere punto di riferimento di Pablo Picasso piuttosto che punto di riferimento dei nostri contestatori italiani, terroristi più o meno pericolosi. La Francia oggi entra in crisi per 20 disperati al confine di Ventimiglia? Vergogna! Ma non vergogna per i migranti, per l’Italia ma per la propria storia. La Francia è il Paese che ha regalato al mondo la categoria dei diritti, di libertà, uguaglianza. Succede perché si continua ad inseguire. E’ come nei terremoti. Quando c’è un terremoto la paura è pari a quella di chi ha più paura. Quando c’è una scossa di terremoto su cinque persone… quattro vogliono stare fermi e uno vuole scappare. Se scappa uno, scappano tutti..  perché si ha un approccio sbagliato al fenomeno della mobilità. La mobilità è un fenomeno di diritti umani. Io rifiuto l’approccio umanitario. Io me ne frego della carezza al migrante. Io al chirurgo non chiedo di darmi una carezza ma di rispettare il diritto alla salute”.

Camilleri nel documentario per la Rai di Domenico Iannacone, dice che il Mediterraneo è come una vasca da bagno. La Sicilia è Porta dell’Europa e Porta del Medio Oriente. In Francia, come in America, convivono tante etnie. In Italia ci stiamo andando ma c’è molta diffidenza e paura. Perché si ha paura dello straniero?

“Non c’entra nulla. E’ un problema di perversione culturale nella quale ci sono responsabilità enormi da parte della politica. Enormi. La politica è responsabile quando incita al razzismo quando insegue chi incita a chi segue il razzismo cercando di essere simil razzista. Oggi per fortuna ci sono alcuni riferimenti forti”.

Quali?

“C’è per fortuna il Papa. Non a caso mi ha mandato una lettera Papa Francesco. Una lettera bellissima, Caro Fratello Sindaco firmata Francesco scritto piccolo piccolo. Proprio su questi temi. E’ la miopia da chi non comprende che il futuro si chiama google e Alì. Lei ha di fronte un filosofo, c’è anche una laurea honoris causa datami dall’Università di Treviri. Lei ha di fronte un Sindaco che è passato attraverso un consenso. Alla faccia di quelli che dicono che la mia elezione è senza consenso”.

Voltiamo pagina e visto che stiamo facendo il giro intorno al mondo, fermiamoci negli Stati Uniti. Donald Trump, Hillary Clinton e il cambio di rotta dopo il primo presidente nero americano, Barack  Obama. Trump siede alla Casa Bianca. Stanza Ovale.

“Io non so come sarebbe stata Hillary o Sanders. Una cosa è certa: Trump sta pervertendo la cultura americana, sta presentando in maniera inaccettabile la grande tradizione culturale e democratica americana. Trump da questo punto di vista sta facendo un danno enorme all’America. Devo ricordare che chi arrivava ad Ellis Island non aveva il permesso di soggiorno? Non c’era il permesso di soggiorno e l’America è diventata grande anche grazie ad Ellis Island? Oggi quello che riguarda l’America riguarda tutti i paesi del mondo, perché noi ci accaniamo sulla mobilità nel Mediterraneo verso l’Europa? Ma in tutto il mondo c’è movimento di popoli, in tutto il mondo. Io ho lavorato per molti anni a Tiguana e molti anni su a Juarez, El Paso, la parte messicana del Texas, da quando si è introdotta la logica del muro, sono aumentati i reati. E’ aumentata la violenza ”.

Con Trump dove andrà l’America?

“Mi auguro che l’America sia sufficientemente forte da resistere anche a Trump”.

Perché Israele e l’Irlanda riescono ad utilizzare la diaspora in America e la Sicilia no? E’ un errore siciliano o degli emigrati siciliani che hanno dimenticato l’isola?

“In base alla mia visione quando il siciliano si sceglie un’altra Patria ha il diritto di dimenticarsi quello che aveva. Cioè l’esodo del siciliano non può essere una condanna a vita. Per cui tra i siciliani che se ne vanno c’è qualcuno che si ricorda della Sicilia e qualcuno che la dimentica ma legittimamente. Ma questa idea che io sono condannato dal sangue di mio padre e di mia madre, ma dove sta scritto? Vogliamo renderci conto che l’identità è l’atto supremo di libertà? Io non sono siciliano perché mio padre e mia madre erano siciliani, non ho nelle vene sangue siciliano. Chiederò questa sera a un ematologo la differenza tra me e il sangue di un milanese, tra me e il sangue di un pakistano. Io sono siciliano perché ho scelto di essere siciliano. E sono nato a Palermo da padre e madre palermitani, potevo benissimo scegliere di essere tedesco, indù, marocchino o ebreo”.

E allora?

