Cerca

Primo PianoPrimo Piano

Commenti: Vai ai commenti

Fulmini e saette tra Trump e Gillibrand, ma la tempesta arriva dall’Alabama

Sul caso "sexual harassment", duro botta e risposta su Twitter tra il Presidente e la senatrice dem dello Stato di New York

Il presidente Usa Donald Trump e la senatrice dello Stato di New York Kirsten Gillibrand.

Mentre alcuni senatori democratici hanno chiesto le dimissioni di Donald Trump per il caso "sexual harassment", la dura presa di posizione della senatrice dello Stato di New York Kirsten Gillibrand ha fatto scoppiare un botta e risposta con il tycoon a colpi di tweet. Ma a incidere sul destino del Presidente sarà soprattutto l'esito delle elezioni in Alabama

La tempesta perfetta abbatutasi sul presidente Donald Trump a seguito delle accuse legate al caso “sexual harassment” non accenna a placarsi: anzi, si fa più scottante ogni giorno che passa. La tensione sale proprio nelle ore in cui, l’Alabama deciderà se spalancare le porte del Senato all’ex giudice Roy Moore, nonostante le accuse di molestie sessuale che macchiano il suo curriculum. Come se non bastasse, un’altra celebre testa si è aggiunta a quelle già cadute in queste ultime settimane per via di scandali sessuali: quella di Mario Batali, chef noto per il suo impero culinario e per la partecipazione allo show “The Chew” che va in onda su ABC .

E dopo la scioccante conferenza stampa tenuta a New York da tre delle 16 donne che accusano il tycoon di averle, per così dire, “importunate”, come era ampiamente prevedibile, è partito il valzer di richieste di dimissioni, aperto da diversi senatori democratici tra cui Ron Wyden dell’Oregon, il suo collega Jeff Merkley e Cory Booker del New Jersey. Al coro si è unito anche Bernie Sanders, già candidato democratico alle primarie, e la combattiva senatrice dello Stato di New York Kirsten Gillibrand, con la quale Trump ha dato inizio a un vero e proprio scambio infuocato di cinguettii su Twitter.

A far infuriare il Commander-in-Chief, in particolare, la chiara presa di posizione della Gillibrand, che, in un’intervista esclusiva alla CNN, ha dichiarato che “il Presidente Trump ha commesso delle molestie, secondo queste donne, e quelle di cui si parla sono accuse molto credibili di una cattiva condotta e di un’attività criminale, perciò dovrebbe essere sottoposto a indagine e rassegnare le sue dimissioni”. E, “se non si dimetterà immediatamente”, ha aggiunto, “il Congresso dovrebbe condurre appropriate indagini sulla sua condotta e ritenerlo responsabile”.

Dichiarazioni che hanno immediatamente scatenato la reazione del Presidente, il quale, come di consueto, si è prodigato a rispondere puntualmente a colpi di tweet. “La leggera senatrice Kirsten Gillibrand, una gran leccapiedi di Chuck Schumer (anch’egli senatore democratico di New York – ndr), e una che era solita entrare nel mio ufficio supplicando contributi elettorali fino a non tanto tempo fa (ed era disposta a tutto per ottenerli), è ora sul ring a combattere contro Trump”, ha cinguettato il Presidente. Inanellando peraltro riferimenti sessisti, tra cui quell’allusione al fatto che la Senatrice avrebbe “fatto di tutto” per ottenere finanziamenti, commenti che hanno indignato molti oppositori dell’inquilino della Casa Bianca. In particolare, la senatrice democratica del Massachusetts Elizabeth Warren ha accusato il Presidente di aver utilizzato con la collega di New York la strategia cosiddetta dello “slut-shaming”, atta cioè a far sentire colpevole una donna per i suoi comportamenti. Ma il botta-risposta non si è chiuso qui: perché la Gillbrand ha poi risposto a tono, sempre su Twitter, al Presidente: “Non potrai silenziare me o altri milioni di donne che sono uscite dall’ombra per parlare dell’incapacità e la vergogna che hai portato alla Casa Bianca…”.

Così, se anche la linea presidenziale resta quella di negare categoricamente tutte le accuse, liquidandole come “fake news” e definendole un complotto pensato contro di lui dai democratici, la situazione, per il Presidente, diviene innegabilmente sempre più pesante. Perché, oltre alle richieste di dimissioni prevedibilmente giunte dall’area dem, domenica scorsa la stessa ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite Nikki Haley, repubblicana con un passato critico nei confronti dell’allora candidato Donald Trump, ha dichiarato – spiazzando un po’ tutti – che le donne, anche quelle che parlano di Trump, dovrebbero essere ascoltate. Un’osservazione in parte corretta dalla stessa senatrice Gillibrand, che ha commentato: “Non solo le donne dovrebbero essere ascoltate, ma dovrebbero anche essere credute”. Infine, 56 democratiche hanno firmato una lettera destinata alla House Committee on Oversight and Government Reform, chiedendo l’apertura di un’indagine. “Non possiamo ignorare la moltitudine di donne che si sono fatte avanti con delle accuse contro Trump”, hanno scritto.

Ora, da attendersi sono i risultati delle elezioni in Alabama, che, come abbiamo già ricordato più volte, potrebbero essere decisivi in entrambi i casi. Perché nell’ipotesi, pur improbabile, di una sconfitta di Moore, potrebbero spingere i Repubblicani a riconsiderare il loro appoggio incondizionato al Presidente; ma anche in quella, ben più probabile, di vittoria, specialmente se quest’ultima fosse ottenuta per un pugno di voti, darebbero comunque il via a una stagione di sanguinosi scontri politici tra Democratici e Repubblicani, scontri che alla fine potrebbe travolgere l’inquilino della Casa Bianca. Il cui seggio, più che grazie/a causa del temutissimo Putin, rischia ogni giorno di più di essere rovesciato da una decina (o poco più) di donne infuriate.

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter