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La stazione radio di Marconi: il tempio della comunicazione è oggi un rudere

Si trova a Coltano, nei pressi di Pisa, ed è oggi regno di incuria. Per salvarla, servono due milioni e mezzo di euro

La radiostazione di Guglielmo Marconi a Coltano come appare oggi.

113 anni da quando Guglielmo Marconi costruì a Coltano una stazione radiotelegrafica ultrapotente, in grado di effettuare collegamenti al di là dell'Oceano, quel tempio della comunicazione versa in uno stato di completa incuria. E, se anche qualcosa sembra muoversi, la strada per valorizzare quel patrimonio è ancora lunga. Soprattutto perché, per un progetto ambizioso, servono importanti risorse

Era il 1902, quando Guglielmo Marconi, uno di quegli italiani illustri che con il proprio genio hanno rivoluzionato la storia del mondo, decise di costruire in Italia una stazione radiotelegrafica ultrapotente, in grado di effettuare collegamenti con l’America e con le colonie dell’Africa Orientale. Tre anni dopo, nel 1905, i lavori iniziarono a Coltano, nei pressi di Pisa. Oggi, 113 anni dopo, quella stazione radio che fece la storia delle telecomunicazioni esiste ancora, ma è diventata, suo malgrado, simbolo dell’incuria italiana e dell’incapacità del nostro Paese di preservare e valorizzare l’inestimabile patrimonio culturale che si porta dietro dalla notte dei tempi.

Sì, perché oggi la stazione radio di Marconi, purtroppo, è poco più che un rudere abbandonato, il fantasma di quello che fu un tempo, della conquista che ha rappresentato per la storia dell’umanità intera. Ce ne si accorge a colpo d’occhio: vegetazione incolta, edificio pericolante, vecchie serrande abbassate, cartelli che avvertono del rischio di crolli. Come si è arrivati a questo punto?

Il bene è demaniale, e, dal 2003, il Comune di Pisa ha chiesto con insistenza che la proprietà passasse all’ente locale, con il fine di creare in loco un vero e proprio museo della storia della radiotelegrafia, con annesso un incubatore che ospiterebbe una startup di telecomunicazioni, a cui affidare la gestione e la manutenzione del sito. Un progetto ambizioso, che, naturalmente, ha un costo. Un costo salato: occorrono 2 milioni e mezzo di euro.

È da anni che se ne parla, e che si rincorrono appelli per salvare il sito. E già nel 2010 anni fa, il FAI lo inserì tra i Luoghi del Cuore, raccogliendo per la causa più di 11mila firme. Da allora sono passati otto anni, e la strada che abbiamo davanti è ancora lunga e in salita. Eppure, qualcosa sembra, lentamente, muoversi. Nel 2015, infatti, il Ministero della Cultura ha chiesto come condizione al Comune un piano di gestione, mentre la Regione impegnava per la causa 1,3 milioni di euro. Alla fine del 2017, poi, è stato siglato un accordo con l’Agenzia del Demanio grazie al quale il bene è stato finalmente dato in concessione al Comune di Pisa per due anni. “A seguito dell’accordo – ha spiegato l’assessore ai Lavori pubblici, Andrea Serfogli – l’amministrazione si è mossa con una prima determina che impegna 47mila euro per la pulitura dell’area e la messa in sicurezza della struttura. In questo modo potremmo effettuare le indagini e le verifiche necessarie per la definizione del progetto definitivo e per elaborare un progetto di valorizzazione del bene”.

Ma che ne sarà del progetto da 2 milioni e mezzo di euro per riqualificare il sito? L’assessore Serfogli ha dichiarato che il Comune “è disposto a mettere sul piatto circa un milione di euro di risorse proprie. I finanziamenti restanti dovranno arrivare dalla Regione nell’ambito dell’accordo per la vendita dell’azioni Sat. Stiamo inoltre lavorando anche con il Ministero dei Beni Culturali per vedere se è possibile intercettare ulteriori risorse”. Le buone intenzioni, insomma, ci sono. Ma l’impegno, come spesso accade in Italia, arriva tardivo, in fase e modalità emergenziali. A rischio, un autentico patrimonio dell’umanità, celebrato non solo nel Belpaese, ma in tutto il mondo. Innanzitutto negli Stati Uniti, dove Marconi è una delle figure a cui gli italo-americani sono più orgogliosamente legati.

 

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