“L’identità è l’atto supremo di libertà. Chi viene in America può scegliere di diventare siciliano o può scegliere di diventare americano. Io contesto il siciliano americano che si dimentica della Sicilia? No! Perché è una categoria del passato. Mi fa piacere che il siciliano che diventa americano si ricordi della Sicilia, ma l’idea di considerarla una specie di condanna genetica è inaccettabile. I giovani americani di origine siciliana non se lo vogliono sentir dire che sono condannati ad essere siciliani. E’ chiaro? Prendiamo tre figli dello stesso padre e della stessa madre: il primo potrebbe dire che desidera andare in Sicilia in vacanza, la sorella che sogna di sposare un siciliano e il terzo  che non ha alcuna intenzione di avere rapporti con la Sicilia”.

Palermo, la cattedrale “arabo-normanna”

Palermo capitale della Cultura 2018: come cambia la città?

“Abbiamo avuto sei riconoscimenti internazionali. Siamo stati riconosciuti nel 2015 Patrimonio dell’Umanità nel World Heritage List Unesco con Palermo Arabo-Normanna. Quest’anno siamo stati proclamati Capitale dei Giovani in competizione con Venezia e con Bari, non per i giovani che verranno ma per i giovani palermitani che hanno presentato le cose che già fanno perché a Palermo va crescendo finalmente il numero di coloro che se ne vanno da Palermo, che hanno capito che bisogna andare all’estero per qualche tempo e che, se è possibile, tornare. Come scelta, non come condanna a partire, non come condanna a tornare. Lei lo sa che l’80% dei giovani dai 18 ai 32 anni hanno votato per  me?”.

Perché?

“Perché hanno visto altre realtà e si sono distaccati dai genitori i quali, ovviamente non conoscono il mondo…! Questa è una città nella quale c’è qualcuno che conosce il mondo perché il cugino è andato in viaggio di nozze a Roma e dice Sindaco sta città non è europea perché mio cugino mi ha detto cosa ha visto a Roma. Questa è una città che ha fatto scelte: il tram, le zone pedonali, il taxi sharing, il car sharing, il bike sharing, la banda larga, l’anello telematico. A luglio abbiamo avuto dalla Ibm Foundation di Smart City in Europa superando la selezione di 100 città. L’elemento decisivo sa quale è stato?”.

Quale?

“Abbiamo presentato il dossier, poi c’è stata un’ora di conversazione in teleconferenza con Jennifer Ryan Crozier, il Presidente della Ibm Foundation, io ho parlato per un’ora dei migranti. Le ho detto: “Guardi io non parlo dell’innovazione tecnologica, quella l’abbiamo già documentata, basterebbe quella per vincere…”. E lei “ La vostra forza è che voi siete una città ha fatto una scelta tecnologica, accogliete i migranti”. Poi il prossimo anno siamo Capitale della Cultura e ospitiamo Manifesta a giugno, la più grande biennale di arte itinerante del mondo. Sei risultati, Siamo la quarte città turistica d’Italia. Nel 2015 non eravamo neanche l’ultima perché eravamo fuori dalla lista delle città turistiche. Avevamo un aeroporto che era una specie di bottega sulla pista, oggi è un aeroporto che non collega più 5 città ma 95 città del mondo con voli diretti”.

Palermo è tra le mete turistiche più gettonate d’Italia.

“Pensi che fino a sette, otto anni fa, a Palermo, c’erano quattro cinque ristoranti considerati buoni perché si pagava molto. Attualmente abbiamo molti ristoranti. B&B era una parola che qualcuno neanche sapeva cosa significasse. E’ arrivato l’Amministratore Delegato di Air B&B a Palermo questa estate, in un anno sono aumentati del 52% il loro volume di affari. E’ la città  record. Noi siamo una città che sta galoppando verso il cambiamento: Exiting, Safe and Not Expensive”.

Galoppando verso il mare di Sicilia. Quali sono i progetti?

“Oggi ritorna balneabile la Costa Sud. Abbiamo approvato l’utilizzo del demanio marittimo, sono 7 chilometri: la metà sono già balneabili, piano che prevede di darne 4 km e mezzo ai privati in concessione e il resto spiaggia libera. E’ un cambio culturale. Ci vuole tempo. Io mi sono ricandidato per mettere in sicurezza i cambiamenti che ho fatto. Perché altri cinque anni e io spero di fare in modo che questa città non abbia più bisogno di un Sindaco stronzo come me”.

Cosa farà da grande?

Probabilmente farò un altro libro, piuttosto che fare un altro film o mi occuperò di altre cose. Io spero che Palermo si possa finalmente permettere il lusso di fare a meno di Orlando, di avere un Sindaco normale e non stronzo come Orlando”.

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