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Las Vegas: chi era Stephen Paddock, “l’uomo normale” riscopertosi carnefice

64 anni, ex contabile, incensurato e (ricco) amante del video-poker: questo l'identikit del killer di Las Vegas, che ha ucciso oltre 58 persone

Stephen Paddock, l'uomo che a Las Vegas ha ucciso più di 50 persone ferendone 500, a colpi d'arma da fuoco

"Non ha mai mostrato tendenze violente, non è mai stato affiliato a gruppi terroristici": a dirlo il fratello di Stephen Paddock, Eric, che lo aveva visto a inizio settembre nella sua casa di Sun City Mesquite. Un uomo normale, Stephen, mai inserito nelle liste antiterrorismo. Una vita normale vissuta in modo ordinario, con l'ombra di una conversione all'Islam non confermata dall'FBI

Figlio di un rapinatore di banche, contabile in pensione, incensurato, e amante del video-poker. Una moglie, da cui ha divorziato, e una fidanzata – Marilou Danley – che al momento della sparatoria si trovava fuori dagli Stati Uniti. Nel mezzo, una permanenza in Australia di qualche anno, come intermezzo di una vita vissuta per intero in America. Sembra essere questo l’identikit di Stephen Paddock, l’uomo di 64 anni cittadino di Sun City Mesquite, Nevada, che nella notte tra l’1 e il 2 ottobre 2017 ha ucciso 58 persone, ferendone circa 500, durante un concerto country al Route 91 Harvest Festival a Las Vegas. La più grande tragedia legata alle armi, nella storia degli Stati Uniti d’America.

Sono stati circa cento, i colpi di pistola sparati da Paddock da 10 armi diverse, dal 32esimo piano del Mandala Bay Hotel. L’indagine delle forze dell’ordine sono ancora in corso, con l’ombra – smentita, per ora, ma non ancora completamente scartata dall’FBI – di un possibile coinvolgimento dell’ISIS e di una recente conversione all’Islam di Stephen Paddock. Una conversione rivendicata con orgoglio dallo Stato Islamico, ma non confermata per il momento dai federali che stanno indagando sull’accaduto. E smentita, per quanto possa essere aggiornata questa versione dei fatti, anche dal fratello Eric: “Non ha mai avuto affiliazione con gruppi terroristici o d’odio”, ha detto alla stampa.

Eh sì che Stephen Paddock era sempre sembrato un uomo tranquillo. Proprio il fratello Eric, che vive ad Orlando e lo ha visto per l’ultima volta un mese prima della sparatoria, lo ha definito come “una persona che non aveva mai mostrato tendenze violente”. E ha aggiunto che aver appreso della sparatoria che ha visto Stephen carnefice, è stato come ricevere addosso “un asteroide caduto dal cielo”.

La segnaletica dell’FBI su Benjamin Hoskins Paddock, padre di Stephen Paddox

Il padre dei due e di un terzo fratello, Bruce, si chiamava Benjamin Hoskins Paddock, ed era stato per anni nella lista dei ricercati dell’FBI, dal 10 giugno 1969 al 5 maggio 1977. Ma questa brutta influenza non aveva mai condizionato, pare, il percorso di Stephen. Un uomo normale, mai inserito nelle liste anti-terroriste, mai segnalato dalle autorità. Amava soltanto giocare a poker, “durante le crociere soprattutto”, ha precisato il fratello Eric, aggiungendo che Stephen per il denaro che aveva a disposizione poteva permettersi di giocare fino a 100 dollari per ogni mano, senza conseguenze.  Stephen Paddock possedeva delle pistole, certo, ma chi non le possiede in America, il Paese dove in media ci sono più armi di persone? Per il Secondo Emendamento, sono in tanti ad entrare in possesso di armi legalmente, negli Stati Uniti, e Stephen Paddock era semplicemente uno di questi: un paio di pistole, una calibro .223 e una calibro .308, forse un fucile non automatico. Nessuna traccia di mitragliatrici o di altri fucili, però, nonostante fonti investigative parlino di cento colpi sparati da dieci armi diverse. Armi che, per quanto non sembrino risultare nel porto d’armi di Paddock al momento della sparatoria, secondo gli inquirenti sono state acquistate legalmente e non all’interno del mercato nero.

Stephen Paddock si trovava al Mandala Bay Resort da una manciata di giorni, prima della tragica sparatoria che lo ha visto diventare carnefice. Ma, contrariamente a quanto supposto inizialmente dalla polizia, Paddock aveva portato le armi nella camera d’albergo da solo, senza l’aiuto di un complice. E gli inservienti dell’hotel, che erano entrati per pulire la stanza proprio la mattina della sparatoria, non avevano trovato tracce di pistole o di fucili. Un ulteriore mistero, quello del numero di armi, che offusca ancor di più la figura di Stephen Paddock, l’uomo normale riscopertosi carnefice, dopo 64 anni di vita ordinaria.

  • FDF

    Le armi che ha usato le deteneva illegalmente non è legale avere un AK-47 negli stati uniti. Cmq non è detto che un paese con più controllo sulle armi ha meno morti o attentati come ad esempio il Brasile dove è difficile procurarti un arma (legalmente) ma è uno dei paesi con il tasso più alto di omicidi oppure la Svizzera dove è facile comprare un arma eppure non senti tutti i giorni che c’è un massacro a Zurigo. Un criminale se vuole uccidere sa come procurasi delle armi.
    La colpa non è nelle leggi ma nella società e nella cultura di quel popolo triste ma vero.

  • Mauro

    cercate qualcuno più bravo a tradurre oppure chiedete la consulenza di un esperto quando parlate di cose di cui non sapete nulla. Tutti i riferimenti alle armi in questo articolo sono errati.
    Saluti.

  • Mohammad Ali

    Stephen Paddock era un undercover agente dell’FBI che contribuiva a numerosi scambi di armi con ISIS nella zona di Las Vegas.
    Paddock
    pensava di star per compiere un trasferimento d’armi di routinaria
    amministrazione ed ignorava lo schema di trappola che stava creando.
    Quelli di Isis hanno capito la vera identità di Paddock nonché lo schema
    inteso a intrappolarli e l’hanno ucciso.
    A questo punto hanno iniziato il massacro (tentando anche di rivendicarlo) e poi se ne sono andati.
    Il
    tutto e’ stato mantenuto segreto anche perché troppo imbarazzante per
    l’FBI che ovviamente preferisce mantenere i propri schemi di azione
    segreti.

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