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Giorno della Memoria, quei 500mila Rom e Sinti sterminati da non dimenticare

Morirono all'interno dei campi di concentramento nazisti noti come Porrajmos, che significa "divoramento"

Rom e sinti in un lager nazista

È una giornata che vogliamo non fosse dimenticata e che ha coinvolto uomini, donne e bambini. Non è lontana, però, anche oggi dal sentire comune la discriminazione nei confronti di questo popolo, ancora non riconosciuto come minoranza: un popolo che, in Italia, conta 120.000 persone, di cui la metà sono minori

Insieme al drammatico percorso di sterminio di almeno sei milioni di ebrei (denominato Shoah) nel Giorno della Memoria, che si celebra il 27 gennaio, vogliamo ricordare anche 500.000 morti tra Rom e Sinti nei campi di concentramento nazisti noto come Porrajmos, divoramento.

È una giornata che vogliamo non fosse dimenticata e che ha coinvolto uomini, donne e bambini. Non è lontana, però, anche oggi dal sentire comune la discriminazione nei confronti di questo popolo, ancora non riconosciuto come minoranza: un popolo che, in Italia, conta 120.000 persone, di cui la metà sono minori. Persone spesso emarginate, sistemate fuori dai contesti urbani, nei cui confronti prevalgono stereotipi, luoghi comuni e pregiudizi.

La Giornata della Memoria ci aiuta a riflettere su questa minoranza mettendo al centro le persone. È di qualche anno fa lo studio di suor Carla Osella, pubblicato dalla Fondazione Migrantes sul genocidio dei Rom e Sinti (“Rom e Sinti: il genocidio dimenticato”, Tau editrice): un viaggio nei luoghi del genocidio Rom e Sinto, per non dimenticare “un popolo che vive e soffre nelle nostre città, non sempre riconosciuto nella sua storia e nel suo cammino”, dice oggi la Migrantes.

 

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